L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 marzo 2021

Dopo la cooptazione nell'Aspen, il prossimo viaggio negli Stati Uniti non poteva mancare il viatico del Galli della Loggia e Veneziani la finisca di stupirsi!

Se anche Galli della Loggia legittima Fratelli d’Italia. Il commento di Veneziani




Il saggista e pensatore conservatore dopo l’editoriale sul Corriere della Sera. “È una svolta importantissima. La prima volta che si esce dall’ideologia e si riconosce a Fratelli d’Italia una coerenza politica e una cultura autenticamente conservatrice”

È un passo in un territorio ancora poco sondato del dibattito pubblico. Ernesto Galli della Loggia “la cui onestà intellettuale è fuori discussione”, suggella Pietrangelo Buttafuoco, riconosce, sul Corriere della Sera, in Fratelli d’Italia il partito di riferimento della destra conservatrice italiana. Uscendo – ed è qui la vera svolta invero – dallo stigma culturale che vuole da sempre affibbiata al partito guidato da Giorgia Meloni l’onta del (neo) fascismo. Riferito a FdI, infatti, Della Loggia scrive a chiare lettere: “Non credo lo si possa più considerare un partito neofascista, pur se esso viene da territori della storia che portano quel nome”.

“Si tratta di una svolta fondamentale. Galli si è reso conto che, dopo una politica dominata dal grillismo e della sinistra, la presentabilità non è tema che riguarda solo la galassia della destra”. Non nasconde una certa dose di piacevole stupore Marcello Veneziani, saggista, editorialista de ‘La Verità’ e da sempre una delle menti più lucide del panorama conservatore. Secondo lui, quella “dell’amico Galli della Loggia” non è altro che “un’implicita ammissione di sentirsi in un certo senso idealmente aderente agli ideali conservatrici. La sua formazione tradisce un’affezione al concetto di stato sovrano, di nazione: è un patriota insomma”.

Probabilmente si esce quindi anche dalla logica dell’intellettuale non di destra che dice alla destra che cosa essa deve effettivamente essere. Anzi, nelle parole dell’editorialista di Corsera, Veneziani ravvede “una forma di responsabilizzazione che viene conferita a Fratelli d’Italia”. Una forma di investitura ad essere il partito della “destra conservatrice in senso ampio”. Non è tuttavia un ragionamento campato in aria, ne tantomeno una piaggeria alla Meloni quello di Galli. “È invece una presa di coscienza, determinata anche dal fatto che la leader di Fratelli d’Italia ha avuto un grande riconoscimento sovranazionale, diventando la leader (donna) del gruppo dei conservatori europei”.

Oltre a questo – passaggio sicuramente cruciale per la credibilità extra Stivale di Fratelli d’Italia – Veneziani sostiene che della Loggia infondo apprezzi “la grande coerenza che ha da sempre caratterizzato l’azione politica di Giorgia Meloni”, anche nel solco di una storia che riporta alla tradizione “dei valori e degli ideali della destra storica”. Differentemente da quello che è diventata la cifra “ultra liberista di Forza Italia e del suo leader”. E qui arriviamo alla necessità di perfezionare il percorso di Fratelli d’Italia in autentica forza politica conservatrice tout court.

“Essere conservatori – afferma il saggista – non significa essere acquiescenti rispetto l’Europa. Vuol dire credere nello stato nazionale, non cedere al liberismo tecnocratico. Ora, lo sforzo maggiore è quello di riuscire a creare una classe politica e un ceto di rappresentanza in grado di portare avanti e interpretare l’ascesa che il partito sta registrando in questi ultimi mesi”. Solo all’opposizione di un governissimo che ha messo d’accordo dem, grillini e leghisti. Qui s’inserisce anche l’analisi consegnata da Guido Crosetto a Libero proprio questa mattina. Nell’intervista a Pietro Senaldi, il coordinatore di Fratelli d’Italia prevede un picco di consensi, fino a lambire percentuali record del 25%.

“È un’ipotesi assolutamente verosimile quella che fa Crosetto – riconosce Veneziani – anche se, per larga parte, si tratterà di un travaso di voti dalla Lega verso Fratelli d’Italia”. Probabilmente però, il passaggio dell’editoriale di Galli che sta più a cuore a Veneziani è quello in cui si parla della Carta Costituzionale. “Quanto a suo (di Fratelli d’Italia) rispetto delle regole della democrazia fissate dalla Costituzione, mi sembra che non possano esserci dubbi”. Tuttalpiù, FdI “non condivide il pervasivo afflato progressista”. Così come accadeva, scrive Galli, per Malagodi e Salvemini. “Anche questo è un punto molto importante del discorso sviluppato da Galli – dice – ed è la prima volta che non viene fatta una lettura ideologica della Costituzione”. Un passo (dell’oca?) molto importante.

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