L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 5 febbraio 2021

L'ideologia dell'INGERENZA nella politica interna degli altri paesi si dispiega nella sua interezza mettendo a nudo le pseudo democrazie tutte

05/02/2021 13:30 CET | Aggiornato 29 minuti fa

L'Ue parte accusatrice e finisce accusata dalla Russia
Incontro Borrell-Lavrov, patto su Sputnik V. I russi contrattaccano su Navalny e umiliano gli europei: "Inaffidabili, e non rispettano i diritti"

ANADOLU AGENCY VIA GETTY IMAGESMOSCOW, RUSSIA - FEBRUARY 5: (----EDITORIAL USE ONLY MANDATORY CREDIT - "RUSSIAN FOREIGN MINISTRY/ HANDOUT" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS----) EU High Representative for Foreign Affairs and Security Policy, Josep Borrell (R) and Russian Foreign Minister Sergey Lavrov (L) hold a joint press conference following their meeting in Moscow, Russia on February 5, 2021. (Photo by Russian Foreign Ministry/Handout/Anadolu Agency via Getty Images)

Parlando in conferenza stampa accanto a Josep Borrell, dopo il colloquio con l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Sergei Lavrov mostra la sicumera di chi può permettersi di ‘insultare’ l’Ue senza che questo rovini i rapporti commerciali in corso tra Mosca e le cancellerie europee. Non a caso la visita di Borrell in Russia, la prima dal 2017 da parte di un rappresentante delle istituzioni europee, serve anche a suggellare il patto russo-europeo per l’importazione e la produzione del vaccino russo anti-covid Sputnik in Europa. “Spero che Ema possa autorizzarlo presto”, dice Borrell facendo le sue “congratulazioni” ai russi per aver sviluppato un vaccino che, secondo la rivista scientifica Lancet, è efficace al 91 per cento contro il covid. Sono fiale sempre più preziose per l’Ue, ‘tradita’ dalle Big Pharma occidentali nella fornitura delle dosi.

Ma l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue si ritrova a prendere veri e propri schiaffi (figurati) dal ministro degli Esteri russo, che arriva a definire addirittura “ridicolo” l’approccio europeo sul caso Navalny. Qualche ora dopo la conferenza stampa con Borrell, si apprende che Mosca ha espulso tre diplomatici europei (Svezia, Germania e Polonia) accusandoli di aver partecipato alle manifestazioni per la liberazione del dissidente anti-Putin. Si apre così un vero e proprio caso diplomatico, Angela Merkel definisce l’espulsione “ingiustificata”. Il punto è che Borrell sapeva già prima della conferenza stampa. L’Alto rappresentante è stato informato della mossa russa nell’incontro con Lavrov, ha condannato ma ugualmente ha portato a termine il colloquio e ha tenuto la conferenza stampa in cui l’Ue è finita umiliata.

La Russia, attacca Lavrov, “costruisce la sua vita basandosi sul fatto che l’Ue è un partner inaffidabile, perlomeno in questa fase”. La frase piomba nell’ambito di una risposta alla domanda se l’Ue intenda imporre sanzioni agli otto oligarchi russi segnalati dall’attivista anti-Putin condannato a 3 anni e 5 mesi di reclusione. Eppure Borrell, pur reiterando la condanna dell’arresto di Navalny e la richiesta europea di liberarlo e di fare chiarezza sul suo avvelenamento l’anno scorso, aveva rassicurato che “nessuno Stato membro ha chiesto sanzioni…”.

Ma l’atteggiamento ‘docile’ da parte dell’Ue non è sufficiente per Lavrov. A un certo punto della conferenza stampa, il ministro russo parte con una reprimenda sulla violazione dei diritti umani in Europa, condanna l’arresto degli indipendentisti catalani, contesta i risultati delle inchieste europee sull’avvelenamento di Navalny: “Solo loro hanno trovato il veleno, noi no”. Cita il fatto che anche negli Usa si arrestano i manifestanti: quelli dell’assalto a Capitol Hill.

Del resto, è lo stesso Borrell a prestargli il fianco quando fa notare che “l’uso eccessivo della forza da parte della polizia non c’è solo in Russia, ma anche negli Usa. L’Ue lo condanna”. L’Alto Rappresentante fa appello alla differenza tra i regimi e i paesi fondati sullo stato di diritto: “In uno Stato dove c’è la ‘rule of law’, il potere giudiziario interviene a sanzionare eventuali abusi: questo è il vantaggio di avere un forte stato di diritto”. Ma nella conferenza stampa la retorica russa prende decisamente il sopravvento. “Pure in Italia la polizia usa gli idranti contro i manifestanti - segnala Lavrov - noi non li abbiamo usati, i dimostranti li hanno invece usati contro la polizia…”.

L’esito della visita, che continua fino a domani, semina imbarazzi in Commissione a Bruxelles. Borrell non riesce a incontrare Navalny, pur avendo avuto contatti con rappresentanti del suo team, spiegano da Palazzo Berlaymont. Cosa che non disturba le relazioni con Mosca, sempre più strette non solo sui vaccini ma anche sul clima, energia, rapporti commerciali.

“L’Ue è il primo partner commerciale della Russia, che è anche una grande fonte di investimenti per noi. Inoltre gli studenti russi sono tra i maggiori beneficiari del programma Erasmus...”, esordisce Borrell in conferenza stampa con Lavrov. Proprio il tema ‘energia’ nei rapporti con la Russia è al centro del bilaterale tra Angela Merkel e Emmanuel Macron: la cancelliera è intenzionata a confermare il gasdotto North Stream II, nonostante la contrarietà francese e americana.

E’ per queste connessioni commerciali che l’Ue chiude un occhio sul diniego russo di favorire un incontro tra il dissidente in carcere e Borrell. Né a Bruxelles, né a Mosca la spiegano in questi termini: nessuna ammissione che la visita sia stata negata. Addirittura dalla Commissione europea arrivano a dire che “se Borrell si fosse recato in carcere da Navalny avrebbe di fatto avallato il suo stato di detenzione”. Giravolte comunicative.

“Le relazioni con la Russia sono più difficili adesso che 20 anni fa”, ammette Borrell, ripensando alle speranze europee negli anni ’90, dopo la caduta del muro di Berlino. Adesso di Mosca non si può fare a meno, con buona pace dei diritti sui quali, d’altronde, l’Ue fa sconti anche ai suoi stessi paesi membri, tipo l’Ungheria e la Polonia, per non dire dell’altro partner commerciale super-potente: la Cina.

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