L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 21 febbraio 2021

I servi accelerano per accreditarsi verso il padrone

Draghi e gli Usa, corsa contro il tempo. Caracciolo spiega perché

Di Mattia Soldi | 20/02/2021 - 


L’Italia di Mario Draghi ha una finestra di “pochi mesi” per accreditarsi come alleato privilegiato degli Stati Uniti in Europa, ha spiegato Lucio Caracciolo in una lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria diretto da Mario Caligiuri. Ecco cosa può fare

Quanto tempo ha l’Italia di Mario Draghi per tornare protagonista sulla scena internazionale? Non molto. Parola di Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes. Ospite a una lezione del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri, ha spiegato perché l’Italia deve prendere subito l’iniziativa. La premessa parte da una considerazione: è in corso una “tempesta americana”, dove “per tempesta si intende una crisi strutturale degli Stati Uniti”.

Quattro anni di Donald Trump alla Casa Bianca, nota Caracciolo, hanno innescato una “crisi di identità dell’impero americano”. Le fratture della società statunitense, ” tra le élite costiere liberal e l’America profonda”, la dottrina America First e le tensioni con gli alleati europei hanno messo in discussione “ciò che permetteva di definire gli Stati Uniti come l’impero del bene, di riporre una fiducia religiosa nella propria Nazione”.

Di qui la finestra di opportunità per il governo italiano targato Draghi. “Oggi il rischio maggiore per l’America è che si costituisca un allineamento tra Pechino, Mosca e Berlino, che potrebbe avere un effetto sconvolgente sul sistema mondiale, riducendo di fatto il peso dell’America nel mondo”, spiega il saggista. Un rischio che in parte si è palesato alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, dove le distanze fra Joe Biden e Angela Merkel sulla politica russa e cinese si sono fatte sentire.

Nelle geometrie europee l’alleanza con l’Italia può allora diventare pivot della strategia americana, spiega Caracciolo, anche grazie all’influenza che ancora l’Italia può vantare nel Mediterraneo, dalla Libia fino ai rapporti con l’Egitto, centrale per la partita Eastmed. “Per tali motivi il controllo del Mediterraneo sarà sempre più importante e centrale nell’espansione geopolitica degli Stati. “L’Italia – ha aggiunto – deve guardare al Mediterraneo non nella dimensione Nord e Sud ma Est- Ovest. Bisogna avere ben presente qual è l’interesse nazionale del nostro Paese, tenendo conto che il Mediterraneo è scenario di interessi anche per Russia e Turchia, certamente non amici degli Stati Uniti d’America. Ma sembra che il nostro Paese abbia perso di vista questo aspetto”.

Draghi “ha forti legami con gli Stati Uniti d’America e con l’Europa e in particolare con Francia e Germania ma soprattutto è una persona pragmatica. È certamente una personalità eminente che tuttavia dovrà dimostrare sul campo le sue capacità politiche e soprattutto geopolitiche”.

Ma, come ha spiegato a Formiche.net a margine del G7 l’ambasciatore Stefano Stefanini, la finestra italiana per accreditarsi come primo interlocutore europeo di Washington DC ha una durata limitata, circa un anno. Il 2021 sarà infatti l’anno del Recovery fund e della partita per la ripresa. Ma anche un anno di grande esposizione internazionale, con la presidenza italiana del G20, del Global Health Summit di Roma, la co-presidenza del Cop26 di Glasgow.

Parliamo di “pochi mesi”, ha sottolineato Caracciolo. Le premesse di Draghi, secondo l’esperto, fanno ben sperare. “Ha delineato le direttrici di fondo: restare all’interno dell’Alleanza Atlantica, recuperandovi un ruolo; rimanere necessariamente all’interno dell’Eurozona, perché se fallisce il sistema finanziario italiano viene compromesso quello europeo e quindi quello mondiale; accentrare poteri e responsabilità, in vista di una repubblica di fatto presidenziale. È un buon inizio”.

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