L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 24 febbraio 2021

I dati dicono una cosa, il governo e le televisioni dicono altro, l'influenza covid deve restare a imprigionarci nelle paure almeno in Occidente

La terza ondata, quella che non c'è

di Leonardo Mazzei
17 febbraio 

Dati aggiornati al 16 febbraio 2021: i casi di Covid nel mondo sono dimezzati (-49,9%) rispetto al picco dell’11 gennaio, quelli in Italia sono calati del 68,9% rispetto al picco del 14 novembre scorso. Si sa, col coronavirus i dati valgono quello che valgono, ma quelli ufficiali della media mobile a 7 giorni questo ci dicono. Il virus sembrerebbe dunque volerci lasciare, i virologi e gli espertoni non ne hanno invece intenzione alcuna. I Ricciardi, i Crisanti e i Galli (ma sono solo tre nomi tra i tanti) hanno conquistato il palcoscenico e non lo vogliono mollare.

Assieme a loro la solita stampa. Siccome il carnevale delle varianti non bastava, su la Repubblica di stamattina è spuntata perfino un’immaginifica supervariante. Ma super perché? Perché – ecco la solita scoperta dell’acqua calda del giornalone iper-draghiano – “può ridurre l’efficacia del vaccino”. Ma va! Chi l’avrebbe mai detto? Ma non erano proprio i vaccini l’indiscussa arma finale dell’epica battaglia di chi ci vuol portare nel distopico mondo del Great Reset?

Ora, che i virus mutino ormai lo sanno anche i sassi. Che di mutazioni ce ne siano già state a bizzeffe pure. Dov’è dunque la notizia? Sta di fatto che pure la “supervariante” verrebbe dall’Inghilterra. Eh, la perfida Albione, oggi resa ancor più malefica dalla Brexit! Verrebbe da pensare che lì, insieme alle sterline, fabbrichino varianti. In realtà gli inglesi hanno l’unica “colpa” di effettuare un numero di sequenziamenti dei campioni prelevati enormemente più alto rispetto agli altri paesi. Che se tutti adottassero la loro metodologia di varianti degne di nota ne spunterebbero anche altre, per la gioia di Repubblica e non solo.

Ma torniamo ai dati. Sicuramente è presto per affermare che la drastica diminuzione in corso sia finalmente quella buona, ma della tanto paventata “terza ondata”, quella annunciata dagli espertoni per questo periodo, proprio non c’è traccia.

E’ da notare come l’attuale trend positivo non abbia nulla a che vedere con l’inizio delle vaccinazioni. A metà gennaio, quando la curva dei casi (e due settimane dopo quella delle vittime) ha iniziato a scendere con decisione, i vaccinati non raggiungevano neppure lo 0,1% della popolazione mondiale. E pure oggi siamo ad uno 0,5% scarso. Dunque, come ci è parso da subito evidente, l’andamento dell’epidemia segue un suo percorso largamente indipendente dalle varie misure di contenimento adottate.

Questo è un dato ormai assodato e confortato da diversi studi. Oltre al ben noto caso della Svezia, oggi citato come esempio da seguire pure dagli scienziati dell’Università di Stanford, c’è adesso quello, non meno interessante, della Russia. Dal 22 gennaio scorso, la Russia ha riaperto praticamente tutto: scuole, palestre, strutture ricreative, parchi giochi, musei, cinema e teatri. Mentre bar e ristoranti possono ora stare aperti h24 senza restrizione alcuna. Ebbene, la Russia che (sempre come media mobile a 7 giorni) aveva raggiunto un picco di 28.616 casi il 28 dicembre, è scesa ora a 14.443 (-49,6%), perfettamente in linea con il trend mondiale già visto all’inizio.

Citiamo questi dati, non solo perché sostanzialmente oscurati dall’informazione mainstream, ma soprattutto perché fanno a cazzotti con gli espertoni, le cassandre seriali che tanto piacciono ai media, e che hanno il preciso scopo di terrorizzare, creare la massima incertezza, mettere in ginocchio tante piccole attività che in tutta evidenza si vogliono cancellare insieme ai milioni di persone che vi lavorano. Quel che è successo con lo stop agli impianti sciistici, annunciato poche ore prima della loro riapertura, non ha bisogno di particolari commenti. Idem per il passaggio di alcune regioni dalla zona gialla a quella arancione, decretato con sole 36 ore di anticipo e fatto in modo da impedire i pranzi di San Valentino. Che si tratti di “semplici” errori è davvero difficile da credere.

Mentre chiudo questo breve articolo, al Senato sta per andare in scena Mario Draghi. I suoi lecchini con licenza di video e di scrittura hanno già messo le mani avanti, decretando che Lui (con la maiuscola, ovviamente) si occupa solo di grandi cose. Dunque, delle quotidiane stoltaggini del suo governo in materia Covid, egli andrebbe comunque e preventivamente assolto. Eh no, oneri ed onori signori cari! Quando, negli anni ’90, si è trattato di svendere le più importanti aziende pubbliche del Paese, costui – dal Britannia al Ministero del Tesoro – ha sempre saputo occuparsi pure della bassa cucina, non solo dell’alta teoria.

Insieme a molte altre cose, vedremo cosa dirà oggi su chiusure e confinamenti, sul ruolo del Cts e dei troppi consulenti pagati a peso d’oro. Penso che in tanti resteranno delusi.

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