L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 gennaio 2021

Loro dicono che siamo in guerra, loro devono approntare un'economia di guerra affinché gli ultimi di tutte le comunità possono essere assistiti e accompagnati per superare questa crisi, voluta, cercata, perseguita caparbiamente, devastante che ancora non ha dispiegato completamente ed interamente la sua carica di distruzione e di morte

Ocse rottama austerità e dogmi su deficit e banche centrali: a Bruxelles (e a Roma) lo sanno?

4 gennaio 2021

Che cosa ha detto a sorpresa Boone, capo economista dell’Ocse, su deficit, debito e banche centrali indipendenti: un vero e proprio “rompete le righe” nei confronti dei sacerdoti dell’austerità (addirittura espansiva) in servizio permanente effettivo dal 2011. L’articolo di Liturri

Oggi è il 4 gennaio 2021. Ma potrebbe essere paragonabile all’8 settembre 1943.

Fatte le dovute proporzioni, le parole della capo economista dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e le sviluppo economico con sede a Parigi), Laurence Boone, in una conversazione col Financial Times, hanno l’effetto di un vero e proprio “rompete le righe” nei confronti dei sacerdoti dell’austerità (secondo alcuni, addirittura espansiva) in servizio permanente effettivo dal 2011 (se non proprio dal 1997).

Secondo la Boone, la crisi economica da Covid deve portare a un cambio di atteggiamento dei governi verso la spesa pubblica e il debito, e un rientro troppo rapido dei deficit verso i livelli pre-pandemia provocherebbe una “reazione popolare”.

Con la crisi si è aperto il vaso di Pandora, poiché “la gente chiederà da dove viene tutto questo denaro” ed i governi faticherebbero molto a spiegare perché non vengono adeguatamente aiutati coloro che sono in difficoltà.

La ricetta dell’economista è la seguente: spesa pubblica più elevata e tasse più basse fino a quando non si attenua l’impatto della crisi. Non bisogna ripetere l’errore del 2011-2012, quando fu imposto un sentiero di rientro troppo ripido dopo la crisi del 2008/2009, provocando una seconda recessione.

Bisogna abbandonare obiettivi numerici a breve termine per i deficit pubblici e perseguire obiettivi di sostenibilità a medio lungo termine, accettando un aumento del debito pubblico fino al ritorno alla normalità.

I governi devono assumere il ruolo primario di sostenere e stabilizzare l’economia, lasciando in secondo piano, in un ruolo di sostegno, le banche centrali. È il momento della politica di bilancio e quella monetaria ha quasi del tutto esaurito la propria efficacia. Oltretutto, fa notare la Boone, “non è sano avere le politiche di stabilizzazione solo a carico della politica monetaria gestita da persone indipendenti, responsabili ma non democraticamente elette”.

“La politica di bilancio ha effetti redistributivi ed è pensata per averne, anche la politica monetaria ha tali effetti, ma non è pensata a per averne. Il ruolo delle banche centrali dovrebbe essere di sorveglianza, affinché i governi non sostengano troppo la domanda, facendo salire l’inflazione. Per il resto, la funzione di promuovere la ripresa deve essere restituita dalle banche centrali ai governi”. Anche il concetto di sostenibilità del debito viene riscritto dalla Boone: “Il debito è sostenibile quando le persone hanno fiducia nelle istituzioni ed i responsabili politici manterranno ciò che hanno promesso”.

Solo poche righe di commento:
Poiché si tratta di cose ripetute alla noia da tanti economisti soprattutto negli ultimi anni, vien da chiedersi solo: perché proprio ora? Quando c’era da affossare l’Italia, tra 2011 e 2012, all’Ocse la pensavano diversamente e nessuno mosse un dito contro un’austerità suicida. Ora forse chi ha bisogno di politica di bilancio espansiva è una nazione il cui nome è di sette lettere, comincia con “F” e termina con “A”, confina con la Germania ad est ed è bagnata dall’Atlantico ad ovest e che in passato non ha esitato a decapitare il suo Re?
È giunto il momento di ripensare completamente il ruolo della Banca centrale. Plasmata da regole per un mondo che non c’è più, quello dell’inflazione degli anni ’80 e ’90.
È bene che qualcuno in Italia rifletta sul fatto che quelle regole distruttive sono solo sospese dalla Commissione Ue ed il loro rispetto costituisce l’asse portante delle condizioni per l’erogazione del Recovery Fund. Siamo proprio sicuri di mettere la testa in una simile trappola, quando tutti scappano via?

Nessun commento:

Posta un commento