L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 marzo 2021

Guerra illimitata - Piccole lezioni dalla Svizzera allo Stregone maledetto, ad Euroimbecilandia tutta. NO a scelte ideologiche ma "Prima di tutto si punterà al mantenimento di buoni rapporti economici. È uno dei principali compiti della politica estera del governo"


Rivalità USA-Cina: cosa può fare la Svizzera?


 
Joe Biden ha incontrato più volte Xi Jinping. Nel 2015 il leader cinese ha visitato Washington nel corso di una visita ufficiale; all'epoca Biden era vicepresidente nel governo di Barack Obama. Copyright 2021 The Associated Press. All Rights Reserved.

Venerdì scorso, 19 marzo, il governo svizzero ha adottato la prima strategia di politica estera per la Cina, il terzo partner commerciale della Confederazione. La decisione arriva in un momento in cui gli Stati Uniti stanno sviluppando un loro piano per trattare con un Paese definito da Joe Biden il "più serio concorrente" dell'America.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 marzo 2021 - 13:30 
Geraldine Wong Sak Hoi
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Lo sviluppo di una strategia geografica per gestire le relazioni con la Cina è una richiesta di lunga data dei parlamentari svizzeri. Una richiesta che ora il governo ha soddisfatto, anche per migliorare il coordinamento delle politiche economiche dei vari dipartimenti federali e dei Cantoni.
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La nuova strategia della Svizzera verso la Cina

La strategia elvetica tiene conto degli attuali sviluppi geopolitici, in maniera particolare della crescente competizione tra gli Stati Uniti e la Cina. Stando all'intelligence svizzera, le due superpotenze intendono creare delle sfere di influenza.

Secondo Ian Bond, ex diplomatico britannico, sono finiti i giorni in cui gli Stati Uniti e altri Paesi, tra cui la Svizzera, credevano che la Cina, quando il livello di prosperità glielo avesse permesso, avrebbe adattato il suo sistema a quello occidentale.

Ora, gli Stati Uniti vedono nella Cina un rivale strategico, visto che è ormai la seconda potenza economica al mondo e le sue mire espansionistiche mettono in pericolo gli interessi di Washington.

"È una rivalità che segnerà i prossimi decenni", sostiene Bond, direttore della Sezione politica estera presso il Centro per la riforma europea, un laboratorio di idee pro-europeo.

Questa rivalità tra le due superpotenze è una sfida anche per gli altri Paesi, tra cui la Svizzera, che seguono la competizione da bordo campo, senza prendere posizione, nel tentativo di mantenere buoni rapporti con entrambi gli Stati.

Joe Biden ha spiegato che l'approccio degli USA nei confronti della Cina sarà una sorta di esercizio di equilibrismo politico tra cooperazione, "quando sarà nell'interesse dell'America", e competizione, "in collaborazione con alleati e partner". Il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito che non vede di buon occhio la creazione di una coalizione per mettere sotto pressione il suo Paese. Tra l'altro, anche la Cina sta muovendo le sue pedine sullo scacchiere internazionale per attirare nuovi Stati nella sua orbita.

"In un mondo con simili tensioni tra due superpotenze, quale direzione devono imboccare i Paesi piccoli?", si chiede Simona Grano, sinologa e professoressa associata dell'Istituto Asia-Orientale dell'Università di Zurigo. "Sceglieranno da che parte stare, resteranno neutrali o saliranno sul carro del più forte?".

Speranze e paure di natura economica

Per la Svizzera sarà fondamentale salvaguardare i propri interessi economici. "Prima di tutto si punterà al mantenimento di buoni rapporti economici. È uno dei principali compiti della politica estera del governo", dice Grano.

Se da una parte, gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale della Svizzera, secondo solo all'Europa, dall'altra la Confederazione non vuole certo mettere in pericolo l'accesso all'enorme mercato cinese. Gli scambi commerciali tra la Cina a la Svizzera sono aumentati rapidamente negli ultimi anni.

I due Paesi hanno siglato un accordo di libero scambio nel 2014 e nel 2019 un memorandum d'intesa per sviluppare ulteriormente la cooperazione in materia di commercio, investimenti e finanziamento di progetti in Paesi terzi nell'ambito della Nuova via della seta, un programma cinese volto a realizzare infrastrutture terrestri e marittime al di fuori dei suoi confini.

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