L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 febbraio 2021

L'influenza covid ha piegato l'economia Occidentale ha distrutto tessuto industriale, sociale ed umano ma è evidente che ai governanti questa situazione gli va bene altrimenti NON staremo a ricasco delle private multinazionali farmaceutiche che pensano solo ai profitti. E da ciò lo Sputnik V non si deve usare perchè è di origine russa, come d'altra parte quelli della Cina,

Venerdì 26 Febbraio - agg. 18:04

Sui vaccini si sta combattendo una battaglia mondiale senza esclusione di colpi. Ma qualcuno non l'ha capito

LETTERE AL DIRETTOREGiovedì 25 Febbraio 2021

Egregio direttore, 
può provare a spiegarmi cosa sta succedendo sui vaccini. Sentiamo parlare ogni giorno di ritardi, di tagli, di consegne cancellate. Poi ecco le offerte parallele. Com'è possibile? Non dovremmo essere tutti interessati a salvare vite umane e a sconfiggere il Covid? Mi pare che non sia proprio così.
Luigi Piovan
Padova

Caro lettore,
non sono un esperto di politiche farmaceutiche. Cerco di usare il buon senso. E mi faccio alcune domande. La prima è questa: AstraZeneca ha comunicato che tra aprile e giugno consegnerà 90 milioni di fiale in meno all'Europa. È solo l'ultimo dei tagli annunciati da un colosso farmaceutico. Ma perchè questi tagli non coinvolgono in modo lineare tutti i Paesi? Non risulta che AstraZeneca abbia, per esempio, ridotto le consegne alla Gran Bretagna, di cui è il principale fornitore. Inoltre: questi 90 milioni di vaccini che non arriveranno in Europa, che fine faranno? Andranno ad altri Paesi o alimenteranno anche un mercato parallelo che, come abbiamo capito, esiste e muove milioni di dosi? Un'altra domanda è questa: l'America ha pagato a Pfizer ogni dose 20 euro, Israele ben 28, l'Europa solo 12. Bene, brava la Ue che ha risparmiato, verrebbe da dire. Ma le cose non stanno esattamente così. Perchè anche se non conosciamo gli accordi stipulati da Bruxelles, possiamo intuire che se i gruppi farmaceutici tagliano le consegne all'Europa e non ad altri Paesi, è perchè le norme contrattuali consentono loro di farlo senza troppi danni. Prezzo più basso dunque, ma anche minori garanzie. Inoltre non bisogna essere geni per comprendere che se un gruppo non è in grado di far fronte alle consegne stabilite, penalizzerà prima e in modo più consistente chi paga le dosi 12 euro prima di chi li paga 20 o 28. Un grande esperto di farmaci come Mario Garattini, ha commentato: «L'Inghilterra ha più vaccini perchè ha pagato prima, Israele perchè ha pagato di più. L'Europa ha sbagliato pianificazione». E infatti la Gran Bretagna ha già vaccinato il 27% dei suoi cittadini, l'Europa solo il 4%. In realtà, anche se molti sembrano non averlo capito, sui vaccini si sta combattendo una battaglia mondiale senza esclusione di colpi. Perchè chi riuscirà a immunizzare prima degli altri la propria popolazione avrà un enorme vantaggio competitivo. Qualcuno, giustamente, si scandalizzerà per il fatto che le ragioni dell'economia e del profitto possano condizionare in modo così pesante una partita dove in gioco c'è la vita di milioni di persone. Ma queste sono le regole del gioco. E cambiarle adesso è troppo tardi. Resta il fatto che mentre altri Paesi si occupavano di procurarsi i vaccini, noi pensavamo a progettare le primule, cioè i tendoni dove somministrare i vaccini. Senza averli.

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