L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 16 febbraio 2021

Per cancellare il debito pubblico in Euroimbecilandia basta cambiare i Trattati e se non si riesce in quanto serve l'unanimità by by al Progetto Criminale dell'Euro

Debito pubblico, la cancellazione è una strada percorribile?

16 Febbraio 2021, di Redazione Wall Street Italia

La cancellazione del debito pubblico è una strada percorribile?
di John Plassard (Mirabaud)

Raramente la questione del debito ha suscitato tanti commenti da parte di economisti e media finanziari come durante la crisi del coronavirus. Molti si interrogano sul pagamento del debito pubblico, che è cresciuto a dismisura durante la pandemia. Nessun Paese è immune, e le devastanti conseguenze economiche sono sotto attento scrutinio. Tuttavia, quando la crisi finirà, è più che probabile che alcuni Paesi indebitati chiederanno puramente e semplicemente la cancellazione di una parte o di tutto il loro “debito Covid”.

Non molto tempo fa, era opinione condivisa che il debito pubblico di un Paese dovesse rimanere ben al di sotto della dimensione della sua economia. Ma, come altre cose che eravamo soliti dare per scontate, questa linea guida, almeno temporaneamente, ha ceduto alla pandemia mentre i policymaker si affannano a mantenere in piedi l’economia.

L’aumento del livello del debito rischia di incrementare il timore di potenziali bancarotte statali. Inoltre, l’approccio circolare che prevede di chiedere a una Banca Centrale di immettere denaro per la spesa pubblica fa automaticamente scattare l’allarme sulla conseguente inflazione. I Paesi in via di Sviluppo potrebbero non essere in grado di attingere alle stesse risorse delle loro controparti più ricche e probabilmente saranno presto costretti a rimborsare miliardi di dollari di debito, per evitare che le agenzie di rating abbassino le loro valutazioni.

All’inizio di febbraio, più di 100 economisti hanno chiesto alla Bce di cancellare il debito pubblico che detiene. I firmatari ritengono che l’Istituto di Francoforte, cancellando il debito, offra agli Stati europei i mezzi per la loro ricostruzione ambientale, ma anche per riparare ai danni sociali, economici e culturali causati dalla pandemia. Dopo l’appello degli economisti la presidente della Bce Christine Lagarde ha escluso di poter cancellare il debito accumulato per contrastare gli effetti della pandemia, definendolo “impensabile” e “una violazione del trattato europeo che vieta rigorosamente il finanziamento monetario degli Stati”.

Mentre il debito pubblico statunitense ha raggiunto il livello più alto dalla Seconda guerra mondiale, l’impatto sui mercati finanziari è stato nullo. Ci sono diverse ragioni per questo. La pandemia sembra aver rimodellato ulteriormente il modo in cui le persone pensano a un debito pubblico molto elevato. Quelli che una volta potevano essere spaventati da questa prospettiva ora sembrano essere d’accordo, se il denaro è ben impiegato e se gli interessi restano relativamente bassi.

Così, anche se Paesi come il Regno Unito hanno debiti da record, molti esperti concordano sulla stessa idea: continuare a prendere in prestito. Alcuni governi, in particolare gli Stati Uniti, “giustificano” anche l’aumento dell’indebitamento dicendo che il ritorno della crescita permetterà di ripagare il debito stesso (in particolare attraverso l’aumento delle tasse).

È importante ricordare che uno Stato non ripaga mai il suo debito per intero. Infatti, quando un prestito giunge a scadenza, lo Stato semplicemente contrae un altro prestito. È più preciso, quindi, parlare di pagamento dell’interesse sul debito piuttosto che pagamento del debito in sé.
Debito pubblico, per cancellarlo bisogna modificare trattati Ue

Ora, tornando alla cancellazione del debito, il trattato di Lisbona prevede che la Bce sia giuridicamente indipendente dai suoi Stati membri e che le sia vietato finanziarli. La cancellazione del debito contravverrebbe quindi a questo principio, con tutte le conseguenze che si possono immaginare.

Gli Stati membri dovrebbero quindi concordare di modificare i trattati europei, una decisione che richiede l’unanimità, cosa attualmente impensabile. È importante ricordare che la mutualizzazione del debito ha già dato luogo a discussioni infinite tra i Paesi “del nord” e quelli del “sud” dell’UE.

Infine, come dimenticare il documento della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo che afferma che: “L’obbligo di diritto internazionale di rimborsare il debito non è mai stato accettato come assoluto, ed è stato spesso limitato o qualificato …”. C’è, quindi, molto materiale per la “discussione”.

I Paesi che hanno cancellato il debito

In passato ci sono stati diversi casi emblematici di cancellazione del debito. Si possono citare in particolare i casi del Messico (1861), di Cuba (1898), dell’Unione Sovietica (1918), della Repubblica Federale Tedesca (1953) e dell‘Iraq (2003).
Una delle domande che ci viene spesso posta è se l’ammontare del debito globale, che si è moltiplicato a causa della pandemia, potrebbe innescare una correzione del mercato. Riteniamo che la risposta a tale quesito sia negativa, perché il debito oggi è “un male necessario”. Ma un giorno dovremo affrontare la questione, anche se questo implica il condono di parte del debito di alcuni Paesi (in particolare quelli in via di sviluppo).

Quando si tornerà ad un periodo di crescita, la questione verrà messa in cima all’agenda delle Banche Centrali e dei Governi.

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