L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 30 marzo 2021

E' più di un anno che siamo prigionieri in casa MA i loro numeri dicono che non serve a niente

COVID: NUMERI A VANVERA 

di Leonardo Mazzei
MAR 28, 2021di SOLLEVAZIONEin SALUTE


«Covid, il premier blocca Salvini: “Si decide in base ai contagi”». Questo il titolo de la Repubblica di ieri. Chiaro il messaggio: l’ignorante e pressapochista padano è stato stoppato dallo scientifico ed oggettivo presidente del Consiglio. A decidere sono i “numeri”, come avrebbe alla fine convenuto anche mister “pesce in barile”, al secolo Giancarlo Giorgetti.

In realtà le cose appaiono leggermente più complesse. Sono mesi che, con i loro numeri, giocano settimanalmente a disegnare una folle “Italia a colori”: giallo, arancione e rosso, con sullo sfondo un mitico ed irraggiungibile bianco. Ma ora si sono stancati. A metà marzo hanno così eliminato il giallo: troppo aperturista ed umano, roba non confacente ai tempi nostri. Doveva essere fino a Pasquetta, ma adesso sappiamo che il giallo sarà cancellato almeno fino al 30 aprile.

Il partito rigorista ha dunque vinto anche stavolta, questa è la chiave di lettura dei commentatori. Nessuno dei quali si chiede però come mai questa linea venga continuamente riproposta nonostante i suoi clamorosi insuccessi. Guardare un po’ più in là del proprio naso potrebbe infatti comportare qualche rischio, meglio tenersi bassi e continuare a disquisire sui numeri.

Nel tripudio dei fautori del governo dei tecnici, sono loro (i numeri) “a decidere”. Questo almeno è quel che ci dicono. In questo modo la vita dei governanti è diventata oltremodo comoda, le loro decisioni indiscutibili.

Dunque, tutto il potere ai numeri! Già, ma quali numeri? Tante le cose da dire in proposito, e molte le abbiamo già affrontate in questo anno, ma oggi vogliamo dedicarci ad un solo aspetto, una questioncella rivelatrice assai. Come vengono calcolati i cosiddetti “casi”? Tutti i giorni leggiamo e sentiamo parlare di nuovi positivi, che vanno ad aggiungersi al totale conteggiato il giorno precedente. Ma i “nuovi casi” sono davvero tutti nuovi? Sembrerebbe proprio di no.

Il caso della Lombardia

Nella pittoresca Italia della controriforma del titolo V della Costituzione del 2001, non è chiaro se ogni Regione adotti criteri propri, oppure no, nemmeno nella rituale conta giornaliera dei casi di Covid 19. Nell’incertezza è bene stare dunque alle dichiarazioni ufficiali. Due in particolare, giunte nelle ultime 48 ore, ci paiono piuttosto interessanti.

La prima ci viene dall’account Twitter ufficiale della Regione Lombardia. Oggi infatti i responsabili politici ed amministrativi non spiegano mai chiaramente ciò che fanno, ma in compenso twittano e postano su Facebook.


«Il numero dei positivi comprende anche quelli che sono risultati positivi ai successivi tamponi». L’italiano è un po’ stentato, ma il succo è chiaro: i positivi che ogni giorno vengono aggiunti al totale non sono tutti “nuovi positivi”, dunque “nuovi casi”. Al contrario, in ogni dato quotidiano si sommano mele e pere, addizionando i veri nuovi casi con le positività di chi positivo lo è già da tempo. Dunque, vi saranno casi che figurano una volta, altri due, tre, eccetera. Che valore abbiano numeri messi insieme in questo modo non sarà difficile da giudicare. Quel che è certo – su questo non sbagliano mai – è che così facendo la statistica non è solo falsa, ma sempre alterata in un’unica direzione: quella dell’ingigantimento dei dati reali.

Questo assurdo metodo di conteggio era già emerso nella primavera del 2020. Si disse allora che era dovuto all’impreparazione ed al caos del momento. Gli ingenui come me ci credettero e non se ne parlò più. Che adesso, dopo 13 mesi (tredici), il sistema sia ancora quello è un fatto che si commenta da solo.

Ho parlato della cosa con un amico medico, per capire se aveva un’interpretazione del tweet di cui sopra diversa dalla mia. In certi casi uno spera sempre di sbagliarsi… Ma questa spiegazione non l’ho avuta: «sai siamo in Lombardia e lì può succedere di tutto».

