L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 4 febbraio 2021

Usare Mes e Recovery Fund invece che titoli di Stato da cancellare ad emergenza finita ma lo stregone maledetto non lo farà. Deve imbarcare Salvini e Meloni, intervenendo sui dipendenti pubblici, abbassando i loro stipendi, le loro pensioni, facilitando i licenziamenti.

POLITICA
Mercoledì, 3 febbraio 2021 - 16:40:00
Enigma Draghi. Il professore è combattuto. Galloni: vi spiego cosa accade ora

Draghi inizia ma è già a un bivio. Lega è determinante per il governo. Ma lui dovrebbe adottare politiche di Renzi, vincitore dalla disputa coi 5Stelle.di Antonio Amorosi


Federico Caffè, uno degli economisti più importanti d’Italia è stato maestro sia di Mario Draghi che di Nino Galloni, economista post-keynesiano ed ex direttore generale del Ministero del Lavoro.

“Vieni dalla stessa scuola economica, quella di Caffè. Che caratteristiche ha Draghi?”

“Veniamo dalla stessa scuola ma lui la lasciò nei primissimi anni ‘80 e andò con aspettative razionali a fare altro. Caffè mi disse che lo considerava il suo migliore allievo ma che ci aveva abbandonati. Si mise a lavorare per Goldman Sachs, abbracciando tesi diverse da Caffè perché noi eravamo keynesiani. C’è stato molto liberismo con le privatizzazioni”.

“Però nella sua carriera Draghi si è dimostrato pragmatico e poco ideologico, un fine politico nella strategia e capace di grandi cambiamenti. Ad esempio è riuscito, con il quantitative easing, a fare una politica che i tedeschi non volevano. E’riuscito anche a dividerli”

“Si, ha salvato l’euro. Ma che sia un merito o una colpa ce lo dirà la storia. Certo i tedeschi non erano d’accordo con le sue mosse”.

“Che sensazione hai avuto con la prima apparizione pubblica, post incarico?”

“Dopo questo colloquio con Mattarella mi è sembrato mandato al macello. Non mi è sembrato molto convinto della situazione. E’ un’impressione che non ho avuto solo io”.

“A me non ha dato una particolare sensazione di fragilità anche se lo scenario è oggettivamente complesso”

“Arriva in anticipo rispetto a una degenerazione della situazione sociale che lo avrebbe fatto acclamare come salvatore della patria; col rischio, invece, di dover applicare il progetto Renzi. Questa è una specie di trappola... in cui lui finisce. Mi spiego meglio. Nelle mie previsioni di tempo fa Draghi era destinato ad essere chiamato per salvare la patria, quando si fosse creata una situazione esplosiva per motivi economico-politico-sociale. Viene invece chiamato adesso fondamentalmente perché Mattarella ha paura della pandemia, ecc… Viene chiamato in una situazione in cui la sua strategia deve essere quella di attuare il piano di Renzi, per questo Renzi era tutto contento, ovvero usare Mes e Recovery fund invece che titoli di Stato da cancellare ad emergenza finita. In realtà questa è la strada per la catastrofe dal punto di vista della sua missione”.

“E’ vero, tempo fa Draghi disse come avrebbe agito per salvarsi dalla pandemia e non era il piano di Renzi...”

“Lui voleva salvare l’Italia facendo quello che ha annunciato un anno fa sul Financial Times: fare debito per poi cancellarlo alla fine dell’emergenza. Più c’è caos sociale anche nelle strade e più si giustifica questo tipo di politica. In Europa non sono contenti di una soluzione del genere ma Christine Lagarde gliela avrebbe fatta fare perché lui è Draghi. Nella situazione attuale però…. Per questo ho letto nel suo atteggiamento una difficoltà”.

“Non pensi che ora la Lega diventi, per numeri, l’ago della bilancia per trovare la maggioranza, visto che dai 5Stelle ma anche da Fdi e Leu sembra essere già arrivato un no. La Lega ha detto però: ‘se fate un governo lacrime e sangue tipo Monti dimenticatevi di noi”. Quindi che cosa accede dipende dalla loro scelta?”

“E’ lì la chiave”.

“Avendo visto come si muove l’uomo cosa prevedi faccia?”

“Proverà a fare un esecutivo comunque, visto quanto è durato il colloquio con Mattarella. Dovranno fare un esecutivo per il Mes, il Recovery fund, eccetera. Ma se vogliono abbassare le tasse devono fare un altro programma. E’ possibile ma deve imbarcare Salvini e Meloni, intervenendo sui dipendenti pubblici, abbassando i loro stipendi, le loro pensioni, facilitando i licenziamenti. Come fai ad abbassare le tasse in una logica di scarsità economica? Può farlo solo in una logica di tipo ultrakeynesiano o simile”.

“Draghi resta un enigma, come scrisse il Financial Times. E tu pensi che in questa fase non praticherà una strada ultrakeynesiano?”

“Secondo me è molto combattuto e capisce questa situazione”

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