L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 10 febbraio 2021

La risposta all'ideologia dell'INGERENZA nella politica interna degli altri paesi è chiara e netta anche se la narrazione fatta dai soliti giornalisti schierati a prescindere cerca di rovesciare le parti

Cina-Iran-Russia, l’asse anti-Biden mostra i muscoli nell’Indiano. Cosa c’è dietro

Di Emanuele Rossi | 09/02/2021 - 


Pechino, Teheran, Mosca: l’asse anti-democrazia si esercita nell’Indiano. Messaggio a Washington e all’Occidente sulla capacità pragmatica di allinearsi contro un nemico: la Democracy Promotion che Biden vuole come collante dell’azione globale Usa

Cina, Russia e Iran saranno impegnate in esercitazioni congiunte marittime e aeree nelle acque dell’Oceano Indiano. È l’allineamento plastico e instabile dell’asse globale che guida la contro-alleanza alla “Lega delle Democrazie” a cui il presidente statunitense, Joe Biden, aggancia il concetto cuore della sua azione di politica globale, “America is Back”.

La notizia la diffonde Ria, media collegato al Cremlino, riprendendo le parole dell’ambasciatore russo a Teheran. Annuncio che arriva mentre il dossier Iran potrebbe diventare uno dei punti di contatto tra Russia e Stati Uniti, e Unione Europea, per ripristinare l’accordo sul nucleare Jcpoa. Ma anche mentre l’Ue si trova immersa in un dibattito complesso sul cosa fare con Mosca, divisa da controversi interessi interni e con Washington che sembra chiaramente premere verso l’aumento della severità nei riguardi di Vladimir Putin; delle violazioni continue ai diritti democratici che caratterizzano la sua azione di governo; dell’avventurismo con cui vuole ricostruire una narrazione imperiale attorno a una Russia economicamente indebolita ma comunque lanciata verso la geopolitica.

Ancora: l’annuncio arriva mentre un dibattito (transatlantico) simile a quello che coinvolge la Russia riguarda la Cina, competitor spietato di lungo periodo sia per l’Europa che per gli Stati Uniti. Competitor per altro che a differenza della Russia è in una fase di ascesa geopolitica sempre più significativa e che trova nell’Indo-Pacifico il teatro da cui gli Usa vogliono iniziarne il contenimento (con l‘assistenza auspicata degli europei, per primo il Regno Unito, attorno a cui si snoda il meta-tema della Brexit e delle dinamiche rispetto all’Ue).

L’inquadramento temporale dunque è necessario per definire il valore e la direzione di queste manovre militari, che dalle tre capitali eurasiatiche da qui all’inizio (fine mese) sono e saranno descritte a tratti con peso narrativo (dunque geopolitico, necessariamente anti-occidentale) abbinato a una minimizzazione che si collegherà a temi da massimi sistemi come la sicurezza internazionale e la stabilità regionale.

Le esercitazioni serviranno a provare le operazioni di ricerca e soccorso e a garantire la sicurezza della navigazione, ha già annunciato l’ambasciatore russo in un messaggio blando. Ma come già successo nel primo di questi wargame — a dicembre 2019, èra Trump — il messaggiò reale è tutt’altro. Ossia dare dimostrazione di capacità pragmatica nell’allinearsi, sebbene si tratta di un raggruppamento che al proprio interno presenta diverse controversie, sensibilità e instabilità. Come spesso accade però è il nemico comune a fare da collante: e il nemico in questo caso non è tanto l’Occidente in quanto tale, ma in quanto portatore di quel Democracy Promotion che Biden intende come collante globale.

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