L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 5 febbraio 2021

Ipotesi affascinante, il pagamento internazionale sta cambiando pelle e chi sa si sta muovendo da mesi in quella direzione, non è un caso che il BitCoin è sponsorizzato dai migliori pescecani in circolazione

SPY FINANZA/ La vera battaglia in corso dietro il caso GameStop

Pubblicazione: 04.02.2021 - Mauro Bottarelli

Dietro il caso GameStop sembra esserci altro. Siamo nel pieno di una rivoluzione silenziosa, che chiama in causa il mondo delle criptovalute

Pixabay

Come volevasi dimostrare, la Reddit revolution contro Wall Street si è rivelata ciò che era in realtà a tempo di record: una farsa. Questo però non significa che non porti con sé dei risultati oggettivi, dei prodromi di cambiamento. Anzi, in questo caso, veramente di rivoluzione. Sapete qual è l’unica lezione che occorre trarre dalla settimana di follia appena trascorsa? Che Bitcoin sta davvero per cambiare il mondo. In meglio o in peggio, non lo so. Ma qualcosa di apparentemente non più arrestabile è stato innescato. Certo, si può ricorrere a una detonazione controllata: ma con quali conseguenze inattese, quali rischi di danno collaterale?

Partiamo da alcuni dati di fatto, prima di arrivare al cuore del problema. Quelli che vedete messi in fila sono tre screenshots del conto titoli di Keith Patrick Gill, meglio noto ai frequentatori di chat del trading retail con l’elegante nickname di DeepFuckingValue. Trentaquattro anni, ex dirigente della società di assicurazioni Mass Mutual, oggi il nostro eroe canta in un coro gospel e specula su Robinhood dallo scantinato del suo appartamento di Wilmington, in Massachusetts.




Per settimane è stato il Majakovsky di GameStop, fino al momento di gloria della scorsa settimana, quando il suo conto titoli parlava di una sfavillante posizione da 48 milioni di dollari fra titoli della catena retail di videogiochi e cash (34 milioni su GameStop). Peccato che dal picco, già il 1 febbraio la posizione su GameStop segnasse un poco gradevole 22 milioni e il giorno seguente, il 2 febbraio che verrà ricordato come la fine del sogno, quel controvalore è ulteriormente sceso a 8,4 milioni. In pochi giorni, il valore di titoli e opzioni su GameStop del nostro caro Gill ha perso il 75%. Ora, al netto dei 14 milioni di cash, il suo conto è ancora in attivo di 22 milioni, quindi può stare sereno, benché abbia perso 19 milioni di dollari in soli due giorni. Ma chi è entrato nel casinò nel picco della febbre, magari dopo averlo seguito in modalità incantatore di serpenti su Reddit o sul canale YouTube e ora ha perso tutto, cosa farà? Chi dovrà ringraziare?

Per quanto mi riguarda, possono tutti morire di fame. Se attacchi Wall Street e poi ti comporti come loro, a mio avviso non sei un vendicatore ma un idiota. Con l’aggravante di arroganza dell’operare in un mondo che non conosci, in punta di presunzione: quindi, chi è causa del suo mal, vada pure da Walmart con i food stamps e i buoni sconti ritagliati dalle riviste. Ignorantia non excusat. Ma ecco che sorge un dubbio: e se i vari Keith Patrick Gill del web non fossero altro che piazzisti di pentole da televendita (magari in buona fede, non lo escludo a priori) che rispondono però a un progetto più grande, a una sceneggiatura di cui si credono protagonisti, quando impersonano a malapena una comparsa sul marciapiede? Quale progetto, ad esempio? Quello che il numero di Robinhood, Vlad Tenev, ha di fatto lanciato in un post sul suo blog: affibbiare la colpa dell’accaduto a un sistema vetusto di settlement del trading, rilanciando in contemporanea la necessità di un real-time settlement per il mercato equity statunitense, il più grande del mondo. Tradotto, stop ai due giorni necessari all’esecuzione di un trade in base alle regole della Sec e porte aperte alla rivoluzione di un sistema di scambio immediato. Tradotto ulteriormente, addio clearing houses e brokeraggio. Questa sì, una rivoluzione. Copernicana. Ma siccome per molto, molto meno Dominique Strauss-Kahn si è ritrovato invischiato in un’accusa di stupro che gli ha stroncato la carriera e Roberto Calvi penzolante da un ponte di Londra dopo essersi fatto la manicure, a un malfidato cronico e cinico conclamato come il sottoscritto viene da pensare solo una cosa. Appunto, il fatto che ormai il concetto di blockchain, l’unico in grado di rendere di colpo obsolete istituzioni come quelle poc’anzi nominate e il loro potere di intermediazione nella gestione – ad esempio – delle garanzie sul collaterale depositato, sia passato a un livello decisamente più alto di quello cui fanno riferimento le timide aperture di portfolio da parte di banche, fondi e assicurazioni.

