L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 13 gennaio 2021

Una vera chicca, è stata presentare il video con il discorso del trumpista con le corna che si rivolge ai venezuelani, esortandoli a liberarsi dal chavismo e dal comunismo che la setta QAnon considera responsabili di tutti i mali…

10 Gennaio 2021 23:36

Venezuela. L’ironia del capitano contro i fossili della democrazia borghese

Geraldina Colotti


Il programma di Diosdado Cabello, Con el Mazo Dando, da anni consente un’immersione in diretta nella realtà venezuelana. Chiunque abbia avuto occasione di vivere l’esperienza dal vivo, non può che convenirne. Lo hanno constatato gli invitati internazionali, le centinaia di organizzazioni, collettivi, singole e singoli che ogni mercoledì hanno partecipato al programma nei diversi punti della capitale o del paese dov’è stato girato.

Informazione, storia, analisi della congiuntura, vengono intrecciate dal capitano con acume e ironia. La squadra che lo accompagna coniuga efficacemente le leve della comunicazione rendendo accattivante il prodotto sia ai nati nel secolo scorso, sia alle giovani generazioni. A loro, Diosdado dedica sempre un’attenzione speciale, ricevendone in cambio affetto e riconoscimento, evidentissimi nei giorni in cui venne colpito dal covid e il popolo venezuelano ha riempito la rete di messaggi beneauguranti.

Autentico e diretto, il capitano affronta le questioni a viso aperto, e anche i nemici della rivoluzione glielo riconoscono, visto che seguono puntigliosamente il suo programma. Ogni volta, i detrattori cercano appigli per denigrarlo, ma i loro argomenti si trasformano regolarmente in un boomerang. La parte più graffiante del Mazo, è infatti quella nella quale, attraverso video e citazioni, Diosdado si burla delle diatribe interne della destra, mostrandone le vere motivazioni e i veri interessi.

Una ricerca tematica dei discorsi di Hugo Chavez, serve poi a supportare gli argomenti affrontati in ogni puntata, consentendo una retrospettiva coerente, ancorché complessa, del cammino compiuto dalla rivoluzione bolivariana. E c’è una differenza abissale con i programmi pretesi popolari, che si vedono sugli schermi dei paesi capitalisti, il cui compito è quello di intorpidire il senso critico e non di stimolarlo.

Con Diosdado si ride, si canta, e si riflette. Si celebrano le date storiche che hanno punteggiato la lotta di classe nei vari paesi, e che i vincitori vorrebbero cancellare o addomesticare. Un format che aveva come punto forte la partecipazione massiccia al programma dei vari settori della società venezuelana, e l’interazione con il pubblico, e che mostrava così la cifra principale della rivoluzione bolivariana.

L’insorgere della pandemia ha evidentemente obbligato a un cambio di marcia che ha richiesto progressivi aggiustamenti. Tuttavia, seguendo la prima puntata del 2021, la N. 325, e confrontandola con quella dell’anno prima, il 6 gennaio del 2020, l’unico rimpianto è quello di non vedere le bandiere rosse, i visi sorridenti, la Forza Armata Nazionale Bolivariana “antioligarchica e antimperialista” che saluta a pugno chiuso. Per il resto, questa puntata dedicata all’assunzione d’incarico del nuovo Parlamento venezuelano, ha tenuto sempre alta l’attenzione dei telespettatori, commentando gli avvenimenti interni e quelli di carattere internazionale.

L’hashtag #briza bolivariana 2021, ha riassunto i contenuti della puntata, dedicata al risveglio dei popoli, tema con il quale Diosdado, che ora guida il blocco chavista nella AN, ha aperto il suo intervento nell’emiciclo. Le immagini provenienti dagli Stati Uniti, relative all’assalto al Congresso dei fan di Trump, hanno fatto da contraltare e da filo conduttore al ragionamento: “Ecco a che punto avrebbero voluto portare il nostro paese – ha detto Diosdado – riferendosi alle politiche golpiste dei burattini dell’imperialismo in Venezuela”.

Poi, ricordando le affermazioni di quanti, come Marco Rubio, hanno commentato l’assalto definendolo “da Terzo Mondo”, ha puntualizzato: “No, signori, i nostri popoli non sono violenti, i popoli poveri non sono violenti, la violenza la porta l’imperialismo. Il Terzo Mondo sta nel vostro cervello, se ne avete uno”. 

Una vera chicca, è stata presentare il video con il discorso del trumpista con le corna che si rivolge ai venezuelani, esortandoli a liberarsi dal chavismo e dal comunismo che la setta QAnon considera responsabili di tutti i mali… Non ci stupiremmo, ha detto sarcastico Diosdado, se accusassero Maduro, come altre volte in passato, di finanziare l’attacco alla “democrazia” USA: “un sistema malato, che per sostenersi deve rubare ai più piccoli, che continua a sottostimare i popoli, e produce simili reazioni suprematiste, da parte di chi si crede superiore per il colore della pelle”.

La cura per il suprematismo? Potrebbe essere un buon libro, ha detto il capitano, ma purtroppo le buone letture non si possono iniettare con una siringa… E quando l’ottusità si sposa con interessi criminali, come nel caso del governo di Ivan Duque, in Colombia, si arriva al punto di escludere dal vaccino i migranti venezuelani perché sono in situazione irregolare.

Il governo colombiano è responsabile di massacri e ruberie. Eppure, il golpista Leopoldo Lopez si fa ospitare nel programma del presidente colombiano per tesserne le lodi, e per lanciare altre accuse contro la rivoluzione bolivariana. Il loro intento è quello di spillare sempre più denaro, ha denunciato Diosdado, presentando le dichiarazioni di Duque e di Lopez su ulteriori richieste di aiuti all’Unione Europea. E poi ha chiesto: qualcuno degli oppositori ha mai visto il denaro che, sulla carta avrebbe dovuto essergli destinato?

Da qui esilaranti video nei quali le varie componenti dell’opposizione si scambiano accuse virulente a proposito del bottino, e della loro inconcludenza, chiamandosi “fossili” oppure “monconi congelati di gorilla”. Da qui, puntuali smascheramenti del discorso di “Juanito Alimaña”, che farfuglia di democrazia e rispetto della costituzione, quando tutti i suoi atti – dall’autoproclamazione, al tentato golpe del 30 aprile, alla richiesta di invasione armata del paese – sono andati in senso opposto.

#Brisa Bolivariana 2021. Nei 200 anni dalla battaglia di Carabobo. Dal lato chavista, ci si prepara alle sedute e agli obiettivi del nuovo Parlamento. La maggioranza degli eletti del PSUV è composta da giovani sotto i quarant’anni, alla loro prima esperienza parlamentare. Per quasi la metà si tratta di donne. Diosdado ha richiamato l’intervento della deputata e giornalista Desirée Santos Amaral, che ha messo in guardia sul pericolo di un ritorno del machismo. Poi, la voce di Chavez risuona. Risuonano i suoi discorsi davanti al Parlamento o all’apertura dell’anno giudiziario, chiarissimi circa il percorso intrapreso dalla rivoluzione bolivariana.

#Brisa bolivariana 2021.
(Articolo per il Cuatro F)

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