L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 marzo 2021

e non poteva essere altrimenti, il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato aveva fatto quadrato intorno a Rossi. Le sue omissioni, dimenticate

Il Consiglio di Stato salva il pm di Banca Etruria. Rossi indagò su papà Boschi e fu consulente di Renzi. Ma per i giudici di Palazzo Spada può restare a capo della Procura di Arezzo


2 Marzo 2021
dalla Redazione


Nonostante i veleni attorno a Banca Etruria, il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, può restare al suo posto. Il Consiglio Stato ha accolto l’appello del magistrato, che viene così reintegrato a pieno titolo alla guida dell’ufficio giudiziario toscano. Rossi aveva chiesto di annullare il voto del Csm che non lo aveva confermato nell’ottobre del 2019.

Una vicenda legata all’inchiesta su Banca Etruria, con Pier Camillo Davigo, all’epoca consigliere togato del Consiglio superiore della magistratura, che ha accusato il magistrato di aver indagato su Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, all’epoca ministra delle riforme, mentre era consulente di Palazzo Chigi, quando presidente del consiglio era Matteo Renzi.

Rossi si era difeso sostenendo che aveva cessato l’incarico nel dicembre del 2015 mentre le indagini su Banca Etruria erano partire nel febbraio 2016. Per Palazzo Spada, l’incarico di Rossi alla Presidenza del consiglio dei ministri non era assolutamente politico ed era comunque cessato al momento in cui partirono le indagini sul crac dell’istituto di credito aretino.

Il Consiglio di Stato ha sottolineato che “il ministro della giustizia esprime le sue motivate valutazioni solo in ordine alle attitudini del candidato relative alle capacità organizzative dei servizi” e quindi esclude una valutazione sulla credibilità, autorevolezza e indipendenza del profilo professionale del magistrato, che è propria della sola sfera di valutazione dell’organo di governo autonomo”.

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