L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 2 febbraio 2021

Giudici malati - quando pervicacemente aggiusti le sentenze in favore della 'ndrangheta lo farai per soldi ma diventi correo funzionale dei delinquenti mafiosi

Toghe sporche: «Il giudice Petrini ha agito solo per soldi non per favorire la ‘ndrangheta»

Ecco le motivazioni alla sentenza Genesi emessa dal tribunale di Salerno lo scorso 23 novembre nei confronti dell'ex presidente di sezione della Corte d'appello di Catanzaro, di Emilio Santoro e Francesco Saraco. Per i giudici non ci sono i presupposti per sostenere «l'agevolazione del sodalizio mafioso»

di Luana Costa 
2 febbraio 2021 10:30


«Ciascuno dei protagonisti ha agito per fini squisitamente personali di ottenere per sé provvedimenti giudiziari favorevoli». Così scrive nelle motivazioni della sentenza il gup del Tribunale di Salerno, Vincenzo Pellegrino, che lo scorso 23 novembre ha condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione l'ex presidente di sezione della Corte d'Appello di Catanzaro, Marco Petrini. Il magistrato coinvolto nell'inchiesta Genesi con l'accusa di corruzione in atti giudiziari per aver acconsentito di intervenire modificandole sentenze dietro la corresponsione di denaro o altre utilità. 

Nessuna continguità mafiosa

Per il Gup del Tribunale di Salerno, Vincenzo Pellegrino, non vi sono quindi i presupposti per sostenere «l'agevolazione del sodalizio mafioso». Si tratta, in particolare, della locale di Guardavalle operante su tutto il territorio del basso ionio catanzarese. «Francesco Saraco agiva nell'interesse personale del padre Antonio Saraco, Emilio Santoro e Marco Petrini esclusivamente per proprio tornaconto personale ed economico. Nessuno dei suddetti imputati si è mai dimostrato minimamente interessato ad agevolare il sodalizio mafioso in qualunque modo possibile».

La collaborazione

L'ex dirigente dell'Asp di Cosenza, Emilio Santoro, è stato condannato ad una pena di tre anni e due mesi di reclusione (difeso dall'avvocato Michele Gigliotti) mentre l'avvocato Francesco Saraco a un anno e otto mesi di reclusione per la concessione delle attenuanti legate alla collaborazione. In particolare, scrive il gup nelle motivazioni della sentenza «Emilio Santoro primo fra tutti gli attuali imputati già nell'interrogatorio di garanzia rendeva non solo confessione in particolare del rapporto corruttivo che lo legava a Marco Petrini ma anche a dichiarazioni che consentivano la scoperta del coinvolgimento in tutti i fatti corruttivi di Antonio Schiavone».

Francesco Saraco

Si tratta del commercialista cosentino anche lui rimasto coinvolto nell'inchiesta. «Francesco Saraco, sebbene sia stato l'ultimo in ordine di tempo ad aprirsi alla collaborazione è stato certamente quello che tra gli imputati ha reso la confessione più organica, più coerente in tutti i passaggi logici e cronologici, più aperta e quasi catartica dando un contributo non solo apprezzabile quanto ai fatti già sufficientemente noti, in particolare per il ruolo di primo piano svolto in essi da Antonio Schiavone ma decisivo per quelli relativi ad esempio alla vicenda Caligiuri, Catizzone.

Marco Petrini

Quanto a Marco Petrini (difeso dagli avvocati Agostino De Caro e Francesco Calderaro) il dubbio che si è nutrito in merito alla concedibilità della circostanza attenuante è sciolta in senso positivo. Marco Petrini, immediatamente dopo l'esecuzione del provvedimento cautelare intraprendeva un percorso di collaborazione che vedeva momenti qualificanti nella confessione dei reati. Non può sottacersi però che l'imputato ha reso sì formale, costante e ripetuta confessione dei fatti che gli sono stati contestati ma che l'accompagnava con prolusioni che a volte apparivano svianti. A leggere le dichiarazioni dell'imputato sembrerebbe che egli abbia subito più che ricercato gli accordi corruttivi confessati, quasi solo per liberarsi del petulante Emilio Santoro. In molte parti delle sue dichiarazioni l'imputato si è limitato alla confessione della partecipazione all'accordo corruttivo ritagliandosi un ruolo - inverosimile - passivo. A questo si aggiunga l'atteggiamento ondivago tenuto in occasione degli interrogatori resi al Pm, in particolare in quelli del 5 e del 25 febbraio 2020, Marco Petrini rendeva dichiarazioni che alla luce delle ulteriori investigazioni risultavano non veritiere e che comunque successivamente ritrattava fornendo il 17 aprile del 2020 spiegazioni di questo suo comportamento contraddittorio che egli rinveniva nello stato di prostazione e di confusione mentale ma di cui - sia inteso - nulla traspariva dalla lettura dei suddetti interrogatori».

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