L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 febbraio 2021

Le forze armate statunitensi hanno invaso la Siria, sono ancora presenti soprattutto intorno ai campi petroliferi e rubano rubano petrolio. Oltre a ciò Washington ha messo l'embargo economico per soffocare economicamente Damasco


GLI AMERICANI, IL PETROLIO E LA SIRIA

16 Febbraio 2021


di Giuseppe Gagliano –

Nonostante diversi annunci sul ritiro definitivo delle forze armate statunitensi dalla Siria, queste sono ancora presenti soprattutto intorno ai campi petroliferi. Le truppe sono stimate in circa 900 soldati. Nell’agosto 2020 una società americana, The Delta Crescent Energy con sede nello stato del Delaware, ha firmato un accordo con le forze democratiche siriane (SDF). Delta Crescent Energy è una compagnia petrolifera non proprio limpida. Questa giovane azienda è stata fondata nel 2019 da tre uomini, James Cain, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Danimarca sotto l’amministrazione di George W. Bush, John Dorrier e James Reese. John Dorrier è il fondatore ed ex amministratore delegato della compagnia petrolifera Gulf Sands. Questa compagnia aveva in particolare ottenuto i diritti di prospezione e sfruttamento nella Siria nord-orientale prima dell’inizio del conflitto nel 2011. L’ultimo, James Reese, è un ex tenente colonnello della Delta Force e fondatore della compagnia TigerSwan Private Security. Questa azienda si è fatta un nome, tra le altre cose, partecipando alla repressione dei manifestanti di Standing Rock. I tre imprenditori hanno ottenuto i diritti di esplorazione e sfruttamento mentre il Paese è ancora in guerra e il futuro dell’area rimane incerto (da chi?).
Questa transazione è stata resa pubblica da diverse dichiarazioni di politici americani tra cui il senatore Linsday Graham, il quale ha affermato che “A quanto pare hanno firmato un accordo con una compagnia petrolifera americana per modernizzare i giacimenti petroliferi nel nord-est della Siria”. Anche per l’ormai ex capo della diplomazia statunitense Mike Pompeo “L’accordo ha richiesto più tempo di quanto ci aspettassimo, ora siamo in fase di implementazione ”https://www.lefigaro.fr/flash-eco/damas-denonce-un-accord-petrolier-entre-les-kurdes-et-une-compagnie-americaine-20200802
Tuttavia è stato denunciato sia dal governo di Bashar al-Assad che dalla Turchia che il “Caesar Act” https://www.congress.gov/bill/116th-congress/house-bill/31/text rapresenta un furto a tutti gli effetti.


Mike Pompeo.La legge, entrata in vigore il 17 giugno 2020, mira a rafforzare l’embargo economico già in vigore. Prendendo di mira coloro che sono vicini al regime come il controverso cugino del presidente Rami Maklouf, Washington spera di soffocare economicamente Damasco. Questo strumento legislativo consente al governo degli Stati Uniti di perseguire qualsiasi attività o persona che intrattiene rapporti d’affari con il regime siriano. Nonostante la loro opposizione, il regime e le autorità del nordest commerciano direttamente o tramite intermediari, soprattutto sulla questione degli idrocarburi. Questo è “un passo importante sulla strada per promuovere la responsabilità per le atrocità su larga scala commesse da Bashar al-Assad e dal suo regime in Siria”. “Privandoli delle risorse finanziarie”, l’obiettivo è di contribuire a “una soluzione politica duratura al conflitto siriano nello spirito della risoluzione 2 254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha spiegato Mike Pompeo. https://www.la-croix.com/Monde/Moyen-Orient/Cesar-Act-Etats-Unis-veulent-accentuer-pression-Syrie-2020-06-17-1201100400

Con questo apparato legislativo, Washington si è dotata di un’arma che le consente di attaccare aziende e/o individui che fanno affari con Damasco. Con il sostegno di Russia e Iran, il regime di Bashar al-Assad ha resistito e sconfitto le forze di opposizione. Di fronte a questo stato di cose, gli americani sono costretti a ricorrere a mezzi indiretti, in particolare attaccando di tasca propria lo Stato siriano. Questa strategia non mira solo a raggiungere gli attori siriani, ma si rivolge anche agli Stati che vorrebbero stabilire o rinnovare legami con Damasco. Così, con il “Caesar Act” gli Stati Uniti costringono il loro alleato a cessare tutti gli scambi economici con il regime, pena la sanzione. Questa decisione è stata criticata anche dai principali alleati sul campo. Infatti, le SDF hanno dichiarato che, anche se le sanzioni ostacolano gravemente il regime, incidono anche sulle SDF.


In cambio dello sfruttamento del sottosuolo siriano, l’accordo prevede il rinnovo degli impianti locali necessari per l’estrazione del petrolio. Tuttavia il costo della ristrutturazione degli impianti è di milioni di dollari, il che potrebbe portare Delta Cressent Energy a collaborare con altre società. L’obiettivo sarebbe tornare al livello di produzione prebellico di circa 400mila barili al giorno. La questione del trasporto di greggio pone un problema. In effetti l’area controllata dalle SDF è senza sbocco sul mare, tra il regime a ovest, la Turchia a nord e l’Iraq a est. Per quanto riguarda la scelta delle strade, l’ipotesi più probabile sarebbe quella del Kurdistan Iracheno. Tuttavia i partiti curdi al potere in Iraq e Siria sono nemici, il che potrebbe rallentare eventuali negoziati. La Turchia non vede positivamente questa situazione. Le autorità curde nella Siria nord-orientale sono vicine al principale nemico di Ankara, il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Questa rendita petrolifera consentirebbe ai partiti curdi di beneficiare di notevoli risorse economiche, ma anche di acquisire legittimità politica, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti, il che complicherebbe la situazione del governo turco. In questo accordo si tratta anche di creare raffinerie che dovrebbero coprire circa il 20% del fabbisogno di benzina raffinata nel nord-est della Siria. Questo è un punto importante, poiché le SDF ottengono la loro benzina raffinata principalmente dal regime siriano e/o dai suoi intermediari. Estraggono il greggio e lo inviano a raffinerie situate nelle aree sotto il controllo del regime. In cambio Damasco vende loro benzina a caro prezzo. La creazione di raffinerie operative nella Siria orientale potrebbe consentire alle SDF di assicurarsi ulteriormente la loro ancora molto precaria autonomia, ma le renderebbe ancora più dipendenti dagli Stati Uniti. La creazione di tali infrastrutture potrebbe privare Damasco dell’accesso a petrolio a basso costo e aggravare il deterioramento della situazione economica nel paese. In tal modo accentuerebbe le già profonde spaccature tra le forze democratiche siriane e lo stato siriano centrale. Ma questo accordo potrebbe significare un impegno a lungo termine degli americani in Siria e in particolare con le SDF.

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