L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 febbraio 2021

C'era una volta uno Stato fondato sulle assemblee del popolo, con due milioni di immigrati e senza un emigrato, un benesserre economico e un'uguaglianza sociale senza confronti nella regione e anche in molti paesi industrializzati

Il mondo nuovo: fuori Gheddafi, dentro Draghi

di Fulvio Grimaldi
18 febbraio 2021

10 anni dall'uccisione della Libia e di Gheddafi

Alla chiacchierata su migranti, motivi e obiettivi, aggiungo qualche riflessione su Gheddafi e sul perchè, ai suoi tempi, nessun "povero libico perseguitato" (e pochi altri) fosse mai fuggito a Lampedusa, mentre gli studenti libici studiavano gratis in mezzo mondo. L'11 febbraio 2011, a Bengasi, con l'assalto armato dei soliti mercenari jihadisti di USA e Nato a caserme e stazioni di polizia, iniziò l'ennesima, cosiddetta "primavera araba", stavolta contro il popolo libico e la sua sovranità. Terminò, dopo otto mesi di resistenza, guidata fino alla sua morte da Muammar Gheddafi, padre dell'indipendenza libica, con la totale frantumazione del paese più prospero dell'Africa e del mondo arabo.

Alligatori e lucertole

Sotto la tunica, il Messia non è che un altro cravattato, alla Ciampi, Dini, Amato, Prodi. Dirige un governo Rothschild, fatto da un nucleo di sicari della monarchizzazione globale, con un contorno di nullità innocue (PD-6Stelle) a fingere politica.

Non è l'illusoria "tigre di carta" del grande Mao e se Draghi è considerato un alligatore, è solo perchè si è circondato di lucertoline e anfibi minori. Magari ora sta all'ultimo gradino prima del Colle (sempre che Mattarella gli ceda il posto), ma da Francoforte a Roma è stata una bella discesa. In banca al suo orecchio sussurravano la massoneria reale britannica e poi la Cupola tecno-bio-finanziaria, il cui spicchio italico è chiamato a rafforzare con i famosi quattro o cinque pilastri tecnici. Ma ora è anche tenuto ad ascoltare le lobby. Quelle sempiterne dei mercatini domestici: Confindustria, sottobosco speculativo cattolico, grandoperisti e, nei punti di minore visibilità (gabinetti, consulenze, servizi, segretariati), mariuoli, maneggioni e spioni, garanti degli storici rapporti sottocoperta.

Date queste basi, è chiaro che la Fiducia gli viene data sulla fiducia. Senza che abbia mai detto un'acca sul programma, i topini ciechi corrono ad assaggiare il formaggio. Si sa che ciò che conta, nella scelta dei banco-tecnocrati (Ciampi, Dini, Monti, Draghi) imposti dall'apposita "crisi", è indebolire la democrazia attraverso l'annichilimento del parlamento e l'obsolescenza del voto. Sarà più facile così distribuire a chi conviene, subito, le grandi risorse UE in arrivo e, nel medio termine, grazie ai debiti che graveranno su ogni velleità, arrivare al Nuovo Orfdine Mondiale.

L'ecotecnocrate del Green

La pietra angolare del nostro spicchio di Cupola si chiama Cingolani Roberto. Coerentemente coi suoi trascorsi tecnocratici e robotici, viene spedito a quel "Superministero della Transizione Ecologico-energetica" con cui Grillo ha chiesto di spegnere la stella "Ambiente" delle Cinque originarie. Il supertecnocrate del Superministero era il capo dell'Istituto Italiano di Tecnologia e del renzissimo Human Technopole, da erigere sulle ceneri della Fiera di Milano. Riceveva dallo Stato 100 e poi 150 milioni all'anno, da destinare alla ricerca, di cui, però, per la grande ira della senatrice a vita Elena Cattaneo, biologa, ben 450 milioni sono finiti nella tranquillità delle banche, a produrre interessi. L'ideale per un superministro del superministero dell'ambiente.

Mettere il nostro nuovo premier, non eletto, in capo a un parlamento onnicomprensivo e in fregola di sudditanza, ove chiunque obietti è messo all'indice, o alla colonna infame, signfica che siamo entrati, col vento dei partiti in poppa, nell'era del totalitarismo. Come ci si copre il culo? Dando la caccia a fascismi fantasma. Porre un salvatore della patria così a confronto con uno come Muammar Gheddafi, gli conferisce la vera statura, diciamo, umana. Che c'entra? C'entra con la parte dell'intervista di "comedonchisciotte" in cui ci si occupa di migrazioni "provocate da persecuzioni e dittature".

