L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 30 marzo 2021

Che la Corte Costituzionale tedesca abbia bloccato il Recovery Fund è un bene. Gli Eurobond di Tremonti del 2011, riproposti dallo stregone maledetto, non saranno mai accettati perchè significherebbe scardinare il Progetto Criminale dell'Euro. Possiamo allentare il debito pubblico facendolo sottoscrivere UNICAMENTO al risparmio italiano, per far questo i titoli pubblici specifici li devono rendere conveniente e non farli erodere dalle commissioni bancarie, vere e proprie sanguisughe. Investire strutturalmente in assunzioni di almeno un milione di giovani nella pubblica amministrazione per far ripartire l'Italia

SPY FINANZA/ I nuovi indizi sui danni del Qe perenne tra Wall Street e l’Italia

Pubblicazione: 30.03.2021 - Mauro Bottarelli

Quanto accaduto ad Archegos Capital e il dibattito su Eurobond e Recovery fund evidenziano come stia per arrivare il conto di anni di Qe ininterrotto

La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

Ma guarda un po’, di colpo il mercato è tornato a fare i conti con quel retaggio del passato chiamato margin call. E alla grande, oltretutto. Archegos Capital è un piccolo hedge fund newyorchese, il quale però ha un brutto vizio: abusare della leva. Fino a venerdì scorso, tutto bene. D’altronde, se le Banche centrali stampano allegramente, quale può essere il problema? Fanno solo il loro lavoro, direbbe qualche genio. Salvo poi ritrovarsi il portafoglio inzeppato di titoli sotto pesante attacco speculativo e che in cinque sedute hanno perso mediamente il 30%: detto fatto, alla faccia della Banca centrale, il prime broker telefona e scatta appunto la cosiddetta margin call. Devi coprire. Con soldi tuoi e non della Banca centrale. 

Peccato che se eri esposto alla leva per 5x, come nel caso di Archegos Capital su marzo e la tua liquidità sia ben al di sotto di quel livello devi vendere titoli per ottenere liquidità. E venerdì scorso, nei primi minuti di contrattazione a Wall Street, è stato venduto un cosiddetto block trade da oltre 10 miliardi di dollari di controvalore in titoli tech cinesi e media statunitensi, fra cui ViacomCbs e Discovery. Liquidazione forzata da margin call. E ci hanno perso in tanti. Nomi grossi, vedi la giapponese Nomura, costretta a emettere un bel comunicato come questo dopo aver segnato un bel -17% al Nikkei e un paio di miliardi di dollari di tonfo. Significant loss, questa la formula utilizzata. 

E quando un soggetto primario come quello, capace di gettarsi come un rapace sul cadavere ancora caldo di Lehman Brothers per accaparrarsi a prezzo di saldo i rami ancora sani d’azienda, si trova costretto ad ammetterlo, significa che sotto il pelo dell’acqua gli iceberg cominciano a essere tanti. Tantissimi. Ed enormi. 

Verrebbe fin troppo facile ora chiedere conto ai tanti cantori delle Banche centrali riguardo le loro mirabolanti teorie monetarie di questi mesi, ma, sinceramente e per come stanno le cose, davvero non me ne importa più nulla. Volete, come lettori e cittadini, continuare a credere alle baggianate di chi vi dice che il debito non esiste e che il denaro si stampa elettronicamente con un bottone, liberando per magia il cielo da quel nuvolone nero che risponde al nome di premio di rischio? Fatelo. Vedrete che vivrete felici. Perché la realtà, in effetti, è un’altra. Ed è brutta a guardarla in faccia da vicino. 

Sapete a cosa ha portato questo bel decennio abbondante di Qe globale e perenne, cosa ci ha regalato in realtà la favoletta del debito da monetizzare per liberare i cittadini dalla schiavitù di rating e spread? A questo, la ragione primaria di quanto accaduto venerdì a Wall Street: quella linea rossa che si lancia in orbita rappresenta l’ammontare del controvalore di indebitamento per scommettere sul mercato azionario a Wall Street. Il cosiddetto margin debt. Il quale, quando esonda come oggi, è proprio il motore della margin call, come le due parole in comune fanno intuitivamente percepire. 


