L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 6 febbraio 2021

Giustizia malata&massonica - Non ci si inventa niente. Inquietanti scenari riguardanti i rapporti tra giornalisti e magistrati, “alleanza” fondamentale per promuovere o insabbiare gli scandali


La magistratura ha tradito il suo ruolo. L’atto d’accusa del libro-intervista di Palamara
-6 Febbraio 2021

Roma, 6 feb – Una (parte di) magistratura malata che assedia letteralmente l’Italia. E’ questo l’atto di accusa raccolto da Alessandro Sallusti nel libro-intervista a Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati ed ex membro del Csm, “Il sistema. Potere, politica affari: storia segreta della magistratura italiana” (Rizzoli, 2020, 288pp, 19€).

Il “sistema” magistratura

Nel corso dei decenni si è spesso denunciato il comportamento fazioso di parte di alcune toghe. Il tempismo perfetto di alcune indagini, scandali insabbiati tramite copertura mediatica e modalità non trasparenti riguardanti le nomine. Tuttavia, mai un ex membro del Consiglio superiore della magistratura aveva deciso di raccontare e denunciare quel che non esita a definire un “sistema” a tutti gli effetti.

Un contenitore clientelare, composto da correnti e “cecchini” pronti a distruggere la carriera lavorativa di chiunque non si adegui alle regole interne. Impossibile far carriera, indipendentemente da curriculum e capacità, se non si è adeguatamente sponsorizzati dalle correnti. Denunce ed ombre che mettono a rischio il concetto stesso di magistratura in cui tanti italiani hanno sempre posto fiducia.
Dal libro di Palamara la verità sulle inchieste “politiche”

Come racconta ed ammette nel libro Palamara, il sistema nasconde le proprie responsabilità, svolgendo se necessario anche un ruolo di opposizione politica. Silvio Berlusconi, Matteo Renzi e Matteo Salvini sono tra le figure più indicative ad aver subito attacchi indirizzati ad hoc dal “sistema”.


Il primo, tramite la regia del Quirinale, con l’allora presidente Napolitano burattinaio della caduta dell’ultimo governo guidato dal Cavaliere. Il secondo, inimicatosi anche le correnti vicine al Pd, ha subito inchieste come quella su Consip volte a scardinarlo da Palazzo Chigi. Inoltre, fatale a Renzi la scelta di porre Nicola Gratteri al ministero della Giustizia, con mandato di rivoluzionare il sistema giudiziario, eventualità sgradita al Csm. Il terzo, l’attuale leader della Lega e colui che maggiormente ha da difendere il proprio futuro politico. Salvini venne attaccato, per ammissione di Palamara, sulla vicenda dei clandestini per favorire il Pd in netta difficoltà politica dopo la batosta elettorale del 2018.

Emergono inoltre dal testo numerosi inquietanti scenari riguardanti i rapporti tra giornalisti e magistrati, “alleanza” fondamentale per promuovere o insabbiare gli scandali. L’auspicio è che il libro di Palamara abbia eco mediatico, per ripristinare trasparenza negli ambienti che più dovrebbero garantire giustizia.

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