L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 4 marzo 2021

Criminalizzare i non vaccinati è il mantra del Terrorismo di stato

Se non mi vaccino, io sono confine

di Edmond Dantès
22 febbraio 2021

Il mio mestiere è attraversare frontiere
John Graham Ballard, Cocaine Nights

Shahram Khosravi, antropologo di origine iraniana, nel suo saggio dal titolo Io sono confine, analizza il concetto di “confine” focalizzandosi sulla sua esperienza personale di profugo in fuga dal regime che, nel suo paese, negli anni Ottanta imponeva il reclutamento forzato in una sanguinosa guerra contro l’Iraq. I confini e le frontiere, secondo Khosravi, producono nuove soggettività segnalando che chi sta dall’altra parte “è diverso, indesiderato, pericoloso, contaminante, persino non umano”.1 I migranti “senza documenti e i clandestini che violano i confini sono contaminati e contaminanti proprio in quanto non classificabili”.2 Il sistema politico che regola le frontiere crea un essere umano a sua volta “politicizzato” per cui coloro che non sono in possesso dei documenti – i richiedenti asilo apolidi e i migranti irregolari – si trasformano in veri e propri scarti dell’umanità, dei corpi privi di qualsiasi dignità sui quali è lecito infierire con le più terribili violenze.

L’idea di introdurre un passaporto vaccinale, avanzata da più parti, ricalca lo stesso principio della politicizzazione dell’individuo e della conseguente esclusione dai diritti civili e politici se non vengono rispettate determinate regole. La medicina si allea strettamente con la politica e impone la sua autorità sui corpi e sulle mentalità collettive. Tale pratica autoritaria della medicina, secondo Michel Foucault, si acuisce soprattutto nel corso del XX secolo quando essa “si impone all’individuo, malato o meno, come un atto d’autorità”.3 Un atto che, per usare sempre la terminologia foucaultiana, sorveglia e punisce, segrega e discrimina. Lo scoppio della pandemia, in questo senso, è stata veramente la cartina di tornasole che ha fatto emergere diverse dinamiche già presenti all’interno della società. Lo stesso vale, ad esempio, per le pratiche del lockdown, che non rappresentano nient’altro se non la brutale uscita allo scoperto di micromeccanismi di controllo già ampiamente presenti nella società. Il fatto, poi, che lo stesso vaccino si trasformi in uno strumento di potere che crea confini e discriminazioni dimostra che l’idea di confine e di discriminazione era già ampiamente presente e assimilata nella ricca società occidentale. Le terribili esperienze di cui parla Khosravi nel suo saggio sono avvenute e continuano ad avvenire sotto i nostri occhi, ogni volta che i media ci mostrano le immagini dei migranti che si affollano alle frontiere, che fanno naufragio su fragili barconi, che cercano di attraversare clandestinamente i confini. L’idea che ci siano persone private dei diritti politici e, addirittura, anche dei diritti umani, ormai, fa parte della mentalità collettiva. Essa è divenuta dominante a tal punto, all’interno dell’immaginario condiviso, che potrebbe essere paragonata all’idea che circolava nella mentalità collettiva riguardo alle guarigioni effettuate dai re – di cui ci parla Marc Bloch – che, imponendo le mani sul malato, lo avrebbero guarito dalla scarlattina e da altre malattie. Perciò, il passo che ha permesso lo spostamento di questa idea da una sfera più strettamente politica a una più strettamente medica, è stato davvero breve. In un mondo in cui esistono individui che possono essere bloccati, discriminati, esclusi, allontanati, torturati semplicemente perché non sono in possesso dei documenti e del passaporto, è altrettanto logico che ne esistano altri che possono essere esclusi e discriminati perché non sono in possesso del “passaporto vaccinale” (e si parla di esclusione ed emarginazione non solo negli spostamenti, ma anche nella vita quotidiana e nel lavoro).

Al migrante clandestino, come a colui che non si è vaccinato, all’interno di una società dominata da una ipermobilità e da una sempre maggiore fluidità, non sono permessi determinati spostamenti. Di fronte al loro movimento vengono erette delle barriere, dei confini. Diversi siti turistici stanno già diffondendo la notizia che molte nazioni inizierebbero ad aprire i loro confini ai turisti vaccinati contro il Covid-19. Il possesso di un “passaporto” vaccinale consentirebbe ai paesi di autorizzare i viaggiatori all’ingresso senza la necessità di far loro osservare la quarantena. Si tratterebbe, perciò di un vero e proprio nuovo posto di blocco di controllo come quello che, negli aeroporti, regola i flussi dei viaggiatori per contrastare l’immigrazione clandestina. Il controllo degli spostamenti appare come uno dei tratti più significativi fra quelli che connotano la società contemporanea, che si presenta, come scrive l’antropologo francese Rodolphe Cristin, “dromomaniaca”, cioè sconvolta dall’automatismo deambulatorio: “la mobilità è diventata un modello di comportamento che influenza notevolmente l’immaginario sociale, il tempo libero e persino le scelte professionali”.4 Del resto, si chiede lo studioso, “la mobilità non è un modo per inglobare, o persino arruolare, l’individuo ipermoderno in un mondo di beni e servizi presentato come il solo auspicabile o, peggio ancora, come il solo possibile?”.5 Il sistema capitalistico, sulle basi di questa diffusa mobilità, ha costruito una vera e propria “turisticizzazione del tempo libero”. Questo processo di turisticizzazione naturalmente non è offerto a tutti: se fino a adesso la selezione avveniva soprattutto su base economica, in futuro avverrà anche su base sanitaria. La mobilità, nella società occidentale, non è infatti determinata soltanto dai viaggi di lavoro o da quelli effettuati per andare a trovare i propri parenti e familiari ma, anche e soprattutto, dal turismo il quale offre il periodo di vacanza alle persone come un obbligo sociale, una ricompensa a fronte dello sgobbo lavorativo, una vera e propria industrializzazione e capitalizzazione dei sogni e dell’immaginario. La pratica dell’esclusione di soggetti ‘non allineati’ ben si situa, quindi, all’interno del sistema del turismo gestito dal capitale.