Purtroppo però la Lombardia non è sola…

La conferma della Toscana


Questo è il post di giovedì scorso del presidente della Toscana, Eugenio Giani. Uno schema non casuale e replicato tutti i giorni. Nella frase finale – «Il tasso dei nuovi positivi è 6,14% (13,9% sulle prime diagnosi)» – la confessione dei barbari lumbard viene di fatto confermata dai civilissimi toscani. Se non vi fosse l’inganno è chiaro che “nuovi positivi” e “prime diagnosi” dovrebbero coincidere. Ma così non è, perlomeno non nella comunicazione del Giani.

Chiaro dunque che anche qui, come abbiamo già visto in Lombardia, i “nuovi positivi” non sono del tutto nuovi, assommando invece vecchi e nuovi come fossero la stessa cosa. I veri nuovi positivi, coloro che manifestano la positività per la prima volta, corrispondono evidentemente alle “prime diagnosi”, delle quali però si fornisce la percentuale ma – domandiamoci il perché – non il numero.

Il bello è che la Toscana passerà da lunedì prossimo in zona rossa solo per 21 casi. Dopo che le autorità regionali avevano trionfalmente annunciato la permanenza in arancione (quasi fosse il regno di Bengodi!), alla fine è arrivato l’immancabile Iss ad annunciare il rosso. Causa di questo cambio di colore la “scoperta” di 102 casi che si “erano persi” (colpa dei cinesi?) in provincia di Prato.

Ma quanti dei 9.200 casi settimanali registrati nella regione sono dovuti in realtà alla positività dei tamponi di controllo? Stime ultra-prudenti parlano di almeno un 30%, cioè di 2.700 “casi” che si dovrebbero sottrarre al totale. Si aggiungano a questi i falsi positivi, particolarmente elevati nei test rapidi, ed ognuno potrà capire la bestialità di affidarsi unicamente ai numeri. Quantomeno a questi numeri.

Ora, noi siamo assolutamente contrari alla carnevalata dell’Italia a colori. Assurda quanto inutile nel contrasto all’epidemia, essa serve solo a proseguire in altre forme un confinamento che uccide l’economia e falcidia ogni libertà. Ma anche chi questa buffonata la sostiene, dovrebbe almeno riflettere sul sistema di rilevamento dei dati, un’offesa bella e buona all’intelligenza di ognuno.

Conclusioni

Mai avremmo pensato di doverci ritrovare a commentare una simile falsificazione dei dati tredici mesi dopo l’inizio dell’epidemia. La cosa è talmente grave da risultare quasi incredibile. Ed invece è credibilissima. Ad attestarcelo sono proprio le fonti ufficiali che abbiamo citato. Tuttavia qualcuno continuerà a pensare ad una nostra malevola interpretazione. Benissimo, chi è in grado di mettere in discussione quel che abbiamo scritto lo faccia quanto prima. Saremmo felicissimi di essere smentiti, ma ben difficilmente ciò avverrà.

L’assurda metodologia che abbiamo denunciato nel quotidiano rilevamento dei “nuovi” casi (che nuovi sono solo in parte) viene utilizzata solo in Toscana ed in Lombardia? Decisamente improbabile. Chi scrive ha solo accertato un diverso comportamento da parte della Regione Marche. Ma il fatto stesso che esistano metodologie diverse ed opposte tra regioni, che sono poi soggette agli stessi parametri nazionali al fine delle misure di confinamento da adottare, è di una gravità inaudita. Ed altrettanto grave è l’assoluto silenzio dei media su tutto ciò.

E’ questa la tecnica nel tempo in cui tutti ci cantano le virtù di un potere affidato ai tecnici? E’ questa l’applicazione concreta della scienza nell’epoca in cui essa si è fatta religione assoluta? E’ questa la competenza nella stagione del presunto “governo dei competenti”? Ammazzate oh!, come direbbero a Roma.

Infine una considerazione non nuova, ma alla quale siamo costretti ogni dì. Il pressappochismo nella rilevazione dei casi di Covid produce sì statistiche false – e già non è poco – ma produce soprattutto statistiche sempre orientate nello stesso senso: quello dell’ingigantimento dell’epidemia. Errare è umano, ma (fateci caso) mai che avvenga un errore in senso opposto. Il catastrofismo della narrazione ufficiale ha da essere alimentato in tutti i modi. Esso serve a giustificare ogni porcheria, a coprire ogni arbitrio incostituzionale, ad occultare il dramma sociale di una disoccupazione reale ormai alle stelle. Di fronte a tutto ciò, volete che rinuncino alla falsificazione bella e buona dei dati? Sarebbe chieder troppo a lorsignori. Ed infatti quelli che ci vengono forniti sono spesso dei numeri a vanvera, ma che hanno sempre un loro perché. Non scordiamolo mai.


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