L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 febbraio 2021

E' un fatto che la Cina sia l’unico grande Paese che ha continuato a crescere anche durante la crisi e, quindi, è destinato a rimanere un partner commerciale molto importante. La conferma indiretta che il Grande Cambiamento è stato voluto solo dall'Occidente

La Cina scavalca gli Usa e diventa il primo partner commerciale Ue. E ora?

Di Gabriele Carrer | 17/02/2021 - Esteri


L’Eurostat certifica il sorpasso sugli Usa: nel 2020 la Cina è stato il primo partner commerciale dell’Ue. Enrico Fardella e Giorgio Prodi, esperti del T.wai, spiegano com’è successo e che cosa significa (ora che c’è Biden)

Gli ultimi dati pubblicati dall’Eurostat rivelano che nel 2020 la Cina è diventato il principale partner commerciale dell’Unione europea, una posizione a lungo occupata dagli Stati Uniti. Le importazioni di 27 dalla Cina nel 2020 sono cresciute del 5,6% su base annua arrivando a 383,5 miliardi di euro, mentre le esportazioni sono cresciute del 2,2%, arrivando a 202,5 miliardi di euro. Quanto, invece, agli scambi con gli Stati Uniti si registra una diminuzione dell’export dell’8,2% (da 384,4 a 353 miliardi di euro) e dell’import del 13,2% (da 232,6 a 202 miliardi di euro).

Formiche.net ha chiesto l’opinione di due esperti del Torino World Affairs Institute, Enrico Fardella, professore associato alla Peking University, e Giorgio Prodi, professore associato all’Università di Ferrara.

EFFETTO COVID-19

Il professor Fardella sottolinea come “a prima vista” il sorpasso cinese può sorprendere: “in realtà, si tratta piuttosto del risultato di una poderosa frenata da parte dell’import-export americano chiaramente causata dall’impatto del Covid-19 sui flussi commerciali”, spiega. “Si tratta di una frenata più decisa delle importazioni europee dagli Stati Uniti con il risultato finale di una bilancia che si continua a mantenere positiva per l’Europa (150,9 miliardi di euro). Inverso è il caso cinese: crescono le esportazioni europee verso la Cina ma soprattutto crescono ancor di più le importazioni europee dalla Cina approfondendo la bilancia commerciale a sfavore dell’Europa di ben 16,3 miliardi di euro in più rispetto al 2019 per un totale di 181 miliardi di euro di deficit europeo nel 2020”. Il professore si concentra poi sull’export italiano: “gli Stati Uniti, nonostante la crisi, rappresentano ancora un mercato che per valore è quasi il doppio di quello cinese”.

SEI CONSIDERAZIONI

Secondo Fardella questi numeri ci suggeriscono sei considerazioni. “Prima: l’economia cinese ha retto meglio di quelle europee e americane alla crisi pandemia. Seconda: che ciò ha approfondito il già possente deficit commerciale europeo nei confronti della Cina. Terza: che ciò rafforzerà dunque i tentativi dell’Unione europea per correggere questo squilibrio. Quarta: che visto l’interesse di Pechino a rafforzare i rapporti con Bruxelles per evitare il consolidamento di un comune fronte anticinese con Washington si potrebbero scorgere delle nuove aperture a favore dell’export europeo nel tanto agognato mercato interno cinese.

Quinta: che per questa ragione a Bruxelles (e a Berlino) si guarda con grande interesse alle disposizioni contenute nel nuovo piano quinquennale cinese mirate proprio alla crescita del contributo dei consumi interni sulla ricchezza prodotta — disposizioni che, come hanno già in parte segnalato alcuni elementi del Comprehensive Agreement of Investment, potrebbero rivelare, secondo gli auspici di alcuni governi europei, delle sorprese interessanti per l’Europa. Sesta: che nonostante tutto gli Stati Uniti resteranno ancora per qualche anno il principale partner commerciale, soprattutto per l’export, dell’Europa.

MASCHERINE E NON SOLO

Con il professor Prodi, invece, ci siamo soffermati sugli aspetti più politici. “Questi dati sono il risultato di una situazione particolare”, spiega. “Il Covid-19 ha fatto, per esempio, esplodere alcune esportazioni cinesi verso l’Europa (le mascherine sono un caso emblematico ma non il solo). Inoltre, la Cina ha reagito più rapidamente rispetto ad Europa e Stati Uniti e questo ha influito positivamente (o meno negativamente) sui flussi commerciali. Infine, i dati americani hanno risentito sia delle politiche di maggior chiusura della fine della presidenza di Donald Trump sia, ovviamente del Covid-19”.

L’AVVENTO DI BIDEN

E i rapporti tra Stati Uniti e Unione europea ora con Joe Biden? “Io credo e spero che possano migliorare e che il Covid-19 si avvii, seppur lentamente, verso una soluzione. Di conseguenza anche i flussi commerciali dovrebbero modificarsi”, risponde. “Tuttavia, è un fatto che la Cina sia l’unico grande Paese che ha continuato a crescere anche durante la crisi e, quindi, è destinato a rimanere un partner commerciale molto importante. Se più o meno degli Stati Uniti si vedrà. Non va comunque dimenticato che avere un forte attivo commerciale (come abbiamo con gli Stati Uniti) non è lo stesso che avere un forte deficit (come abbiamo con la Cina). In questo senso gli Stati Uniti devono essere per l’Europa un partner privilegiato anche sotto l’aspetto economico”, conclude.

(Foto: Flickr)

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