L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 4 febbraio 2021

Arriva l'onda dell'incarico allo stregone maledetto

Rinascita, il pentito a sorpresa si rifiuta di rispondere

Di Argentino Serraino 
3 Febbraio 2021

Il pm della Dda Antonio De Bernardo: “La Procura prenderà i provvedimenti del caso”. Data notizia, tra l’altro, della morte di Giuseppe Scriva


Salvatore Schiavone, 45 anni di Nicotera, ha iniziato a collaborare con la giustizia nel 2019. È uno dei pentiti che la Dda di Catanzaro ha convocato come testimone nel procedimento Rinascita Scott. A sorpresa però, questo pomeriggio, il 45enne – nell’aula bunker di Lamezia Terme – ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Dopo la domanda, di rito, del presidente del collegio giudicante Brigida Cavasino, Schiavone ha detto chiaramente “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. A quel punto il silenzio è sceso nell’aula bunker e, dopo un primo momento di tentennamento, il giudice Cavasino ha riformulato la domanda per essere sicura di aver capito bene. “Quindi non vuole rispondere?” “No”.

“La Procura prenderà i provvedimenti del caso”. Il collaboratore ha quindi deciso di tirarsi indietro nonostante una prima disponibilità data alla Procura, tanto che quando il sostituto procuratore Antonio De Bernardo ha confermato al giudice, inevitabilmente, di poter congedare il testimone, ha aggiunto “la Procura prenderà i provvedimenti del caso”. La possibilità di non rispondere, per Schiavone, deriva dal fatto che è stato convocato in qualità di persona imputata in procedimento connesso e, per questo, il diritto alla difesa gli consente di rimanere in silenzio.

Il decesso di Giuseppe Scriva e i “non ricordo”. Giornata non particolarmente “fortunata” dal punto di vista dei testimoni. Gli altri due convocati, infatti, erano Giuseppe Scriva e Giuseppe Tripodoro. Il primo non ha potuto rispondere in quanto, è stata data notizia in aula, è ormai deceduto. Il secondo invece, vista l’età (82 anni), ha creato non pochi problemi pratici. Sia a causa delle difficoltà a comprendere le domande, sia per problemi di udito, sia per la memoria che non è spesso venuta in soccorso del testimone. L’interrogatorio è quindi stato scandito dai diversi “non ricordo…” e “può ripetere la domanda…”. Dopo tante fatiche l’esame del pentito è però terminato con una risata quando, alla domanda se si ricordasse il sesso di un bambino, Tripodoro ha risposto: “Solo quando nascono i figli miei guardo se sono maschio o femmina”.

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