L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 aprile 2021

Gli illusi di Euroimbecilandia, il Recovery Fund sarà finanziato per 390 miliardi di euro con maggiori tasse e sarà se sarà distribuito con il contagocce negli anni.

Per gli Stati, la Grande Pacchia è già finita

di Guido Salerno Aletta
30 marzo 2021

Nuove tasse per iniziare a finanziare il Recovery Fund ed il Piano Biden

Gli interventi di emergenza disposti dalla BCE e dalla FED hanno assicurato finora la stabilità dei mercati finanziari, che avrebbero potuto reagire negativamente alla flessione dell'attività economica derivata dalla crisi sanitaria scatenata dall'epidemia di Covid-19.

La liquidità ulteriore che è stata immessa, insieme ai tassi di interesse tenuti al minimo, ha evitato che il maggior fabbisogno dei bilanci pubblici intervenuti a sostegno dell'economia determinasse una situazione di tensione all'atto delle emissioni di nuovo debito e soprattutto un pericoloso aumento del loro costo.

Nessuno deve illudersi che le banche centrali finanzieranno la ripresa degli investimenti, né il Recovery Fund deciso dalla Unione europea né il Programma "Build Back Better" che è stato predisposto nel corso della campagna per le presidenziali americane dal ticket Biden-Harris: questi piani ammontano, rispettivamente, a 750 miliardi di euro per l'Unione europea ed a 4.000 miliardi di dollari per gli USA.

Il Recovery Fund sarà finanziato per 390 miliardi di euro con maggiori tasse, mentre il Presidente Joe Biden ha appena annunciato che per i primi 1.000 miliardi di dollari del suo Piano si procederà al "più grande aumento delle tasse americane che si è mai visto dal 1942", ponendole a carico delle famiglie più ricche e delle imprese. Sicuramente, si sospenderanno anche le riduzioni disposte dal suo predecessore Donald Trump.

Nel silenzio generale, è già sparita dal dibattito politico la necessità di ricorrere ai prestiti del MES-sanitario, nei limiti previsti del 2% del PIL di ciascun Paese aderente al Trattato istitutivo: niente debiti, quindi, per finanziare le spese sanitarie derivanti dalla necessità di fronteggiare l'epidemia, per investimenti o per attrezzature.

Parimenti, non si parla di accedere ai prestiti previsti nell'ambito del Recovery Fund, attraverso la raccolta di mezzi finanziari realizzata direttamente dall'Unione europea sui mercati, cui segue il versamento di queste risorse ai diversi Stati che a loro volta si indebitano nei confronti dell'Unione. Questa doppia intermediazione consente di rendere uguale tra tutti i Paesi il costo dell'indebitamento, che altrimenti penalizzerebbe quelli che, come l'Italia, già pagano più alti tassi.

Anche in Italia, dunque, ci si sta limitando a predisporre i Programmi di intervento volti ad utilizzare intanto le somme che verranno erogate come Grant, i cosiddetti contributi a fondo perduto che per l'Italia saranno pari ad 81,4 miliardi da spendere tra il 1° febbraio 2020 ed il 31 dicembre 2023. D'altra parte, lo stesso regolamento predisposto dalla Commissione prevede esplicitamente che i Programmi nazionali riferiti agli interventi da finanziare con i Bond siano diversi ed ulteriori rispetto a quelli presentati per ottenere i Grant.

Anche le risorse necessarie per finanziare i Grant che saranno erogati ai singoli Stati nell'ambito del Recovery Fund saranno raccolte da parte dell'Unione europea sul mercato finanziario attraverso lo strumento dell'indebitamento. E l'Unione a tal fine offrirà ai mercati la garanzia di rimborso apprestata dai singoli Stati attraverso la decisione da parte di ciascuno di loro di procedere all'aumento delle Risorse proprie dell'Unione, con le maggiori tasse che sono necessarie a finanziare anche il nuovo Quadro finanziario 2021-2026: in particolare, la Plastic Tax, la Carbon Tax, la Digital Tax, e così via.

Anche se, come sempre, non c'è una esatta corrispondenza tra i maggiori versamenti dei singoli Stati al bilancio dell'Unione in termini di Entrate proprie e le somme che ciascuno riceverà in termini di Grant, questi saranno nel complesso finanziati con maggiori tasse. Sono queste le nuove tasse che serviranno all'Unione per rimborsare il debito contratto direttamente sui mercati per finanziare i Grant e le nuove spese del Piano finanziario 2021-2023.

Mentre l'Italia ha proceduto, in sordina, ad approvare le nuove tasse mediante l'approvazione di un emendamento inserito all'ultimo momento nella legge di conversione al decreto-legge Milleproroghe (n. 183 del 2020) molti altri Paesi europei non hanno ancora provveduto, mettendo a rischio la attivazione del Recovery Fund a maggio prossimo. Anche la sospensione da parte della Corte costituzionale tedesca della autorizzazione alla ratifica del Recovery Fund già approvata dal Bundestag, contribuisce a rallentare l'iter di approvazione che richiede l'approvazione da parte di tutti i 27 Paesi membri della UE.

Per finanziare i primi 360 miliardi di euro per i Grant del Recovery Fund europeo, ed i primi 1.000 miliardi di dollari del "Built Back Better" americano bisogna aumentare le tasse. Non saranno le banche centrali, né la BCE né la FED, a metterci la faccia ed soprattutto i soldi: quelli vanno ai mercati finanziari. Hanno immesso la liquidità che serviva per evitare tensioni in relazione agli interventi di emergenza degli Stati, ma non finanzieranno nessuno dei Piani di investimento, né in Europa né negli Usa.

Se il Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, già al vertice della BCE e prima Governatore della Banca d'Italia, ha rilanciato il tema degli Eurobond, un motivo ci deve pure essere: l'ombrello aperto dalle banche centrali si sta per chiudere.

Nuove tasse per iniziare a finanziare il Recovery Fund ed il Piano Biden

Per gli Stati, la Grande Pacchia monetaria è già finita

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