L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 gennaio 2021

L'Occidente sempre più nella morsa delle forze del multipolarismo che dalla Cina all'Africa premono contendendosi Spazio Vitale

Africa, entra in vigore l’area di libero scambio più grande del mondo

ECONOMIA /Emanuel Pietrobon
1 GENNAIO 2021

Oggi, 1 gennaio 2021, entra in operatività l’area di libero scambio più vasta del pianeta, l’Afcta (African Continental Free Trade Area), uno dei più importanti traguardi mai raggiunti dall’Unione Africana ed una pietra miliare nella storia dell’economia mondiale e del movimento panafricanista. Gravano sul successo dell’ambizioso progetto una serie di sfide e incognite, ma, se le parti agiranno come da accordi, l’Afcta potrebbe sancire l’avvio della graduale emancipazione del continente dalla storica condizione di sottosviluppo e conflittualità semi-permanenti.
I possibili effetti dell’Afcta

L’accordo istitutivo dell’Afcta, siglato il 21 marzo 2018 a Kigali (Ruanda), è entrato in vigore oggi, 1 gennaio 2021. L’area di libero scambio avrebbe dovuto aprire i battenti lo scorso luglio, ma l’esplosione della pandemia aveva convinto gli stati membri a posticipare l’inaugurazione. L’attesa si è rivelata utile agli scopi del progetto: la Nigeria, prima economia del continente e scettica della prima ora, l’11 novembre ha ratificato in extremis il trattato – il termine ultimo era il 5 dicembre.

All’AfCTA aderisce l’intero continente, con l’eccezione dell’Eritrea, costituendo l’area di libero scambio più estesa del pianeta: un miliardo e duecento milioni di consumatori, i quali, a partire da oggi, hanno accesso ad un mercato da tre trilioni di dollari.

Secondo un rapporto dell’African Export-Import Bank, la caduta delle barriere doganali sul 90% dei prodotti commercializzati dai Paesi membri, propedeutica alla libera circolazione di beni e servizi in tutta l’Africa, potrebbe contribuire a sbloccare oltre 84 miliardi di esportazioni intra-continentali – sino al 31 dicembre 2020 impedite dalla presenza di dazi ed altri meccanismi protezionistici.

Ottimismo è stato espresso anche dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa, secondo la quale, nella sola parte orientale del continente, l’accordo potrebbe determinare la creazione di più di due milioni di posti di lavoro e la generazione di profitti economici e sociali per un miliardo e ottocento milioni di dollari. Entro il 2022, inoltre, si stima che il commercio intra-africano possa aumentare del 52% rispetto ad oggi.

La Banca Mondiale, infine, ritiene che l’implementazione effettiva dell’accordo di libero scambio abbia il potere di liberare almeno 30 milioni di africani dall’estrema povertà e di aumentare il reddito del continente di 450 miliardi di dollari.

Le sfide

L’Afcta entra in vigore nonostante il mancato espletamento dei negoziati su una serie di argomenti, fra i quali la regole sull’origine dei prodotti e le concessioni tariffarie, e sullo sfondo delle perplessità manifestate da un profluvio di Paesi, come Kenya, Tanzania, Uganda e São Tomé e Príncipe. I dubbi sono legati alle capacità dell’Unione Africana di condurre ad un’armonizzazione effettiva e universale dei regimi doganali e tariffari – nel continente sono presenti otto blocchi economici regionali – ma riguardano anche gli ostacoli al commercio posti dalla presenza endemica di conflitti e da uno scheletro infrastrutturale sottosviluppato.

I blocchi economici, inoltre, essendo espressioni della potenza regionale di riferimento, non è detto che lavoreranno unitamente per il raggiungimento di un comune accordo nel nome di un presunto interesse panafricano. Ad esempio, la Comunità dell’Africa Orientale (Eac) e la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) gestiscono due unioni doganali separate e hanno un trascorso di incomprensioni e diffidenze che continua e continuerà a incidere sull’esito dei negoziati in sede di Unione Africana.

Il primo e più importante passo, comunque, è stato fatto: l’Afcta è realtà. Con essa, anche l’Africa, esattamente come l’Asia, può iniziare a credere nella possibilità di un secolo post-occidentale e all’insegna della prosperità e dell’indipendenza.

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