L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 8 febbraio 2021

Gli Stati Uniti hanno rispolverato l'ideologia dell'INGERENZA nella politica interna degli altri paesi e questo è un atto di guerra preciso e incontestabile. Ciò porterà verso un "vincolo cieco"

ESTERO
Biden ha messo in chiaro che sotto la sua presidenza la sfida con la Cina non sarà meno dura

Il presidente Usa conferma che Iran e Cina saranno tra i dossier più spinosi e complicati e non risparmia aspre critiche al presidente Xi. Poi rilancia il braccio ferro con Teheran sul nucleare

aggiornato alle 18:4007 febbraio 2021

© PAUL J. RICHARDS / AFP
- L'incontro tra Joe Biden e Xi Jinping nel 2015

AGI - Joe Biden conferma che Iran e Cina saranno tra i dossier più spinosi e complicati del suo mandato. In una intervista alla Cbs, il presidente Usa avvia un braccio di ferro con Teheran e lancia un duro attacco al presidente cinese, Xi Jinping, avvertendo che tra Washington e Pechino ci sarà una "concorrenza estrema", pur assicurando di voler evitare un conflitto e sottolineando che non affronterà la Cina come ha fatto il suo predecessore, Donald Trump.

Ma le parole più taglienti sono per l'omologo cinese: "E' molto brillante, ma è molto duro. In lui non c'è un briciolo di democrazia, non è una critica, è la realtà", ha detto.

Tuttavia Biden è rimasto vago e si è limitato ad assicurare che contrasterà "l'avanzata dell'autoritarismo e le crescenti ambizioni della Cina" e si è impegnato, senza aggiungere dettagli, a "contrastare gli abusi economici della Cina", i suoi "atti aggressivi", e a difendere i diritti umani, lavorando con Pechino "quando è nell'interesse dell'America"

“Saremo concentrati sulle regole internazionali”, ha precisato, ribadendo che la Cina dovrà rispettare le regole: “Se vuoi giocare con noi, allora noi giocheremo con te. Se non lo fai, non giocheremo".

"Non è questione di punirli per il Covid - ha concluso - è che ci sono norme internazionali stabilite e da rispettare”.

Sotto la presidenza Trump, il confronto tra Washington e Pechino ha assunto le sembianze di una nuova guerra fredda.

Trump ha concentrato i suoi attacchi sul fronte commerciale, ma ha dichiarato più volte "amicizia" per Xi Jinping, lasciando spesso che a portare avanti la linea dura fosse il suo segretario di Stato, Mike Pompeo.

Di recente, Xi si è espresso contro una "nuova guerra fredda" che porterebbe ad un "vicolo cieco".

Biden ha poi assicurato che non revocherà le sanzioni all'Iran per portare Teheran al tavolo dei negoziati.

E' l'Iran, ha avvertito il presidente Usa, che deve prima interrompere l'attività di arricchimento dell'uranio, ripresa dopo il ritiro unilaterale Usa dall'accordo sul nucleare (Jcpoa) del 2015 e il ripristino delle sanzioni, decisi da Trump nel 2018.

La Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha sottolineato che "è l'Iran ad avere diritto di dettare le condizione sul Jcpoa, visto che ha rispettato tutti i suoi impegni, a differenza degli Usa e degli E3 (Francia, Gran Bretagna e Germania, tra i firmatari dell'intesa) che li hanno violati".

Khamenei ha quindi ribadito che se si vuole che "l'Iran torni all'ottemperanza dei suoi obblighi, gli Usa devono revocare tutte le sanzioni" e Teheran dovrà verificarlo.

L'Iran ha smesso di rispettare la maggior parte dei principali impegni dell'accordo sul programma nucleare.

L'amministrazione Biden ha espresso la volontà di rientrare nell'accordo, ma ha insistito affinché prima Teheran ricominci a rispettarlo. Il 4 gennaio l'Iran ha annunciato di aver intensificato il processo di arricchimento dell'uranio fino al 20% di purezza, molto al di sopra del livello del 3,67% consentito dall'accordo, ma molto al di sotto della quantità richiesta per una bomba atomica.

Ma il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha avvertito che se Teheran continuerà ad arricchire l'uranio oltre i limiti previsti dall'intesa, la produzione di materiale fissile sufficiente a sviluppare una bomba atomica sarà "questione di settimane".

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