L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 30 marzo 2021

Che le navi della Gran Bretagna, Francia e Germania vadano nel Mar Cinese Meridionale ha senso solo come una rivalsa politica nei confronti della Cina

Mar Cinese Meridionale: Manila invia la flotta contro la milizia marittima di Pechino
28 marzo 2021 
in News


Le Filippine inviano proprie unità navali per contrastare le nuove incursioni cinesi nelle aree contese del Mar Cinese meridionale. Secondo il ministro della Difesa filippino Delfin Lorenzana, circa 200 imbarcazioni della milizia marittima di Pechino (corpo paramilitare di cui Analisi Difesa si è occupata con un approfondimento di Marco Leofrigio) sono stazionate nei pressi di Whitsun Reef, un banco corallifero parte delle isole Spratly che Manila considera sotto la propria sovranità.

Lorenzana accusa la Cina di voler militarizzare l’area e ha intimato alle imbarcazioni cinesi di abbandonarla. Pechino ha risposto che si tratta di semplici navi da pesca che hanno trovato riparo da una burrasca. Osservatori cinesi sostengono che i numeri presentati dai filippini sono gonfiati e che non avrebbe senso inviare un numero così alto di navi della milizia marittima in quel versante delle Spratly.


Il capo delle forze armate di Manila, generale Cirilito Sobejana, ha ordinato il dispiegamento di nuove navi militari nel Mar Cinese Meridionale con l’obiettivo di “rafforzare i pattugliamenti della sovranità marittima” nelle acque oggetto di dispute.

Non è chiaro quanto le unità filippine (nella foto sotto la fregata Josè Rizal) si avvicineranno alle navi cinesi, la cui presenza a Whitsun Reef è stata definita “un’incursione” e “un’azione provocatoria di militarizzazione dell’area” da Lorenzana. “Aumentando la presenza navale nella zona, cerchiamo di rassicurare il nostro popolo che le forze armate sono forti e impegnate in maniera ferma a proteggere e difendere il Paese da ogni aggressione”, ha dichiarato a Manila il portavoce militare Edgard Arevalo.


Insieme a Vietnam, Filippine, Malaysia, Taiwan, Brunei e Indonesia, e con il sostegno degli Stati Uniti, le Filippine si oppongono alle rivendicazioni territoriali della Cina nella regione. La posizione di Manila si fonda sulla sentenza della Corte internazionale di arbitrato dell’Aia, che nel 2016 ha definito “senza basi” le pretesi cinesi su quasi il 90% del Mar Cinese meridionale.

Pechino ha occupato e militarizzato numerosi atolli coralliferi e banchi sabbiosi nella regione. Navi da guerra e della guardia costiera cinesi, insieme alle imbarcazioni delle milizie marittime, operano di frequente nelle acque rivendicate dagli altri Stati.


Per diversi analisti indipendenti, Pechino ha inviato lo “sciame” di navi a Whitsun Reef per testare la risolutezza di Manila e degli Usa. Finora il presidente filippino Rodrigo Duterte ha evitato uno scontro aperto con i cinesi sulle Spratly anche in virtù degli importanti investimenti cinesi nell’economia filippina e per le forniture di vaccini contro il Covid 19 in arrivo a Manila da Pechino.

In vista delle elezioni presidenziali del 2022, Duterte non può presentarsi per un nuovo mandato, ma vuole far eleggere il proprio candidato: le crescenti pressioni dell’elettorato nazionalista potrebbero spingerlo dunque ad accentuare i toni contro la Cina.

Le nazioni dell’Asean (Associazione dei Paesi del sud-est asiatico) tendono a non prendere posizione nel confronto geopolitico in atto tra Stati Uniti e Cina. Esse hanno bisogno di Pechino per la loro crescita economica – colpita in modo pesante dalla pandemia – e allo stesso tempo di Washington per limitare le pretese egemoniche dei cinesi.

Il 23 marzo l’amministrazione Biden ha dichiarato di sostenere gli alleati filippini riguardo alla presenza cinese a Whitsun Reef. Washington accusa la Cina di usare la milizia marittima per “intimidire, provocare e minacciare altre nazioni, minando la pace e la sicurezza nella regione”.


Washington compie da anni operazioni navali per affermare la libertà di navigazione e sorvolo nel Mar Cinese meridionale. Pechino considera tali iniziative un’interferenza nei propri affari e un tentativo di contenere la sua ascesa a prima potenza regionale. Per contrastare l’avanzata cinese, Biden vuole costruire un fronte unito con alleati e partner nell’Indo-Pacifico, soprattutto con i Paesi del Quad (Giappone, India e Australia).

La Francia ha di recente inviato le proprie navi militari in missione in Asia orientale, prevedendo anche due passaggi nel Mar Cinese meridionale. Lo stesso faranno quest’anno Germania e Gran Bretagna, con Londra che si dice pronta a inviare una delle sue due nuove portaerei.


Le provocazioni cinesi non hanno preso di mira solo le Filippine ma continuano ad accentuare la pressione militare su Taiwan che il 27 marzo ha denunciato la violazione della sua zona d’identificazione aerea (ADIZ) da ben 20 velivoli da combattimento di Pechino.

Una “incursione” definita senza precedenti per il numero di velivoli militari impiegati dal ministero della Difesa di Taipei che ha affermato di aver messo in allarme la difesa aerea missilistica.

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