L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 febbraio 2021

Lo stregone maledetto vuole ridare ai privati il Monte dei Paschi. Il principio delle privatizzazioni è ancora pregnante nella cultura del capo di governo, continua a fare danni

BANCHE E RETI

MPS, accelerata di Draghi verso la privatizzazione

DI ANTONIO POTENZA25 FEBBRAIO 2021 | 10:33

Il nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi non ha dubbi: la privatizzazione di Banca Monte dei Paschi di Siena avverrà. E la fuoriuscita dello Stato nel capitale di MPS dovrebbe avvenire entro la fine dell’anno, in base agli accordi presi nel 2017 con la Commissione UE nell’ambito del salvataggio.

Il governo è intenzionato ad accelerare il processo.

Queste le informazioni che filtrano dal Ministero dell’Economia, dove il dossier di MPS è già arrivato nelle mani del ministro Daniele Franco. Secondo quanto riportato da Reuters, l’opzione di rispettare le scadenze pattuite con l’Unione Europea eviterebbe di drenare maggiormente le risorse del contribuente italiano. Nonostante le frenate dei grillini, anche il precedente governo aveva comunque cercato di rispettare la tabella di marcia. Tant’è che prima di Natale il Tesoro aveva già cercato di definire la dote promessa all’eventuale compratore. Ora, sarebbe in studio anche la possibile garanzia sul contenzioso.

I nodi da sciogliere per l’esecutivo sono diversi.

Gli advisor a lavoro sul dossier (Mediobanca, Credit Suisse, Bank of America e lo studio legale Orrick) cercano di trovare la soluzione che possa impattare meno sulle casse dello Stato, o che neutralizzi il più possibile il rischio legale. Una possibile soluzione sarebbe quella di coinvolgere un pool di compagnie che possa fornire una copertura assicurativa. Il premio, inoltre, potrebbe essere ripartito tra Stato e MPS.

Sicuramente quella del premio è la questione più spinosa. Il rischio che possa scattare la contestazione di aiuto di Stato, se la definizione delle condizioni scendesse sotto certe soglie, è reale. Ma il progetto dovrà subire anche il vaglio della Commissione Ue della Direzione Concorrenza di Bruxelles.

Infine, rimane da individuare il possibile compratore. Nella trattativa potrebbero entrare altri fondi come Blackstone e Lonestar, e soprattutto alcune banche. Tra quest’ultime sicuramente Banco Bpm e Bper, benché nel radar dei loro due ceo Giuseppe Castagna e Alessandro Vandelli potrebbero finire ben altre opportunità. Anche le banche francesi operanti in Italia potrebbero affacciarsi sul dossier. In pochi scommettono però in un ritorno di interesse di Bnp Paribas, dopo l’avvicinamento del 2005, e da una distrazione dall’impegno del credito valtellinese da parte di Crédit Agricole.

Il candidato migliore rimane Unicredit, che in ogni caso non si muoverà prima di aprile, quando il congresso nominerà ceo Andrea Orcel. L’asso dell’investment banking, oltre che disegnare il progetto di privatizzazione senese, potrebbe pensare ad una acquisizione multipla puntando il radar di Unicredit anche su Banco Bpm.

La scelta si limerebbe tra Siena e Piazza Meda. O anche, entrambe.

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