Lo capirebbe chiunque. Se dotato di buonafede, però. E quella, ultimamente, latita. Ormai siamo entrati nel mood nazionalpopolare dell’Italia paladino del Rinascimento europeo contro i nuovi Lanzichenecchi della Bundesbank e della Corte di Karlsruhe, quasi l’unico sport nazionale riconosciuto dal Coni immaginario dell’auto-assoluzione fosse il lancio della freccetta contro qualsiasi cosa rechi anche lontanamente la dicitura made in Germany. Contenti voi, contenti tutti. Mi sovviene però una domanda: ricordate forse chi era stato a mettere tutti in guardia dal seguire troppo spocchiosamente le fanfaronate di chi dipingeva i giudici costituzionali tedeschi come una pletora di parrucconi fuori dal tempo, capaci solo di berciare minacce senza costrutto alla Luna? Mi pare che queste stesse pagine, ieri fossero zeppe di commenti fra il preoccupato e l’orgogliosamente patriottico rispetto allo stop imposto da quello stesso organismo senza valore verso nientemeno che il parere vincolante, già espresso con i due terzi dei voti favorevoli, del Bundestag al Recovery Fund. Tutto bloccato. 

E attenzione, sempre su queste pagine e con bella evidenza rispetto a quanto avviene con le mie modeste analisi, si faceva notare finalmente come – udite udite – non esistano pasti gratis in Europa e che anche gli aiuti cosiddetti a fondo perduto, tali in realtà non siano. Bensì, debiti. Da ripagare. E con una ratio debito/Pil che, al netto degli allegri scostamenti finora già posti in essere e che il buon Misiani del Ps ieri mattina a RaiNews24 ha già aggiornato al rialzo nel loro controvalore, viaggia serena verso quota 166%. ? Se non lo avete fatto, fatelo ora: lui non è un filo-tedesco come il sottoscritto. È persona preparata, pacata e ragiona sempre e comunque in punta di dati e numeri precisi. Andate a leggervi la sua analisi sul debito italiano e sull’unica ragione di sostenibilità ancora presente, prima che si aprano – nell’ordine – le porte di una mega-patrimoniale prima di una ristrutturazione del debito a seguire. 

Fidatevi, è davvero istruttivo. E fa intuire in maniera analitica come la mossa di Mario Draghi sugli Eurobond, quel presentarsi al tavolo europeo con in regalo una porzione abbondante di cavoli a merenda, forse non sia l’atto di forza di chi vuole imporre la sua agenda per un’Europa più giusta, bensì la mossa falsamente scaltra di chi sa che dovrà operare da curatore fallimentare e quindi cerca l’alibi di un nemico, esterno e cattivo, per non essere additato a nuovo Mario Monti, restando invece il cavaliere bianco con vista sul Quirinale. 

Signori, i titoli di coda si stanno avvicinando. Già la pellicola comincia a sibilare nel proiettore, in sala si intravedono le luci esterne che vengono rimandate dallo scostare le tende da parte delle maschere, fra poco lo schermo virerà sul color seppia e andrà in dissolvenza. E sapete cosa comparirà, subito dopo la scritta The end? La realtà. Quella che io, con tutti i miei limiti, ho provato a raccontarvi lungo tutti questi mesi, spesso e volentieri sbagliando. Ma sempre onestamente. E senza secondi fini, interessi o referenti a cui dare conto. Il Qe era una cura efficace, solo se usata per un breve periodo e come shock. L’hanno invece trasformata in dipendenza, in doping in nome del deficit strutturale degli Stati e speculazione dei mercati. Ecco il risultato. I nomi di chi dovete ringraziare per la bella favoletta raccontata o a cui dovete chiedere conto per quanto sta per arrivare li conoscete.

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