L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 marzo 2021

Bolle in arrivo

Alert bolla immobiliare in Cina e Australia. Pechino teme contagio Wall Street e borse europee

02/03/2021 09:20 di Laura Naka Antonelli

La parola – e paura – bolla tornano ad assediare i mercati: dalla Cina arriva un chiaro alert sul rischio che bolle speculative si siano ormai formate su Wall Street e sulle borse europee, gonfiate dagli stimoli monetari lanciati dalle banche centrali nell’intento di arginare gli effetti disastrosi della pandemia Covid-19. E in Australia qualche economista avverte che, dopo l’ultima fiammata dei prezzi delle case, la banca centrale RBA – che proprio oggi ha lasciato i tassi invariati – prima o poi dovrà riconsiderare la propria politica monetaria fatta di tassi attorno allo zero.

BEIJING, CHINA – FEBRUARY 17: People visit the Wangfujing Street ahead of Chinese New Year, the Year of the Ox, on February 17, 2021 in Beijing, China.Native Chinese all across the world are welcoming the Year of the Ox and celebrating the Spring Festival, which lasts for 15 days.(Photo by Fred Lee/Getty Images)

Qualche giorno fa gli analisti di Bank of America avevano avvertito, inoltre, come il sentiment sui mercati fosse improntato a un livello di ‘bullishness’ estremo. Insieme al gruppo EPFR, BofA aveva reso noto come, nella settimana compresa tra il 3 e il 10 febbraio, i fondi azionari americani fossero stati interessato da flussi in entrata per un valore di $58 miliardi.
L’avvertimento, riportato da Bloomberg, era che un sentiment del genere avrebbe potuto “scatenare un segnale sell di quelli che non si vedono dal gennaio del 2018”.
L’alert ora arriva direttamente da Pechino, in particolare dall’Autorità bancaria del paese.
“I mercati finanziari sono scambiati a livelli elevati in Europa, Stati Uniti e altri paesi avanzati”, ha detto Guo Shuqing, responsabile della Commissione bancaria e assicurativa in Cina. E “siamo molto preoccupati” , ha aggiunto, per i rischi che stanno emergendo dalle bolle presenti nei mercati finanziari globali, ma anche per quella che si sta formando nel settore immobiliare made in China.
Tra l’altro, secondo il presidente della China Banking and Insurance Regulatory Commission (CBIRC) le bolle presenti nei mercati americani ed europei potrebbero esplodere, in quanto i loro rally contrastano con la direzione delle rispettive economie: di conseguenza, gli asset dovranno far fronte prima o poi ad alcune correzioni. E la Cina teme l’effetto contagio.
D’altronde, è stata la commissione stessa, nel mese di gennaio, a dire di essere pronta ad anticipare “i rischi sistemici”, dopo aver imposto un tetto massimo ai prestiti che vengono convogliati al mercato immobiliare.
Nel commentare l’alert del CBIRC Steven Leung, executive director di Uob Kay Hian (Hong Kong) ha ricordato a Bloomberg che “la politica monetaria della Cina non è accomodante come quella degli Stati Uniti e dell’Europa” e che “questi ultimi commenti creeranno il timore di possibili mosse restrittive”. Timori già presenti sui mercati, visto il boom recente dei tassi sui Treausuries Usa, con quelli decennali schizzati anche oltre l’1,6%

Pechino studia misure per gestire flussi capitali in entrata

Pechino sta dunque sull’attenti, tanto da star studiando anche misure efficaci per gestire i flussi di capitali in entrata, al fine di evitare turbolenze nei mercati domestici.
D’altronde, Guo ha detto chiaramente che, con l’economia altamente globalizzata, i flussi di capitali stranieri diretti verso la Cina aumenteranno in modo significativo, sia per la ripresa economia globale che per i prezzi appetibili degli asset.
E se c’è qualcosa che Pechino teme è proprio il surriscaldamento del proprio settore immobiliare.
“E’ pericoloso che molte persone acquistino case non per viverci, ma per fare investimenti o speculazioni”, ha rimarcato il numero uno della Commissione bancaria cinese. Che ha aggiunto che il rischio di questo fenomeno è che, in caso di crisi immobiliare, il valore delle proprietà in mano a tante persone soffra una perdita enorme, scatenando un circolo vizioso di mutui non pagati e di caos economico.
Ma la bolla immobiliare non spaventa solo la Cina. Occhio al caso Australia, dove di recente è stato reso noto che i prezzi delle case sono saliti nelle quattro settimane di febbraio del 2,1%, riportando il rialzo più forte su base mensile dall’agosto del 2003. Su base annua, il trend dei prezzi a febbraio è stato di un balzo pari a +9,4%
Il dato è stato reso noto dal gruppo di consulenti del mercato immobiliare CoreLogic. Dal report, è emerso che lo scorso mese i prezzi delle case sono balzati a Sydney e a Melbourne rispettivamente del 3% e del 2,5%. .
Altri dati diramati dall’istituto di statistica australiano hanno messo in evidenza come sia sempre più alto l’interesse dei potenziali acquirenti di case a indebitarsi pur di entrare nel mercato immobiliare. I prestiti erogati per l’acquisto di case sono balzati del 10,5% a gennaio, in crescita di ben +44,3% su base annua.

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