L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 7 febbraio 2021

Ci toseranno anche sulle case dove abitiamo e sarà lo stregone maledetto

Patrimoniale? Italiani tartassati e beffati. La versione di Giacalone

Di Davide Giacalone | 07/02/2021 - 


Ogni tanto rispunta fuori la patrimoniale e tutte le volte, sembra che in Italia non esistano già. Invece ne abbiamo quattro dichiarate e altre camuffate. Due meriterebbero oggi un approccio diverso. Il commento di Davide Giacalone

Ogni tanto rispunta fuori la patrimoniale. Vuoi con la buona intenzione di riordinare il sistema fiscale, che di riordino avrebbe bisogno, vuoi con la cattiva di rincorrere la spesa improduttiva, vuoi con la sciocca di fare demagogia, nel qual caso gli evocatori si dividono in favorevoli, perché i ricchi devono pagare, e in contrari, perché a pagare sono sempre gli stessi, in ogni caso, ogni volta, sembra che in Italia non esistano le patrimoniali. Invece ne esistono quattro dichiarate e altre camuffate. Due meriterebbero oggi un approccio diverso.

Una è l’Imu, che si paga sugli immobili, con esclusione della prima casa, la seconda è la Tari, che dice di essere una tassa per lo smaltimento dei rifiuti, nella realtà è un’imposta patrimoniale, calcolata in base ai metri quadrati di case e uffici. L’una e l’altra prevedono, senza entrare qui nel dettaglio, forme di attenuazione o esenzione, ad esempio relativamente a immobili inagibili, o non abitati, non utilizzati, ceduti in comodato a parenti e altro. Orbene, veniamo da un anno in cui nelle seconde case non si è potuti andare e in cui gli uffici sono rimasti in gran parte vacanti. Il diritto di proprietà resta inalterato, ma il diritto d’uso di tale proprietà è stato mutilato. Così come, del resto, la casa dove non sei potuto andare o l’ufficio che non ha i potuto frequentare non ha prodotto la spazzatura di prima. Sarebbe saggio tenerne conto, nel chiedere ai cittadini di pagare.

Anche perché, altro tema che ricorre, si parla di “pace fiscale”, avendo il pudore di non dire “condono”, e rifà spesso capolino l’idea di venire incontro a chi, ben prima della pandemia, non pagò il dovuto. Sarebbe davvero singolare non si pensasse prima a chi è obbligato a versare il non dovuto, perché non utilizzato.

Infine: so bene che quei tributi alimentano la cassa e tutto mi passa per la testa tranne mettermi a imitare i demagoghi fiscali, ma a parte che si paga più volentieri quando non si ha l’impressione che i propri soldi servano ad alimentare spese propagandistiche, almeno si riconosca a uffici, imprese e famiglie d’essere ora doppiamente vittime: di non avere potuto utilizzare e di dovere pagare come se lo avessero fatto. D’essere stati banditi e di restare tassati.

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