L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 marzo 2021

La Strategia della doppia circolazione mette in soffitta i vecchi piani di Pechino

Bri e Inter, il freno di Xi agli investimenti cinesi

Di Francesco De Palo | 02/03/2021 - 


La costante penetrazione cinese nei Balcani potrebbe far diventare la Serbia un hub-vax europeo per il Sinopharm, già in uso dagli Emirati Arabi Uniti

La pandemia di coronavirus e la sua morsa sui mercati globali hanno avuto un impatto anche sulla Belt and Road Initiative, punta di diamante della strategia di Xi, che ha chiuso il 2020 con una riduzione del 54% degli investimenti all’estero. Non solo dunque la compagine sportiva (come la proprietà cinese della squadra italiana dell’Inter) soffre gli effetti a cascata del Covid, ma al contempo la costante penetrazione cinese nei Balcani potrebbe far diventare la Serbia un hub-vax europeo per il Sinopharm, già in uso dagli Emirati Arabi Uniti.

BORSA CHIUSA?

Gli investimenti cinesi all’estero nei paesi della Bri sono stati di circa 47 miliardi di dollari nel 2020, la metà rispetto al 2019. Invece gli investimenti cinesi nei paesi non Bri sono diminuiti del 70% rispetto al 2019, raggiungendo circa 17 miliardi di dollari nel 2020. Il freno è stato pigiato praticamente in tutti i settori, eccezion fatta per la logistica, e le imprese statali sono rimaste i partner di finanziamento dominanti per gli investimenti. I dati sono contenuti nel “China Belt and Road Initiative (Bri) Investment Report 2020”, pubblicato dall’Iigf green belt and road initiative center dell’International institute of green finance (Iigf) presso la Central University of Finance and Economics (Cufe) di Pechino e dimostrano un rallentamento mai fatto registrare prima (dal 2013 ad oggi).

Per il 2021 gli investimenti cinesi legati alla Bri saranno in qualche misura corretti: meno denari ma mirati su specifiche aree come porti e infrastrutture di trasporto locale anche per andare incontro al Rcep (Regional comprehensive economic partnership) tra Asia- Nazioni del Pacifico.

La Bri resta sempre il cavallo di Troia che Pechino ha utilizzato e utilizzerà per orientare la penetrazione degli interessi commerciali delle aziende cinesi. Resta da capire in quale nuova misura rispetto alle azioni ultra invasive (nell’area euromediterranea e in quella balcanica) targate 2019 e soprattutto se legati alla diffusione del vaccino Sinopharm, utilizzato ad esempio dagli Emirati Arabi Uniti.

BRI & VAX

Fino a questo momento la Belt and Road Initiative ha avuto come obiettivo parallelo la creazione di una spinta centrifuga per le aziende cinesi nella catena del valore globale, rendendo agevole il loro inserimento nei nuovi mercati anche grazie ai copiosi finanziamenti delle banche statali. I casi di Serbia (dove già Mosca e Turchia sono particolarmente attive) e Montenegro, attenzionati dalla società di costruzioni statale China road and bridge corporation, lo dimostrano.

La Crbc ha recentemente accettato di progettare e costruire in Serbia dozzine di sistemi di trattamento delle acque reflue locali e al contempo di costruire sei discariche regionali nel paese. I contratti ammonteranno a 3,2 miliardi di euro. Denari e progetti che potrebbero aprire all’uso della Serbia come vax-hub in Europa per il Sinopharm. Inoltre la società cinese è attiva anche ad altre latitudini, come nel progetto Nairobi Expressway attraverso un modello di partenariato pubblico-privato (PPP) siglato lo scorso 25 febbraio.

Anche la Croazia beneficerà di un progetto infrastrutturale: si tratta del ponte di Peljesac da 550 milioni di euro che verrà completato tra un anno. Il progetto, cofinanziato dall’Unione Europea con 357 milioni di euro, vede la presenza di un consorzio cinese guidato ancora da China Road and Bridge Corporation (Crbc).

Resta solido il legame tra Pechino e Ankara. Pochi giorni fa in occasione del 50mo anniversario dell’istituzione delle relazioni diplomatiche tra Cina e Turchia, la Student sssociation of belt and road initiative (Sabri) della Tsinghua University ha celebrato l’evento intervistando il ceo del Turkey wealth fund (Twf) Sönmez. L’iniziativa Belt and Road, ha detto, “è un passo importante per guidare il mondo dall’unipolarismo al multipolarismo e non riguarda solo i progetti infrastrutturali; ma integra strettamente ciascuna delle iniziative strategiche della Cina con quelle di altri paesi del mondo”.

CALCIO

Rispetto al calcio la Cina ha deciso per un quasi addio. L’iniziale mega investimento nel pallone era dettato dalla scelta governativa di ospitare i mondiali nel 2034, ma dall’agosto scorso i piani sono cambiati: stop ai denari in uscita. Il Jiangsu Fc, squadra attualmente Campione di Cina di proprietà della famiglia Zhang, che possiede l’Inter, ha cessato le attività come da dettato del presidente Xi Jinping. Ovvero che tutti gli investimenti all’estero devono passare al vaglio del governo, che deve valutarne la convenienza.

Non solo Inter, la Cina negli ultimi anni ha scalato club di mezza Europa come Slavia Praga, Aston Villa, Sochaux, Southampton, West Bronwich. Per quanto riguarda il club del capoluogo milanese, che è di fatto l’investimento più oneroso e comunicativamente più delicato, la prima offerta del fondo inglese BC Partners da 750 milioni di euro è stato respinto dal gruppo Suning il mese scorso. In queste ore si apprende che ci sarebbe una nuova offerta migliorativa da 870 milioni più bonus.

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