L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 febbraio 2021

Cosa nasconde questo continua parlare d'inflazione in MANCANZA d'inflazione? Questa dipende si dalla notevole massa circolante di moneta ma anche tra l'equilibrio che si viene a creare tra DOMANDA e OFFERTA e quest'ultima ancora è sovrabbondante

Inflazione in rialzo nell’Eurozona, proseguono le vendite sui Btp

Le rassicurazioni di Lagarde sull’andamento dei programmi della Bce non aiuta i timori per uno shock dell’inflazione. EUR/USD in calo in attesa di Powell

Fonte: Bloomberg

Liliana Farello | Financial Writer, Italy | Data di pubblicazione: Martedì 23 Febbraio 2021 15:59

Continuano a salire i rendimenti dei titoli di stato europei, sulla falsariga di quanto sta già accadendo da settimane ai Treasuries statunitensi. A spingere le vendite sui Btp e sui Bund tedeschi, stamattina, il dato sull’inflazione dell’Eurozona, che a gennaio è balzata ai massimi da 11 mesi.
Inflazione Eurozona, cosa dicono i dati?

Stamattina alle 11:00 l’Eurostat ha pubblicato i dati relativi all’indice dei prezzi al consumo di gennaio per la zona euro. L’inflazione si è assestata allo 0,9% anno su anno, mentre rispetto al mese precedente ha osservato comunque un rialzo, sebbene più contenuto, fermandosi allo 0,2%.

Il dato annuale è in linea con le attese del consensus e segna un balzo in avanti rispetto al mese di dicembre, quando l’inflazione era scesa dello 0,3%. Rallenta invece mese su mese – a dicembre 2020 era ferma allo 0,3%.

Era dal marzo del 2020 che non si registravano livelli così alti. Al tempo, proprio nei giorni in cui il coronavirus si manifestava in tutta la sua gravità, l’inflazione era arrivata a salire dell’1,2%, in rialzo rispetto alle aspettative degli analisti che avevano previsto un rialzo fino allo 0,8%.

Da settembre 2020, l’inflazione ha registrato livelli negativi – fino al dato di oggi. Ma l’aumento dell’inflazione, seppur indice di salute dell’economia (prezzi troppo bassi si traducono in ricavi ancora più bassi per imprese e aziende, con ripercussioni sul tessuto economico), nasconde anche minacce.

Rischi inflazione: l’effetto covid

Il recente aumento dell’inflazione è il risultato di mesi di forti immissioni di liquidità su mercato. È quello che nell’Unione Europea sta facendo la Banca centrale di Francoforte: proprio ieri la governatrice della Bce, Christine Lagarde, intervenendo alla conferenza parlamentare europea sulla governance economica ha di fatto tentato di lanciare un messaggio incoraggiante:

“La pandemia non è ancora finita e l'allineamento delle politiche senza precedenti” della risposta pubblica alla crisi (a partire dalla politica monetaria e dalla politica fiscale) “continuerà a essere un imperativo per quello che ci aspetta”, ha detto Lagarde. E ha proseguito parlando delle politiche messi in atto dalla Bce in risposta alla crisi, dichiarando che debbano “continuare a rafforzarsi a vicenda nell'affrontare due sfide comuni: proteggere l'economia e successivamente trasformarla”.

Il tentativo di rassicurare gli investitori in debito pubblico non sembra essere stato troppo efficace. Oggi il rendimento del Btp decennale viaggia in rialzo dello 0,670% mentre quello dei Bund tedeschi scende dello 0,2870% (stamattina era a -0,325%).

A spingere le vendite sui titoli di stato (il prezzo è inversamente proporzionale ai rendimenti: puoi approfondire il funzionamento dei tassi di interesse con IG), i timori di un picco dell’inflazione, in seguito all’azione della Banca centrale europea, cui possa seguire un aumento dei tassi di interesse da parte delal Bce.

Secondo il bollettino periodico sull’andamento del programma di acquisto asset in funazione anti-pandemica, sempre ieri la Bce ha comunicato di aver acquistato, nella settimana dall’11 al 17 febbraio, titoli di stato per 22,5 miliardi di euro nell’ambito del programma di quantitative easing, mentre sono 17,2 miliardi i titoli aggiuntivi acquistati sotto il programma Pepp (Pandemic Emergency Purchasing Program).

Quali conseguenze per l’andamento dell’euro-dollaro?

In questo contesto, gli investitori restano in attesa della testimonianza del numero uno della Fed Jerome Powell di questo pomeriggio. Gli operatori si aspettano che nella testimonianza odierna Powell ribadisca l'impegno dell'istituto centrale a mantenere una politica ultra accomodante fin quando sarà necessario per far salire l'inflazione.

L’attesa e l’aspettativa per le parole di Powell fa virare al rialzo il dollaro, con il Dollar Index che avanza dello 0,28% a quota 90,23. Deboli dunque i cambi con le maggiori valute europee: nonostante il dato sull’inflazione, l’euro-dollaro viaggia in calo e scivola a quota 1,2137.

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