L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 9 febbraio 2021

Lo stregone maledetto ha un compito ben preciso e ignorarlo oggi porterà a una delusione tremenda proporzionale all'ILLUSIONE della narrazione delle televisioni dei giornaloni dei giornalisti

CONTRO DRAGHI, IL FRONTE DEL RIFIUTO 

di Moreno PasquinelliFEB 06, 2021


“Mai col Pd”, “Mai senza Conte”, “Mai più con Renzi”, “Mai con lo psiconano”, “Mai con la Lega”, “Mai più governi tecnici”, “Mai coi 5 stelle” “Mai con Draghi-Dracula”; e via negando. Sembrerebbe convalidata la tesi di Carl Schmitt secondo cui tutti i concetti della dottrina politica dello Stato sarebbero concetti teologici secolarizzati. L’analogia tiene, in questo caso, ove si rammentasse la tesi della teologia apofatica, la quale affermava che, in quanto a Dio, non si potesse dire alcunché di positivo. Ovvero Dio sarebbe ineffabile e inconoscibile e non resterebbe che l’abbandono mistico, aggiungiamo irrazionale, al divino.

Usciamo dall’analogia metafisica e voliamo basso. Si discettta sulla terapia economica che adotterà per far uscire il Paese dal marasma di una crisi sistemica senza precedenti. Come se Draghi avesse la capacità di compiere il miracolo. A ben vedere è proprio l’illusione che il nostro possa compierlo che spiega come tutti, di riffa o di raffa, sgomitano per salire sul carro del demiurgo, scambiando Draghi per un deus ex machina che risolve a da un senso alla tragedia italiana. Resteranno delusi assai. Sospetto, anzi, che in molti ci lasceranno le penne, poiché tutto Draghi potrà fare, meno che prodigi. Se abbiamo ragione, e penso che ce l’abbiamo, la montagna della crisi italiana è troppo alta da scalare, anche per uno scaltro arrampicatore come lui. l'incantesimo, prima o poi, svanirà.

Non è l’Ascensione al cielo che l’Italia ha davanti, bensì un’altra stazione della sua Via crucis, di cui quella decisiva fu l’adesione alla Unione europea. C’è un solo modo, infatti, di porre fine al Calvario, uscire dalla Unione europea, riguadagnare totale sovranità nazionale, sganciarsi dalla mondializzazione liberista. Hanno chiamato Draghi per la ragione opposta: tenere il Paese in catene e impedire che faccia naufragare il Titanic dell’Unione europea, e si arrenda dunque, in nome e per conto delle plutocrazie mondialiste, al destino di insignificante e succube provincia della nuova globalizzazione o meglio, del Grande Reset.

Per tenere soggiogata l’Italia occorre disinnescare la bomba sociale ed a questo scopo occorre addomesticare gli italiani, e per farlo bisogna seppellire definitivamente i populismi ed i sovranismi, che pur in forme cialtronesche avevano rappresentato l’opposizione popolare, fino a farla diventare maggioranza, fino a far schiantare la “seconda Repubblica”.

L’irruzione di Draghi sta terremotando il quadro politico italiano. Non poteva essere diversamente, per questo è stato principalmente tirato in ballo. Egli deve rendere definitiva la cooptazione di M5s e Lega salviniana come forze portanti del blocco politico- sociale dominante. Per il resto si navigherà a vista, barcamenandosi nella tempesta mondiale.

“Dopo l’annus horribilis segnato dalla pandemia Draghi non ci voleva proprio!”. All’euforia dei dominanti corrisponde, nel campo dell’antagonismo sociale e politico, lo sconforto. In effetti, tranne rare eccezioni (tra cui la principale è Liberiamo l’Italia) i diversi soggetti dell’arcipelago antagonista sono usciti con le ossa rotte dallo Stato d’emergenza biopolitico. Tuttavia questo scoramento è ingiustificato. Se si guarda al futuro prossimo con la dovuta lucidità non è difficile pre-vedere che per le forze antagoniste si aprirà un crescente spazio politico d’azione. Lo spazio di un combattivo FRONTE DEL RIFIUTO, di una coalizione anti-Draghi — la Marcia della Liberazione in quest’ultimo anno è stata in questo senso una via possibile di unità. Ciò che, nel bene e nel male, è stato seminato in questi anni difficili dai diversi organismi del sovranismo costituzionale, socialista e patriottico, darà i suoi frutti.

Così che un giorno proprio noi rivoluzionari potremo dire che Draghi è stato davvero l’uomo della Provvidenza —non per lorignori ma proprio per noi. Sempre tenendo a mente che la Provvidenza ci chiede di essere operosi, creativi, se serve spregiudicati, giammai indolenti, rassegnati o attendisti.

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