L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 aprile 2021

Anche Lucca critica la "mascherata"

CRONACA
"Colombini-mob", il distanziamento che unisce


domenica, 25 aprile 2021, 16:17
di tommaso boggi

Un fiume di 1500 persone si è riversato questo pomeriggio a partire dalle 15 sul Campo Balilla alle porte delle mura di Lucca. Persone stanche delle imposizioni anti-covid che hanno risposto alla chiamata del noto influencer lucchese, suo malgrado come ama dire, Andrea Colombini riunendosi per una manifestazione pacifica che ha trovato anche l'appoggio di figure di spicco a livello nazionale come il filosofo e leader del partito politico Vox Italia Diego Fusaro.

I manifestanti hanno da subito creato un grande cerchio tenendosi per mano all'urlo "libertà", aspettando l'arrivo di Colombini che, improvvisata una sorta di "palco" ha iniziato il suo discorso di fronte a persone affluite da tutta la penisola.

Una manifestazione che non ha un colore politico come ha tenuto a precisare Colombini: "Questa non è una manifestazione politica, siamo qui per un altro motivo, siamo qui per l'Italia, il motivo più importante".

"Oggi è il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani e celebriamo la libertà del nostro paese dai nazisti. Non dobbiamo però dimenticare che il nazismo si trasforma e si maschera, le stelle gialle sul petto possono essere in tante forme in questi giorni" ha affermato Colombini probabilmente alludendo al pass vaccinale, una misura al centro della polemica in queste settimane che rischia seriamente di creare cittadini di "serie A" e di "serie B".

"Queste - ha ribadito forte - sono discriminazioni che non possiamo accettare perché siamo italiani e siamo liberi".

Una libertà che non è solo libertà da norme ingiuste, ma anche di stampa, una libertà che oggi il fotografo della Gazzetta di Lucca, impegnato a fare le foto per questo servizio, si è visto negare.

Un funzionario della Digos ha, infatti, preteso e ottenuto la cancellazione di una foto fatta dal fotografo alla manifestazione, perché ritraente un operatore della polizia tra la tanta gente presente nel campo.

La legge e il diritto di cronaca non impediscono di ritrarre, in luogo aperto al pubblico, le forze di polizia. Tuttavia va onestamente ammesso che se è vero che il funzionario della Digos ha imposto la cancellazione dell'immagine per tutelare la propria collaboratrice ripresa nella foto, è altrettanto vero che il fotografo non si è qualificato né ha precisato che stava svolgendo il proprio lavoro per il nostro giornale. Un malinteso che è stato chiarito dopo che l'(ir)responsabile direttore delle Gazzette, al secolo Aldo Grandi, aveva chiamato il funzionario di turno dottoressa Franciosa per protestare energicamente manifestando la propria sorpresa. E' stato lo stesso funzionario della Digos, poi, a chiamare in redazione e a chiarire. Bene.

Sempre accompagnato dal grido "libertà" dei presenti, Colombini ha, poi, iniziato ad elencare gli articoli della Costituzione a suo parere infranti dalle norme imposte dai governi Conte e Draghi, soffermandosi in particolare sull'articolo 32.

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge" ha concluso l'influencer tra gli applausi della folla.

"Per la vittoria totale bisogna continuare a lottare, ma vinceremo noi perché siamo di più e siamo più forti" ha concluso Colombini, iniziando poi a cantare assieme ai suoi sostenitori l'inno nazionale, per poi dirigersi al tristemente famoso, a causa delle numerose chiusure subite, bar Tessieri di Filippo Giambastiani, sanzionato e chiuso per ben tre volte.

Qui i manifestanti hanno concluso il loro percorso, non senza però alcuni momenti di tensione, sia a causa di alcuni facinorosi che hanno tentato di provocare i presenti, sia a causa delle forze dell'ordine che hanno dapprima tentato di disperdere la folla e, poi, multando uno dei manifestanti, causato la reazione della gente, placata anche grazie all'intervento di Colombini che ha gestito la situazione.

Foto Ciprian Gheorghita

Nessun commento:

Posta un commento