L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 4 febbraio 2021

Lo stregone maledetto sempre presente in quei passaggi fondamentali che hanno disarticolato lo Stato italiano in favore di gruppi privati quali multinazionali e banche.

Arriva Draghi il liquidatore, torna la dittatura finanziaria

Questo articolo, attuale più che mai, risale al 27 marzo 2020. In questi mesi la tavola è stata apparecchiata. Adesso la finanza, con Draghi, può sedersi e mangiare ciò che rimane dell'Italia.



CHI E’ MARIO DRAGHI?

Riproponiamo integralmente il nostro articolo dello scorso marzo perché ancora incredibilmente attuale. Renzi, il politico italiano più vicino di tutti all’establishment dell’Unione Europea e al mondo della finanza, non ha agito allo scoperto. L’accordo con Draghi c’era già e probabilmente anche con il Partito Democratico. Adesso si tratta solo di capire da chi saranno composte le grandi intese: se il centrodestra vuole sperare di governare nel 2023, deve assolutamente evitare di partecipare alla macelleria sociale che calerà sul popolo italiano.

Italia, 27 marzo 2020 – Lo scenario che sia apre davanti agli italiani è tenebroso. Si comincia a ripetere troppo spesso il nome di Mario Draghi come possibile guida del Governo italiano, pare si tratti solo di capire quando e come arriverà il passaggio di consegne.

Quello che più inquieta è come questa ipotesi sembri essere accettata in modo completamente acritico. Talvolta addirittura entusiastico. Anche da coloro che, in teoria, dovrebbero rappresentare l’asse sovranista in Parlamento, ovvero Salvini e Meloni. Mario Draghi, infatti, rappresenta l’esatta antitesi del sovranismo. Nonostante i grandi media provino a propinarcelo come un uomo piovuto dal cielo, lo troviamo presente con ruoli di assoluto rilievo nelle nostre istituzioni dagli anni ’80 in poi. 
Evidentemente non con grandi risultati.

Il suo curriculum vitae è quello di un uomo affaccendato in tutti i momenti di maggiore difficoltà della nostra Nazione, in quei passaggi fondamentali che hanno disarticolato lo Stato italiano in favore di gruppi privati quali multinazionali e banche.

Nato nel 1947, Draghi, dal 1984 al 1990 è direttore della Banca Mondiale. Nel 1991 torna in Italia, guarda caso proprio all’inizio del periodo delle privatizzazioni, ovvero quel momento in cui lo Stato iniziò a svendere i suoi asset strategici. In dieci anni, fino al 2001, ricopre la carica di dirigente del Ministero del tesoro, mantenendola nonostante il susseguirsi di Governi profondamente diversi tra loro. Chiamato durante il Governo Andreotti VII, su suggerimento di Ciampi, all’epoca governatore della Banca d’Italia, è confermato da tutti gli esecutivi successivi: Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I, D’Alema I e II, Amato II e Berlusconi II.

UOMO DELLA GRANDE FINANZA

Investito della capacità di agire nella famosa riunione sul panfilo Britannia nel 1992, un incontro organizzato dai grandi potentati finanziari e rivolto a manager, investitori e decisori pubblici. Draghi in quell’occasione indicò “i mercati come strada per la crescita” auspicando la “fine del controllo politico” . Che tradotto vuole dire togliere sovranità a popoli e Stati per darla alla finanza attraverso un programma di serrate privatizzazioni. Esattamente ciò che poi è avvenuto.

Di questo programma Mario Draghi divenne uno dei principali artefici, diventando Presidente del “Comitato privatizzazioni”: carica in cui si avvicendarono altri liquidatori del patrimonio pubblico, fra cui Romano Prodi. La stagione delle privatizzazioni fu una vera e propria ghigliottina per la nostra Nazione. Sparirono in pochi anni tutti i nostri gioielli nazionali, aziende strategiche che creavano ricchezza e garantivano indipendenza.

“Alcuni progressi sono stati fatti nel promuovere la vendita di alcune banche possedute dallo Stato ad altre istituzioni cripto-pubbliche ma per quanto riguarda le vendite reali delle maggiori aziende pubbliche al privato è stato fatto poco” diceva Draghi nel 1992 alla grande finanza.

