L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 febbraio 2021

Biden, lo statunitense che lotta contro il terrorismo chi sul campo ha veramente lottato contro i MERCENARI pagati dall'Occidente per portare morte e distruzione in Siria. Questo metodo è molto ma molto convincente

Vi spiego le mosse Usa fra Siria e Iran. Parla l’amb. Sanguini

Di Gabriele Carrer | 26/02/2021 - 

Armando Sanguini, già ambasciatore in Tunisia e in Arabia Saudita, spiega perché il raid di questa notte in Siria è un messaggio di Biden a Teheran

Saudita, commenta al telefono con Formiche.net i raid effettuati nelle notte dagli Stati Uniti in Siria. Attacchi che “hanno distrutto diverse strutture al confine, utilizzate da una serie di milizie filo iraniane”, come ha precisato il portavoce del Pentagono John Kirby. Quello che arriva da Washington, ha continuato Kirby, è “un messaggio inequivocabile: il presidente Biden agirà per proteggere il personale della coalizione americana. Allo stesso tempo- abbiamo agito in modo deliberato puntando a calmare la situazione sia nella Siria orientale e sia in Iraq”.

Secondo l’ambasciatore Sanguini “l’Iran sta ricevendo segnali diversi dagli Stati Uniti: di disponibilità a un nuovo accodo sul nucleare a patto che la discussione includa anche i temi missilistici e le infiltrazioni iraniane nella regione”. Inoltre, “Biden tiene a rassicurare anche l’Arabia Saudita”, spiega l’ambasciatore osservando il clima in cui il raid è avvenuto: quasi contemporaneamente a un colloquio telefonico tra il presidente Biden e il re saudita Salman; nei giorni in cui gli Stati Uniti rendono pubblico un report di intelligence che incolpa l’erede al trono Mohammed Bin Salman di essere in qualche modo il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.

La direzione intrapresa da Biden è figlia anche del lavoro svolto negli ultimi quattro anni dall’amministrazione di Donald Trump, prosegue Sanguini. “Non c’è dubbio che il presidente farà il possibile per consolidare gli Accordi di Abramo e ampliarne l’orizzonte. Il primo obiettivo è creare un cordone sanitario del mondo arabo-sunnita e non solo nei confronti dell’Iran. Il secondo è la lotta al terrorismo. Il terzo è la difesa dei diritti umani, su cui può permettersi di alzare la voce anche grazie al fatto che si è trovato in eredità vendita multimiliardarie di armi su cui far leva e che difficilmente revocherà”.

L’ambasciatore si dice “convinto” che Biden cercherà di far aderire a queste sue posizione l’Unione europea. “L’Unione europea, però, deve sanare una ferita aperta che continua a creare danni dopo la Libia, la Siria e l’Iraq: il fatto che alcuni Stati membri che possiamo considerare ‘protagonisti’, come la Francia, non sopportino l’idea che l’Alto rappresentante detti la linea”, continua Sanguini. E lo fa sottolineando poi l’urgenza di un nuovo dibattito europeo attorno alla politica europea per l’area Mena. Un dibattito che declinato sull’Iran, rispetto al precedente, possa includere non soltanto la questione nucleare ma anche quella missilistica e quella relativa alle infiltrazioni in Medio Oriente.

“L’Unione europea sta facendo la sua parte per convincere Stati Uniti e Iran a sedersi al tavolo dei negoziali: riuscirci sarebbe già di per sé un successo diplomatico”, aggiunge il diplomatico. Che conclude con un’osservazione: “Guardiamo ciò che accade in questa fase ai 5+1. Da una parte l’Occidente sotto scacco, dall’altra Russia e Cina che stanno a guardare per approfittarne: la prima di spazi in Medio Oriente, la seconda per allargare la sua influenza commerciale”.

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