L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 febbraio 2021

Rinascia Scott non è una crepa ma è una capitolazione sempre più convinta. Gli spazi per la 'ndrangheta e il suo retroterra massonico politico si stanno chiudendo uno a uno

Rinascita Scott, in arrivo il “ciclone” Mantella: tremano boss e “colletti bianchi”

9 Febbraio 2021


di Mimmo Famularo

E’ il più atteso e anche il più temuto. Un po’ come Tommaso Buscetta nel 1986 nel maxi processo di Cosa Nostra. Quando entrò nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo un silenzio assordante lo accompagnò dinnanzi al giudice Giordano. Trentacinque anni dopo i boss della ‘ndrangheta vibonese e tutta l’area grigia che negli anni ha contribuito a dare loro forza tremano perché Andrea Mantella sta per arrivare. Il prossimo 18 marzo debutterà nel maxi processo scaturito dalla monumentale inchiesta “Rinascita Scott” istruita dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. A differenza di Tommaso Buscetta, l’ex boss di Vibo, oggi collaboratore di giustizia e principale teste dell’accusa, deporrà in videoconferenza collegato con l’aula bunker del polo industriale di Lamezia Terme. I verbali riempiti nel corso di decine e decine di interrogatori, ai quali Mantella si è sottoposto fin da quando ha deciso di saltare il fosso e iniziare a collaborare con il pool di magistrati diretti da Gratteri, si trasformeranno in parole affilate e taglienti che entreranno ufficialmente nel troncone ordinario con oltre 300 imputati.

Le 15 udienze di Mantella

Un vero e proprio “ciclone” che con le sue dichiarazioni, non solo ha squarciato il classico velo di omertà, ma ha svelato omicidi rimasti per anni impuniti, intrecci tra ‘ndrangheta, politica e imprenditoria, permesso agli investigatori di inquadrare scenari inediti e alla Dda di Catanzaro di chiudere il cerchio su decine di inchieste con una raffica di arresti senza precedenti. Mantella è a conoscenza di così tanti segreti, alcuni dei quali ancora coperti da omissis, che i pubblici ministeri Antonio De Bernardo, Annamaria Frustraci e Andrea Mancuso (oltre agli avvocati difensori che lo metteranno a dura prova) avranno bisogno di ben quindici udienze e, forse, anche qualcosa in più per esaminarlo. Il calendario delle udienze dibattimentali prevedono la citazione di Mantella il 18 marzo e, poi, a seguire il 22, il 23, il 25, il 29, il 30, il 31 marzo. Si sforerà in aprile con altre udienze già calendarizzate per l’1, il 7, l’8, il 9, il 12, il 13, il 15, il 19 aprile. Si preannuncia un inizio di primavera incandescente nell’aula bunker di Lamezia.

Moscato e le Idi di Marzo

A precedere le quindici udienze di Mantella sarà un altro big tra i collaboratori di giustizia sui quali la Dda di Catanzaro punta per stangare la ‘ndrangheta vibonese e i “colletti bianchi” che negli anni l’hanno favorita. Si tratta di Raffaele Moscato, ex azionista dei Piscopisani. Il 35enne originario di Vibo Marina deporrà collegato da un sito riservato a partire dall’8 marzo. Il calendario prevede cinque udienze. Oltre a quella inaugurale, già fissate le altre giornate: 9, 11, 15 e 16 marzo.

Il rampollo dei Mancuso

Dopo Moscato e Mantella, toccherà ad Emanuele Mancuso, il primo pentito storico dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta di Limbadi e Nicotera. Il rampollo della cosca più importante e potente esordirà nel maxi processo il 21 aprile e a lui la Dda dedicherà complessivamente cinque udienze: 22, 26, 27, 29 aprile. La sua testimonianza sarà importante perché Emanuele è il figlio di Pantaleone, alias “l’ingegnere”, ma soprattutto il nipote di Luigi, il boss più carismatico e influente della malavita vibonese, ritenuto unanimemente uno degli imputati principali ma anche uno dei personaggi chiave della storia della ‘ndrangheta per via del suo spessore criminale ampiamente riconosciuto al di fuori dei confini vibonesi.

Il pentito delle “nuove leve”

Maggio sarà invece il mese delle “nuove leve”. In questo caso a tremare saranno le ‘ndrine di Vibo. Il 4 maggio debutterà infatti Bartolomeo Arena, il 45enne collaboratore di giustizia affiliato ai “Pardea-Ranisi” che con le sue dichiarazioni ha inguaiato e incastrato tutti coloro che recentemente hanno messo a fuoco la città di Luigi Razza con attentati, intimidazioni, sparatorie, tentati omicidi in serie. Sette saranno le udienze dedicate ad Arena: si partirà il 4 maggio e si proseguirà il 5, il 6, il 10, l’11, il 13, il 17 dello stesso mese. Poi toccherà a Gaetano Antonio Cannatà, l’ultimo tra gli affiliati della ‘ndrangheta vibonese a essersi pentito. Sarà sentito a partire dal 19 maggio per cinque udienze totali. Precederà le testimonianze di Emilio Santoro, Francesco Saraco e Marco Petrini, rispettivamente medico, avvocato e giudice già coinvolti nell’inchiesta Genesi sui processi aggiustati in Corte d’Appello a Catanzaro. Altre storie, altri scenari.

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