L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 gennaio 2021

Wall Street sotto attacco gli avvoltoi possono piangere

GameStop, ecco come Robin Hood si è vendicato a Wall Street

28 Gennaio 2021, 14:19 | di Ugo Bertone | 1

Un rialzo del 1700% in tre settimane ha messo sotto scacco la finanza dei grandi broker con la tecnica dello short squeeze.E l’approvazione di Elon Musk. Chi sono i nuovi trader, le piattaforme e gli strumenti digitali che possono far scattare la trappola sui mercati



A prima vista sembrava un gioco da ragazzi, un modo sicuro per fare soldi a danno di creduloni illusi di aver trovato “il titolo giusto”. In realtà, complice la tecnologia e l’abbondante liquidità in circolazione a prezzo quasi zero, si è rivelata una trappola infernale dall’esito imprevisto: milioni di Robin Hood scatenati sui listini hanno avuto la meglio sullo sceriffo di Nottingham. Per ora almeno. Ma procediamo con ordine.

Che cosa ha provocato, nel giro di tre settimane, l’aumento del titolo GameStop del 1.700%? Difficile spiegarlo, secondo logica. GameStop è una catena di negozi fisici che vende videogiochi, nuovi e usati. Insomma, una cosa da old economy dai bilanci in rosso, destinata ad esser spazzata via da Internet come Blockbuster. La preda ideale per i venditori allo scoperto, gli sciacalli che vanno a caccia di prede facili. Il gioco consiste nel prendere a prestito i titoli per venderli allo scoperto per poi riacquistarli ad un prezzo più basso.

Ma su GameStop (e non solo) è successo un fatto nuovo. Il titolo, il più venduto allo scoperto nel 2020 fino al 140% del flottante (un’azione può essere shortata più volte) è diventata, complice il basso valore facciale e l’azzeramento delle commissioni da parte dei broker, uno degli investimenti preferiti dai piccoli speculatori che possono puntare cifre davvero minime e possono contare sui passaparola dei social oltre che sul tempo libero consentito dalle restrizioni del lockdown.

Un vero e proprio esercito che si raduna dietro le insegne dei social: in particolare la chat room Reddit r/wallstreetbets, con 2 milioni di iscritti che vanno alla ricerca di titoli trascurati ingiustamente, azioni “rimaste indietro” che nascondono per gli specialisti delle dritte veri e propri tesori da mettere in luce scagliando frecce nella foresta di Sherwood, ovvero comprando azioni call, cioè contratti che danno la facoltà ma non l’obbligo di sottoscrivere azioni a un dato prezzo di esercizio ed entro una certa data.

Che succede quando tanti piccoli Robin Hood (gli iscitti a Reddit sono più di due milioni) comprano opzioni il cui prezzo di esercizio è molto più elevato delle quotazioni correnti, cioè deep-out-of-the money, e ascadenze piuttosto brevi? Il prezzo delle opzioni sale, se il venditore è costretto a “ricoprirsi” prima della scadenza del contratto. Ed è quello che è successo: le opzioni su GameStop mercoledì sono state prestate per far fronte alla scadenza dei contratti ad un tasso del 23,6%, contro interessi per i prestito titoli che normalmente oscillano tra l’1 e il 2 per cento. Si crea quello che in gergo si chiama short squeeze. Cioè, letteralmente, i venditori allo scoperto vengono spremuti come come limoni.

E’ quel che è successo a Melvin Capital, un grande e stimato hedge salvato dal disastro dall’intervento di due big del mercato. Ma nell’ultimo anno il fenomeno ha provocato perdite per 5 miliardi di dollari ai venditori allo scoperto. E martedì scorso a giubilare per la disfatta dei venditori è stato nientemeno che Elon Musk che in un tweet ha esultato commentando “Gamestonk!!”.


Il fenomeno non riguarda solo Game Stop. Qualcosa del genere si sta verificando su Nokia o altri nobili decadute, come Blackberry. Senza che la Sec abbia finora individuato un motivo per intervenire. E’ il mercato, insomma, che si sta vendicando dei vari inghippi per costringere i prezzi nei binari voluti dalle banche centrali.

https://www.firstonline.info/gamestop-ecco-come-robin-hood-si-e-vendicato-a-wall-street/

Nessun commento:

Posta un commento