SVENDITA NAZIONALE

Il processo di privatizzazione iniziò con la vendita dell’IMI, dell’INA e delle tre banche di interesse nazionale di proprietà dell’IRI , togliendo allo Stato la possibilità di intervenire direttamente nell’economia nazionale. Stato che venne completamente estromesso dal settore bancario con la cessione della BNL (1998) e del Mediocredito Centrale (1999). Queste svendite furono consequenziali all’emanazione del “Testo unico in materia bancaria e creditizia” del 1993, che cancellò la legge bancaria del 1936. Legge che fino ad allora aveva sancito la separazione tra banche operanti a breve termine e quelle operanti a medio lungo termine. Nonché il principio della separatezza tra banche ed industria.

Alle banche fino ad allora non era permesso assumere partecipazioni in imprese industriali e commerciali. Una tutela per l’economia reale che metteva i banchieri di fronte alla scelta di operare nel settore del risparmio o in quello della speculazione. Dalla cancellazione di questo vincolo si è consolidato lo strapotere delle banche. Con l’esplosione di crisi che abbiamo pagato tutti, come quella del Monte dei Paschi e Banca Etruria.

La cessione di società di servizio

Entrò nel vivo con la vendita di Aeroporti di Roma, Telecom Italia (di proprietà dell’IRI, il cui controllo fu ceduto al mercato nel 1997), parti del capitale di ENI (a partire dal 1995) ed ENEL (dal 1999) e Autostrade (1999). Furono anche cedute le società industriali dell’IRI e le attività petrolchimiche dell’ENI. Il tesoro è rimasto come azionista di maggioranza relativa nell’ENI e nell’ENEL, ovviamente un Draghi Presidente del Consiglio non perderebbe tempo a completare la cessione delle due società.

Per il servizio reso alla causa neoliberista nel 2002 passa a Goldman Sachs, una delle banche di affari più potenti al mondo, proprio quando questa riusciva a convincere la Grecia ad affidarle il suo debito pubblico. Trascinandola, così, nel baratro economico che tutti poi abbiamo conosciuto. Per GS ricoprirà il ruolo di Vice Chairman e Managing Director per guidare le strategie europee dell’istituto dalla sede di Londra.

ALLA BCE

Il suo insediamento a Presidente della BCE nel maggio del 2011, precede di pochi mesi quello di Mario Monti a Presidente del Consiglio. Draghi si dimostra subito un intransigente sostenitore dell’austerity, dei vincoli di bilancio, dei tagli alla spesa pubblica (ciò che ci impedisce oggi di fronteggiare al meglio il Coronavirus) e della riduzione della presenza dello Stato nell’economia.

L’8 maggio 2012 all’Italia viene stretto un cappio al collo: entra ufficialmente in vigore il principio del pareggio di bilancio. Principio inserito nella nostra Costituzione tramite il ricatto dello spread, al quale diventa impossibile far fronte senza una Banca Nazionale pubblica che emetta moneta e che svolga il ruolo di acquirente di ultima istanza dei titoli di Stato invenduti sul mercato.

Nel luglio 2012 si schiera a difesa dell’Euro nel pieno delle turbolenze dei mercati finanziari, con Grecia e Italia sotto un attacco capace potenzialmente di far implodere l’unione monetaria. Draghi dichiarò allora sentenziò: “La Bce sarà pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro. E credetemi: sarà abbastanza”. Da quel giorno i mercati smisero di premere. L’Euro in quel caso fu salvato, ma non le Nazioni ovviamente, poste in perenne recessione da un’austerità programmata che impedisce qualsiasi ipotesi di ripresa.

IL FUTURO

Potremmo continuare e dettagliare ulteriormente, tuttavia il quadro è abbastanza chiaro: Mario Draghi è un altro uomo della finanza internazionale. Oggi lo sentiamo rilasciare qualche dichiarazione accattivante. Per cercare di promuovere meglio la sua immagine in vista dell’incarico che andrà a ricoprire, del resto lo fece anche Mario Monti. Quando salirà indisturbato sul trono però, non lo vedremo rispondere al popolo. Bensì a quelle entità sovranazionali per le quali da sempre opera, probabilmente in modo ancor più cinico dei suoi predecessori.

Ezra Pound diceva “i politici sono i camerieri dei banchieri”. Rispetto all’avvento di Mario Draghi probabilmente aggiungerebbe: “quando però il piatto è pregiato, i banchieri preferiscono servirsi da soli”. Il piatto, anche stavolta, si chiama Italia.


3 commenti:

  1. ORMAI CON L'ARRIVO DELLO STREGONE DELLE BANCHE TUTTO È COMPIUTO PER L'ITALIA:ADDIO DEMOCRAZIA,È ARRIVATA LA DITTATURA.

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