L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 2 febbraio 2021

Politica contro l'economia - Lotta tra Stati e le multinazionali delle comunicazioni queste ultime vorrebbero continuare ad avere le mani libere e su questo hanno creato un immenso potere economico e politico che confligge con quello dello stato

ECONOMIA
Lunedì, 1 febbraio 2021 - 08:45:00
Editoria, nuovo colpo al Big Tech. L'Australia mette Google contro Microsoft

Di fronte alle minacce di Mountain View di lasciare il Paese qualora venga introdotta la nuova legge sull'editoria, il governo intavola trattative con Microsoftdi 

Andrea Deugeni


Dopo la Francia, con l’accordo fra Google e gli editori sul pagamento dei contenuti di informazione, il Big Tech americano attivo sulla ripresa delle news, in particolare il celebre motore di ricerca di Mountain View e Facebook, si prepara a subire un’altra sconfitta in Australia. Canberra infatti sta per introdurre una legge che imporrà al popolare social network fondato da Mark Zuckerberg e a Google di pagare per i contenuti relativi alle notizie, anche per il traffico che generano sulle relative piattaforme. Una mossa che ha addosso gli occhi del settore dell'editoria a livello mondiale che cerca di comprendere in che modo obbligare le società tecnologiche a stelle e strisce a pagare gli editori locali.


Mentre Parigi ha appena fatto da apripista in Europa dopo il varo nel 2019 della direttiva comunitaria su copyright, il segretario del Tesoro dell'Australia, Josh Freydenberg, ha cominicato di aver appena avuto un faccia a faccia con Zuckerberg, un incontro che aveva sul tavolo proprio i piani del governo australiano per regolamentare l’accesso dei colossi a stelle e strisce ai contenuti editoriali del Paese. Incontro al termine del quale Freydenberg, che sul tema viaggia compatto con il primo ministro Scott Morrison, ha rivelato in una conferenza stampa ad hoc di “non essere stato convinto da Mark Zuckerberg a fare un passo indietro”.


Nelle settimane scorse, Frydenberg ha spiegato che i funzionari preferirebbero che gli editori e le società tecnologiche concludessero accordi senza fare affidamento sul nuovo codice, ma il progetto di legge di Canberra prevede che in assenza di un’intesa spontaneo tra i media locali e i colossi del web, un "arbitro" nominato dallo Stato intervenga per stabilire un compenso adeguato. Impianto normativo di fronte al quale Google, che negli ultimi tempi si è ammorbidita firmando alcuni accordi in tutto il mondo, ha minacciato il governo di lasciare il Paese, eliminando la possibilità per gli internauti australiani, di accedere al popolare motore di ricerca, forte di un controllo del 94% del mercato locale.

Lo scenario ha aperto la porta a un altro fattore che potrebbe ulteriormente indebolire lo strapotere dei colossi del Tech in giro per il globo, schema ripetibile altrove qualora Facebook&C non vogliano piegarsi alle leggi nazionali di tutela dell’editoria.

Nel braccio di ferro fra Canberra e il gigante di Mountain View, si è inserita infatti subito Microsoft, competitor che a sua volta in un incontro del proprio Ceo Satya Nadella con il premier australiano ha spiegato di essere pronta a colmare il vuoto con il proprio motore di ricerca Bing, qualora “Big G” facesse le valigie per non piegarsi alla legge sull’editoria locale.

"Vogliamo solo che le regole nel mondo digitale siano le stesse che esistono nel mondo reale, nel mondo fisico", ha spiegato Morrison dopo aver rivelato il faccia a faccia con il numero uno di Microsoft. Una portavoce del gruppo fondato da Bill Gates ha confermato la discussione con Canberra, ma ha rifiutato di commentare, in quanto non direttamente coinvolta nella nuova legislazione.

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