L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 gennaio 2021

"Se notiamo il minimo errore da parte del regime sionista nei confronti della Repubblica Islamica, attaccheremo sia le basi missilistiche che, secondo loro, dovrebbero colpire l'Iran, e in tempi rapidissimi raderemo al suolo Haifa e Tel Aviv". Le pretese degli ebrei sionisti di dettare l'agenda ad un paese sovrano sono rimandate al mittente con gli interessi


Iran avverte lo Stato di Israele: "Al minimo errore raderemo al suolo Haifa e Tel Aviv"
© CC BY 4.0 / sayyed shahab-o- din vajedi / IRGC naval execise
06:37 28.01.2021URL abbreviato

Le dichiarazioni israeliane sull'inaccettabilità dell'accordo sul nucleare di Vienna hanno immediatamente generato una netta risposta da parte dell'Iran.

Un portavoce delle forze armate iraniane, il Brigadier Generale Abolfazl Shekarchi, ha ammonito Israele per le dichiarazioni giudicate troppo aggressive della giornata di ieri, quando il capo di Stato maggiore delle forze armate di Tel Aviv si era espresso in maniera contraria rispetto ad un possibile ritorno agli accordi sul nucleare di Vienna del 2015:
"Se notiamo il minimo errore da parte del regime sionista nei confronti della Repubblica Islamica, attaccheremo sia le basi missilistiche che, secondo loro, dovrebbero colpire l'Iran, e in tempi rapidissimi raderemo al suolo Haifa e Tel Aviv", è stato il monito Shekarchi.

Nella giornata di ieri il Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), Aviv Kohavi, ad una conferenza tenuta all'Istituto israeliano per gli studi sulla sicurezza nazionale ha dichiarato inaccettabile sia a livello strategico che operativo il Piano di Azione Congiunto Globale (PACG) in quanto tale accordo consentirebbe comunque all'Iran di ottenere la bomba atomica.

Il generale israeliano ha affermato di aver ordinato misure operative per impedire qualsiasi accordo del genere, sostenendo che "il ritorno all'accordo del 2015 o anche una sua versione migliorata sarebbe un cattivo affare dal punto di vista operativo e strategico".
Accordo sul nucleare iraniano del 2015 (PACG)

Il PACG (Piano d'azione congiunto globale) è stato firmato nel 2015 da Iran, Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, insieme all'Unione Europea.

L'Iran avrebbe dovuto ridimensionare il suo programma nucleare e ridurre drasticamente le proprie riserve di uranio in cambio dell’annullamento delle sanzioni.

Tuttavia, nel 2018 l'allora presidente americano Donald Trump ha annunciato il ritiro unilaterale dall'accordo, avviando la strategia di nuove, rigide, sanzioni nei confronti dell’Iran.

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