Viene in mente che in un mondo totalmente finanziarizzato, la guerra vera non si combatte con i missili o i cacciabombardieri, ma, ad esempio, tagliando fuori i propri concorrenti dai sistemi di pagamenti riconosciuti e accreditati internazionalmente. Out of benchmark, insomma. Chi mette le mani sulla blockchain, ha in mano il futuro. E la Borsa, per quanto faccia riferimento a centinaia di triliardi di dollari di assets più o meno liquidi o nominali in transazioni, rischia di essere soltanto la ciliegina sulla torta di un evento spartiacque assoluto, totalizzante.

D’altronde, guardate questo grafico multiplo relativo alle principali micro-caps seguite dai daily traders, le stesse passate dalle stelle alle stalle senza passare dal via: non vi pare l’immagine stessa della manipolazione al suo meglio? Troppo perfetto il timing fra ingresso di massa, mediatizzazione del fenomeno (già sparito da giornali e siti, gli stessi che scomodavano con toni millenaristici i Robespierre dello short squeeze fino all’altro giorno) e tonfo epocale per essere soltanto una questione legata alla ratio fra short interest e flottante o al blocco delle contrattazioni imposto da Robinhood nei giorni caldi. Qui c’è del metodo. E anche altro. Molto altro.


Lo certifica questo tweet apparso sempre il 2 febbraio sul profilo Twitter di Sheila Bair, ex capo nientemeno che della Federal Deposit Insurance Corporation statunitense. E di cosa si tratta? Un’agenzia indipendente da governo e Federal Reserve che gestisce fondi del bilancio federale e svolge due funzioni principali: fornire un’assicurazione sui depositi delle banche affiliate fino a 250.000 dollari per depositante e vigilare sulla solvibilità di istituti statali non sottoposti alla vigilanza del Federal Reserve System (il quale opera invece tramite la rete di sorveglianza dell’Office of the Comptroller of the Currency). Insomma, non l’ultimo ufficio dell’anagrafe o delle Poste. E il contenuto di quel post è chiaro: di fatto, un clamoroso assist proprio alla tesi sostenuta da Vlad Tenev e un atto d’accusa palese verso un’infrastruttura antiquata dei pagamenti e il suo periodo di transizione di 2 giorni sull’esecuzione. Certe prese di posizione, da parte di personaggi che hanno operato in ruoli chiave, non capitano mai per caso. Soprattutto, in un momento di massima visibilità e sensibilità pubblica sul tema come quello attuale.

Dietro il caso GameStop, insomma, c’è altro. A nessuno importa nulla del parco buoi, nemmeno se in versione digitale o del destino di qualche hedge fund residuale: è bastato infatti che la CME alzasse i margini al mercato Comex sui futures dell’argento da 14.000 a 16.500 dollari per contratto per stroncare la rivolta di Reddit. Non credete a Davide che batte Golia, quantomeno sul mercato: perché non succede mai. Ma soltanto il fatto che si sia arrivati a mettere sul tavolo del dibattito l’ipotesi di real-time settlement per il mercato azionario rappresenta qualcosa di enorme, un vero e proprio varco del Rubicone. Con sponsor decisamente establishment, come abbiamo potuto vedere.

Ma non basta. Se infatti l’assalto ai futures dell’argento è andato a vuoto, quello sul bene fisico ha portato all’esplosione del maggiore premium di sempre fra carta e monete, contratti derivati e American Eagle: di fatto, la conferma che quello dei derivati sui metalli preziosi è niente più che un casinò manipolatorio senza sottostante di offerta reale rispetto all’incremento della domanda. Martedì la Zecca statunitense ha fornito i dati per il 2020: la domanda di lingotti d’oro è salita del 258%, mentre quella di monete in argento del 28%. E nel comunicare le cifre, la US Mint ha reso noto che sta limitando la distribuzione di monete in oro, argento e platino verso dealers specifici a causa dell’incremento della domanda e del limitato numero di fornitori. E sapete cos’è accaduto l’ultima volta che la Zecca statunitense ha ammesso difficoltà legata alla dinamica fra domanda e offerta? Ce lo mostra questo ultimo grafico, il quale traccia il trend di prezzo di oro e argento a partire appunto dal giugno 2010.


E qual è una delle poche certezze emerse in questo ultimo periodo di Qe perenne e terminale, di monetarismo da carta da parati? Che oltre ai metalli preziosi, l’altro bene rifugio sempre più percepito come strumento per sfuggire alla trappola mortale della liquidità ciclostilata delle Banche centrali è proprio Bitcoin e il comparto delle criptovalute in generale, basti vedere il botto di Ethereum negli ultimi giorni. E se il picco 2016-2017 era riconducibile unicamente a mania retail e grancassa mediatica, ora a spingere le valutazioni di Bitcoin ci sono istituzioni finanziarie e personaggi market-mover come Elon Musk.

Siamo nel pieno di una rivoluzione, silenziosa. Altro che Davide che batte Golia. La logica unica e imperante è sempre quella: il cavallo di Troia. E la legge non scritta, identica al motto stampato sulle tazze celebrative della metropolitana di Londra: You can’t beat the system.

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