L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 gennaio 2021

Uganda e ingerenza degli Stati Uniti seguita dalla serva Euroimbecilandia

AFRICA

Sale la tensione tra Uganda e Stati Uniti sulle elezioni presidenziali

Il governo Kampala accusa gli Usa di tentare di rovesciare il risultato del voto dopo il tentativo di visita della ambasciatrice al leader dell’opposizione

di Redazione Esteri
19 gennaio 2021

(Afp)

Il Governo ugandese accusa gli Stati Uniti, paese alleato, di cercare di rovesciare il risultato elettorale delle presidenziali dopo che l’ambasciatrice americana a Kampala ha tentato di visitare il leader dell’opposizione che si trova agli arresti domiciliari dal giorno del voto. Il presidente uscente Yoweri Museveni, 76 anni, al potere dal 1986, è stato dichiarato vincitore con il 59% dei voti contro Bobi Wine, pop star, che ha ottenuto il 35 per cento. Il cantante, il cui vero nome è Robert Kyagulanyi, ha sempre denunciato la corruzione e il nepostismo del Governo ugandese.

Una campagna elettorale attarversata dalla violenza
Gli Stati Uniti sostengono i soldati dell’Uganda nella missione di peacekeeping dell’Unione Africana e hanno contribuito con 1,5 miliardi di dollari al sistema sanitario del paese negli ultimi tre anni. I rapporti da buoni alleati stanno però subendo un colpo in seguito alle contestate elezioni dove peraltro non sono stati ammessi osservatori degli Stati Uniti e dell’Unione europea perché il Governo ha negato gli accrediti. Durante la difficile campagna elettorale la polizia ha spesso interrotto i comizi di Wine e lo ha anche arrestato per violazione delle norme anti coronavirus. La protesta seguita al suo arresto ha provocato una strage quando le forze di sicurezza sono intervenute per disperdere i manifestanti uccidendo oltre 50 persone.

L’intervento dell’ambasciata
Wine e la sua National Unity Platform hanno rifiutato il risultato delle elezioni e hanno intenzione di presentare un ricorso ai giudici. Intanto il cantante è agli arresti domiciliari e lunedì 18 gennaio l’ambasciatrice statunitense Natalie Brown è stata fermata mentre si recava a trovarlo in un quartiere della periferia Nord della capitale. Secondo quanto detto in un comunicato dalla missione diplomatica, Brown voleva verificare «lo stato di salute e la sicurezza» di Wine. Dura la replica del portavoce del Governo, Ofwono Opondo: «Non ha alcun interesse nella visita. Quello che ha palesemente tentato di fare è immischiarsi nella politica interna ugandese, in particolate le elezioni, per rovesciare il risultato del voto e la volontà popolare». Inoltre, ha continuato il Governo, «Brown ha già causato problemi nei paesi dove ha lavorato in passato» e, ha concluso Opondo, «Il Governo la tiene sotto osservazione». La settimana scorsa l’ambasciata ha parlato di «azioni illegali» nel corso del voto - in particolare soppressione dei diritti della stampa e azioni di disturbo ai candidati dell’opposizione - che «rappresentano una tendenza preoccupante per la democrazia dell’Uganda».

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