La cittadinanza, come ricorda Khosravi, si costruisce in base alla non cittadinanza: la criminalizzazione degli stranieri e degli immigrati indesiderati crea per contrasto i cittadini ideali;6 la criminalizzazione dei non vaccinati, emarginati ed esclusi, privi del passaporto, creerà per contrasto una massa di perfetti e sani cittadini che potranno muoversi liberamente. Se il corrispettivo di un non vaccinato può essere il migrante clandestino e irregolare, quello di un vaccinato sarà il ricco europeo che si sposta in diversi paesi alloggiando in alberghi di lusso. Colui che è escluso diviene il confine di se stesso. Lo studioso ricorda un episodio capitato a lui stesso, quando era già diventato docente all’università di Stoccolma: nel 2006, durante un viaggio a Bristol per lavoro con alcuni colleghi, viene bloccato all’aeroporto semplicemente per il colore della sua pelle e per il suo aspetto fisico ‘non occidentale’. Il suo stesso corpo lo ha marcato come ‘diverso’, come soggetto che deve essere bloccato, fermato, controllato, sottoposto alla logica del confine e della sorveglianza. Nello stesso modo, chi non si vaccina, sarà il confine di se stesso, immediatamente individuato perché senza il documento necessario per varcare il confine. Diventerà pericoloso, contaminato e contaminante proprio come un immigrato irregolare, il quale può contaminare la purezza di uno stato. Nello stesso identico modo, chi sceglie di non vaccinarsi nella vita quotidiana può essere additato come ‘contaminante’ e allontanato dal posto di lavoro. Inutile ricordare che la dinamica del lavoro fa sempre parte delle pratiche segregazioniste messe in atto dal capitale.

La contaminazione operata da uno straniero ci può far pensare alla figura di Dioniso, il dio che, sotto le vesti di un viaggiatore giunto dall’Oriente, come narra Euripide nelle Baccanti, si reca a Tebe e viene incarcerato dal re Penteo, timoroso della contaminazione che egli può diffondere tra i cittadini. La contaminazione, in senso dionisiaco, può possedere connotazioni sovversive e può trasformarsi in una forza positiva e creativa come l’ibridazione, la quale si configura, ad esempio, come un nomadismo radicale che riesce a smontare ogni concezione essenzialista dell’identità.

E comunque, il controllo poliziesco, come il re Penteo e le sue guardie, tende sempre ad eliminare e ad annientare qualsiasi tipo di contaminazione o di ibridazione creativa. Del resto, come ricorda Foucault, la polizia (“police”) nasce nel XVII secolo per controllare, tra l’altro, il mantenimento della salute in generale. L’importanza che la medicina assume nel XVIII secolo, secondo lo studioso francese, ha la sua origine nel momento in cui si incrociano una economia “analitica” dell’assistenza e l’emergere di un controllo poliziesco della salute.7 La pandemia ha rappresentato veramente la causa scatenante di un inasprimento del controllo sui corpi degli individui, attuato nei più svariati modi. Per mezzo del lockdown, dei divieti di ogni genere, della pervasiva digitalizzazione dell’esistenza, della didattica a distanza, dello smart working e, ora, delle pratiche di vaccinazione si acuisce sempre di più il controllo e il dominio sui corpi. Adesso, più che mai, è necessario riappropriarsi dei propri corpi per abbattere i confini e riconnettersi con una dimensione più umana, creativa, ibrida dell’esistenza. Adesso. Domani, forse, le pratiche di controllo si intensificheranno ancora di più nel silenzio e nell’assuefazione generali, e sarà troppo tardi.

Note:
1: S. Khosravi, Io sono confine, trad. it. elèuthera, Milano, 2019, p. 10.
2: Ivi, p. 22.
3: M. Foucault, Crisi della medicina o crisi dell’antimedicina? (1976), ora in Id., Il filosofo militante. Archivio Foucault 2. Interventi, colloqui, interviste. 1971-1977, trad. it. Feltrinelli, Milano, 2017, p. 210.
4: R. Cristin, Turismo di massa e usura del mondo, trad. it. elèuthera, Milano, p. 15.
5: Ivi, p. 23.
6: S. Khosravi, Io sono confine, cit., p. 194.
7: Cfr. M. Foucault, La politica della salute nel XVIII secolo (1976), ora in Id., Il filosofo militante, cit., p.191.

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