C'era una volta uno Stato fondato sulle assemblee del popolo, con due milioni di immigrati e senza un emigrato

Muammar Gheddafi, giovane ufficiale ispirato dalla rivoluzione panaraba di Gamal Abdel Nasseri in Egitto, nel 1979 rovescia il potere coloniale britannico del fantoccio reale Idris. Esprimendo la volontà di riscatto del panarabismo arabo, laica e socialista, a spese della quinta colonna dei Fratelli Musulmani al rifuto del modello capitalista occidentale unisce l'impegno per l'indipendenza e l'autodeterminazione. Organizza la società sulla base della democrazia diretta, come formulata dalla "Terza Teoria" nel suo "Libro Verde". Senza rivestire cariche formali, rimane padre della patria e leader idologico e morale fino al giorno del suo assassinio, ordinato dagli USA e, nello specifico da Hillary Clinton, che ne affida l'orrendo linciaggio a sicari jihadisti e sudamericani. I proventi del petrolio, gestiti a favore della popolazione, assicurano ai libici, ridotti alla miseria e al sottosviluppo dai colonialisti italiani e britannici, un benesserre economico e un'uguaglianza sociale senza confronti nella regione e anche in molti paesi industrializzati.

Ancora oggi, i governi e i media, memori di un esempio di nazione che, unita alla sua guida, ha sconfitto la Quinta Colonna coloniale dei Fratelli Musulmani, si accanniscono sul liberatore della Libia. Serve anche come foglia di fico sui crimini che hanno fatto letteralmente a pezzi un popolo civile e prospero. Persistono a rappresentare Gheddafi nelle forme diffamatortie più grottesche: dittatore sanguinario, torturatore, lussurioso e arraffatore di ricchezze, affamatore del popolo, cui avrebbe negato diritti, salute, istruzione. Un esempio di questi giorni, particolarmente ributtante, degno del giornalismo all'italiana, ha imbrattato due pagine del " Fatto quotidiano", quotidiano affetto da patologico suprematismo atlantista.

Un cattivo esempio da obliterare

La Libia libera di Gheddafi, al quale nessuna delle accuse diffamanti è applicabile, ha perfino saputo neutralizzare, accanto ai ripetuti bombardamenti angloamericani dagli anni '80, il tentativo britannico di giustificare un'aggressione grazie all'episodio di Lockerbie. Un Boeing Pan-Am venne abbattuto sopra Lockerbie in Scozia. Della evidente False Flag venne attribuito la colpa a due cittadini libici, presunti mandatari di Gheddafi. I successivi processi terminarono, dopo anni di propaganda, con l'assoluzione ordinata da un giudice britannico, che definì inchiesta e accuse "un'aberrazione giudiziaria".

Gheddafi, realizzando "l'ottava meraviglia del mondo" con la rete di acquedotti da un mare fossile sotterraneo, assicurò, unico in Africa, acqua potabile a tutti i suoi cittadini e agricoltori. Riunì in nazione moderna e stabile, con la piena emancipazione delle donne (ora schiacciate dalla sharìa della Fratellanza),.le varie componenti tribali del paese, garantì sanità e istruzione di ogni grado gratuite e benessere attraverso la distribuzione diretta alle famiglie della ricchezza patrolifera. Ogni famiglia era dotata di casa, lavoro, vettura, ogni coppia veniva dotata, al momento del matrimonio, di un sussidio idoneo ad avviare la propria vita famigliare.

Neocolonialismo contro un'Africa unita

Insopportabile per i progetti di recupero colonialista delle grandi potenze, era soprattutto la politica di unità continentale proposta e in parte realizzata da Gheddafi per l'Africa. Una Banca comune degli Investimenti, una valuta unica che la sottraesse al ricatto del dollaro, strutture economiche e sociali integrate. Come poteva, nel mondo dei draghi e di altre figure mostruose, essere lasciato sopravvivere una simile Libia, un tale leader? A distruggerli furono messi in campo i soliti tagliateste dell'Islam mercenario dell'Occidente."Il Fatto Quotidiano", preceduti dalla "comunista" Rossana Rossanda, nobilitarono in "rivoluzionari", il terroristi oscurantisti e sanguinari assoldati dall'imperialismo.

Di fronte ai 10 anni trascorsi dall'uccisione di Gheddafi e della sua Libia, le oscenità giornalistiche, con le quali si ammette ipocriticamente lo scempio compiuto dai propri sponsor, si perpetuano nel presente. Stavolta, a sostegno di un Quisling, Fratello Musulmano golpista, a Tripoli, che garantisca il ruolo disgregatore delle bande terroriste jihadiste e, con il campione Nato neottomano Erdogan, il blocco all'unica liberazione possibile. Quella del generale Haftar e delle tribù che lo sostengono insieme all'Egitto e alla Russia.

Hillary Clinton, che si sganasciò in Tv all'apprendere del linciaggio di Gheddafi, e la fu Rossana Rossanda, che all'americana fornì la ragione politico-morale per tale giubilo, gioieranno, nei rispettivi luoghi di abominio, del fatto che i poteri responsabili della sorte della Libia si siano oggi presi direttamente cura della dirimpettaia Italia.

"Il manifesto" celebra le sue due sante patrone.

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Qui intervista a "Come Don Chisciotte" sull'Operazione Migranti, le"dittature", i "diritti umani" e la ciccia e la fuffa nel regime, Italia commissariata: da immunizzare al Covid, o alla politica?:


E, per tirarci un po' su:

https://youtu.be/niGWmNEX3U4 Dopo una settimana di manifestazioni e scontri nelle maggiori città olandesi, il Tribunale dell'Aja cancella come ingiustificato le misure restrittive del governo. La lotta vince.

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