L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 febbraio 2021

Il commissario Longo nella palude della sanità calabrese e il governo che se ne disinteressa non accompagnandolo ad avere gli strumenti minimali per cominciare ad amministrare. La sanità regionale inghitte circa 80% delle risorse, quindi una fonte appetibile per il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato

Sanità, l'inchiesta di Cosenza scuote Longo che rifiuta di firmare documenti: atti parcheggiati

Diversi documenti in attesa di vidimazione sulla scrivania del commissario ad acta che ha deciso di intraprendere la strada della cautela. Si rischia la paralisi

di Luana Costa 
16 febbraio 2021 19:37
Il commissario Longo

Dal 5 febbraio nulla è più come prima al terzo piano della Cittadella. Da quando la Procura bruzia ha «scoperchiato il vaso di Pandora» annunciando, inoltre, che le indagini sui falsi bilanci dell’azienda sanitaria provinciale di Cosenza sono solo all'inizio il commissario ad acta, Guido Longo, si è improvvisamente reso conto di camminare su un campo minato.

Centro nevralgico

È dalle sue mani, infatti, che transita tutta la gestione finanziaria e assistenziale della sanità calabrese; un coacervo amministrativo che negli ultimi anni ha prodotto servizi assistenziali scadenti e colossali disavanzi spuntati fuori dai bilanci delle singole aziende ospedaliere e sanitarie, oggi non a caso finite sotto inchiesta.

La strada della cautela

E così dopo il terremoto giudiziario che dalla provincia di Cosenza ha scalato il terzo piano della Cittadella, il commissario ad acta, Guido Longo, ha deciso di intraprendere la strada della cautela. Atti e documenti portati alla sua attenzione giacciono intonsi sulla scrivania commissariale in attesa di vidimazione. Il plenipotenziario della sanità in Calabria vuol vederci chiaro e per ora rifiuta di apporre la firma ad una serie di documenti. Una prudenza probabilmente resa attuale all’indomani dell’indagine istruita dalla Procura di Cosenza che ha messo sotto inchiesta funzionari e dirigenti del dipartimento Tutela della Salute, proprio per non aver adeguatamente controllato i bilanci dell’Asp ritenuti falsificati.

Paralisi amministrativa

Rischia di subire, quindi, un brusco stop l’azione amministrativa che sconta ritardi certificati di volta in volta dal tavolo interministeriale che verifica lo stato di attuazione del piano di rientro e paralizzato già dall'esiguità di personale in dotazione al dipartimento Tutela della Salute, unico ufficio per ora a supporto del commissario ad acta. Una circostanza censurata nel recente decreto adottato proprio da Guido Longo in cui si lamenta, appunto, la totale assenza di «mezzi necessari all’espletamento dell’incarico commissariale».

Palude Calabria

A quasi tre mesi dal suo insediamento, il Governo non ha ancora ritenuto di dovergli affiancare alcun sub commissario - così come previsto dal decreto Calabria bis – né è stato creato uno staff di supporto amministrativo per rendere più incisiva l’azione di risanamento. E iniziano così a definirsi i contorni di un contesto che ha indotto molti a rifiutare l’incarico di commissario ad acta in Calabria: una palude difficile da bonificare.

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