L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 9 febbraio 2021

La sostanza del primo confronto tra il presidente Democratico con alcuni membri dell’altro partito è stata la presa in giro della delegazione dei senatori Repubblicani di buona volontà che, ingenui, lo avevano preso sul serio.

Joe Biden predica unità ma razzola partigianeria

9 febbraio 2021


Sono passate tre settimane dal discorso di insediamento di Biden, caratterizzato come quello dell’unità da parte di tutta la stampa, ma a quanto pare sono solo parole. Vediamo perché.

Del resto, Joe disse: ”Unità, unità, unità. Il disaccordo non deve condurre alla disunione. Prometto solennemente questo a voi tutti: sarò un Presidente per tutti gli Americani. Lotterò con la stessa determinazione per quelli che non mi hanno sostenuto come per quelli che mi hanno sostenuto.”

Occorre sempre consentire un certo tasso di retorica ballerina ai politici, e Biden è un professionista del ramo. Viene da una carriera a Washington di mezzo secolo in cui ha votato con tutti e per tutto, dall’emendamento Hyde che negli Anni 70 vietava di usare dollari pubblici per finanziare l’aborto, all’ok a George W. Bush nell’ottobre 2002 quando il presidente Repubblicano chiese di poter invadere l’Iraq. Ora è contro l’emendamento Hyde ed è pro aborto. E della guerra all’Iraq è diventato da tempo un oppositore, salvo concordare poi con Obama, da suo vicepresidente, per la guerra in Libia e in Siria. Tant’è.

Tutti evolvono, in politica, a destra e a sinistra. Ma la dignità richiederebbe una certa maturazione temporale delle posizioni. Obama impiegò qualche anno a passare da sostenitore pieno dello slogan “il matrimonio è quello tra un uomo e una donna” (campagna presidenziale del 2008) a “sono personalmente favorevole alle nozze omosessuali” (campagna per la rielezione del 2012). E se tra i Repubblicani c’è oggi una percentuale di contrari ai matrimoni gay pari al 49% (sondaggio 2020 della Gallup), 12 anni fa i favorevoli erano solo il 20%. Parallelamente, nello stesso periodo tra i Democratici l’evoluzione dei pro nozze gay è stata dal 62% all’83%. Come dicevo, si evolve.

Ma gettare la maschera in 20 giorni come ha fatto Biden, a proposito della predica urbi et orbi sulla unità d’azione bipartisan per il bene del Paese, è un record. E non ci sono solo gli ordini esecutivi a raffica, da quelli sulla immigrazione clandestina che di fatto è sulla via di una totale amnistia , a quelli sulla guerra senza quartiere all’energia fossile e ai relativi posti di lavoro. Questi sono stati atti politici scontati, essendo il mantenimento della promessa centrale fatta in campagna elettorale di eliminare tutte le iniziative di Trump che potevano essere cancellate con decreti extraparlamentari, senza ricorrere al Congresso.

Il segnale simbolico più clamoroso che Biden, quando blaterava di “unità“, in realtà non aveva alcuna intenzione di perseguirla davvero, è la sceneggiata alla Casa Bianca con Mitt Romney e compagnia. Che cosa vuol dire, infatti, approccio decisionale bipartisan, se non tentare di trovare un compromesso nel merito delle gravi questioni sul tappeto? Invece, la sostanza del primo confronto tra il presidente Democratico con alcuni membri dell’altro partito è stata la presa in giro della delegazione dei senatori Repubblicani di buona volontà che, ingenui, lo avevano preso sul serio.

I Repubblicani Susan Collins (senatrice del Maine), Lisa Murkowski (Alaska), Bill Cassidy (Louisiana), Mitt Romney (Utah), Rob Portman (Ohio), Shelley Moore Capito (West Virginia), Todd Young (Indiana), Jerry Moran (Kansas), Mike Rounds (Sud Dakota) e Thom Tillis (Nord Carolina) avevano scritto una settimana fa al Presidente una lettera che poteva essere la pietra miliare di un modo nuovo di legiferare a Washington. Il contenuto era l’avanzamento di una proposta di intervento legislativo di stimolo post Covid, correttiva del piano da quasi 2mila miliardi di dollari caldeggiato dai Democratici. «Nello spirito del bipartitismo e dell’unità, abbiamo sviluppato un quadro di soccorso COVID-19 che si basa sulle precedenti leggi sull’assistenza COVID, tutte approvate con il sostegno bipartisan», hanno scritto i senatori al Presidente.

“La nostra proposta riflette molte delle vostre priorità dichiarate e, con il vostro sostegno, crediamo che questo piano possa essere approvato rapidamente dal Congresso con il sostegno bipartisan. Chiediamo l’opportunità di incontrarvi per discutere la nostra proposta in modo più dettagliato e su come possiamo lavorare insieme per soddisfare le esigenze del popolo americano durante questa persistente pandemia.”

La decina di politici speranzosi del GOP, considerati moderati (in Italia si chiamerebbero “pontieri” o “costruttori”), offrivano quindi un programma di stimoli economici nel solco dei 4 o 5 già approvati nel corso del 2020 in Congresso da maggioranze bipartisan. Si ricorderà che, allo scoppio del morbo in primavera, mentre la disoccupazione nazionale stava salendo alle stelle (14,7% in aprile) e il lockdown aveva fatto precipitale il Prodotto Interno Lordo ( - 34% su base annua nel secondo trimestre 2020 rispetto al secondo trimestre 2019), i due partiti sotto la direzione di Donald Trump trovarono l’accordo per successivi pacchetti di finanziamento alle imprese e alle famiglie, e per le urgenti necessità sanitarie.

Anche stavolta, in buona fede, la volenterosa decina di senatori del GOP si era illusa di poter mettere le basi per una discussione su una misura di emergenza concordata. Ma dopo averli ospitati e lasciati parlare, il Presidente non ha dato il via ad alcuna discussione di merito. Anzi, ha fatto dire dal suo staff che la misura da 2mila miliardi sarebbe stata votata così com’era, senza modifiche e quindi senza cercare di avere un singolo voto a favore tra i deputati e i senatori Repubblicani.

Le elezioni hanno conseguenze, e Biden ha il potere di far passare il piano nella sua interezza, con i soli voti DEM. Non può, però, pretendere di passare per il presidente unitario che aveva detto di voler essere nell’ora del giuramento. Soltanto tre settimane prima.

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