L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 aprile 2021

Ida Magli 26

Quotidiano Metro: L'Opinione
di Ida Magli

A chi conviene l'Unione Europea?


"Il direttore del giornale Metro, che viene distribuito gratuitamente fra gli utenti della metropolitana, mi ha chiesto di scrivere un pezzo per il suo giornale nello spazio dedicato all'Opinione. E' l'articolo che segue. Naturalmente mi sono trovata per la prima volta di fronte a un'impresa difficilissima e bellissima: dire la verità sull'Unione Europea a persone che forse, anzi certamente, non l'hanno mai sentita criticare. Persone cui né politici né giornalisti hanno permesso neanche di affacciarsi sull'abisso che si è aperto davanti a loro, impedendone la vista con un sistema radicale: l'accecamento di una luce abbagliante. Mi sono resa conto, così, che la "libertà" che mi era stata lasciata includeva l'enorme vuoto di informazione e di conoscenza in cui si trovano i "cittadini-lettori". Ho deciso di parlare in maniera diretta, guardandoli in faccia lungo le novanta righe che mi erano assegnate".

Ida Magli

di Ida Magli
Metro | Dicembre 2002

Mi rendo conto di quanto sia difficile spiegare ai lettori, nel breve spazio di un articolo, perché un’antropologa, in apparenza non uscita di senno, si batta da molti anni contro la realizzazione dell’Unione Europea. Sarò perciò il più possibile sintetica e chiara, tanto più che, per quanto drastiche possano apparire le mie affermazioni, esse sono tuttavia assolutamente inadeguate alla gravità della situazione. Il fatto stesso che nessuno in Italia tranne me, pur essendo in grado di valutare almeno le perdite immediate che l’unificazione comporta, anche se non la certezza della catastrofe futura, si sia azzardato a parlare, è una prova che si tratta di una operazione voluta esclusivamente dai politici e dai governanti degli Stati fondatori: Francia, Germania, Italia, Inghilterra, Spagna; e via via da quelli che vi si sono aggregati in seguito. Essa è stata tenuta nascosta nella sua realtà a tutti i popoli, e in particolar modo agli Italiani, perché sono i popoli a perdere tutto e a non guadagnarvi nulla.

Non meravigli, dopo aver sempre sentito osannare i benefici dell’andare in Europa, che vi sia invece tutto da perdere: lo spiego subito. Il progetto si fonda sull’idea di costruire un enorme Impero, omologando la moneta, le leggi dell’economia, i sistemi scolastici, le leggi del lavoro e della previdenza, i sistemi sanitari, le forze di polizia interne ed esterne, il sistema di difesa, il territorio con la caduta dei confini dei singoli Stati, il sistema di governo e quello dei diritti attraverso la formulazione di una Costituzione comune. Della omologazione della moneta, gli Italiani hanno imparato in questo primo anno a conoscere il significato e il valore della perdita. Nessuno pensi che economisti, banchieri, esperti di finanza che l’hanno ideata, non sapessero quale inganno stavano preparando: lo sapevano benissimo. Ma il loro scopo, come per tutti gli altri aspetti dell’Unione, era raggiungere una prima realtà concreta per avere sotto mano l’Impero. La perdita della moneta, non soltanto era la più facile perché i cittadini non erano in grado di valutarne gli effetti “prima”, ma serviva a fondare il loro primato nel governo dell’Impero: il primato dei tecnici dell’economia. Non per nulla, a capo del governo dell'Unione è stato messo un economista.

L’inganno è stato perpetrato anche nel campo della perdita della sovranità dell’Italia. La riforma dell'articolo V della Costituzione, varata nel penultimo giorno del governo Amato, è servita, non per il federalismo regionale, sotto il quale è stata nascosta, ma per formulare la dipendenza delle leggi sia del Parlamento che delle Regioni dalla legislazione europea. Era questo l'unico modo per far sì che in seguito, quando finalmente gli Italiani si fossero accorti quale terribile trappola costituisca per loro l’Unione, non potessero né protestare né tornare indietro dato che questa riforma è stata sottoposta a referendum. E' il motivo per il quale Bossi, allora, non ha alzato le sue solite grida: doveva far passare, non il federalismo regionale, che infatti adesso sta cambiando, ma la perdita della sovranità dello Stato in favore dell'Europa. Voi direte, cari lettori: come mai nessuno ce t’ha detto? Perché tutti i politici, tutti i partiti sono d’accordo. Nell’aumentare a dismisura il proprio potere con la costruzione di un Impero a tavolino, non esiste né maggioranza né opposizione: i sudditi sono sudditi, e basta.

Naturalmente questo Impero in teoria vorrebbe essere fortissimo, ma non lo è e non lo potrà mai essere per due motivi fondamentali. Il primo è evidente: si tratta di andare contro la storia dei popoli più evoluti nella propria individualità di lingua, di letteratura, di pensiero, di arte, di diritto, di scienza, ed anche di consapevolezza politica di questa stessa individualità. Come si può pensare di cancellarla scrivendo con il trattato di Schengen che non esistono più i confini fra le nazioni? Basterebbe la questione delle lingue a far capire che si trat ta, o di una stupidità senza limiti, oppure - ed è questa la mia certezza - di una lucida, cinica volontà di distruggere la forza di queste nazioni. E' questo il secondo motivo: il potente Impero, attraverso il quale i politici gestiscono fiumi di denaro privi di controllo e tutto il potere in termini di prestigio, di consenso, di poltrone che ne discende, è già servito e servirà sempre di più ad indebolire gli Stati più forti dell’Europa d’Occidente per favorirne al massimo l'orientalizzazione. Non si creda che si tratti soltanto del cosiddetto allargamento all'Est. Questo serve a giustificare l’orientalizzazione, e l'impoverimento economico, politico, religioso, giuridico, demografico, culturale, dell’Europa d’Occidente. Ma è proprio questa la meta che si persegue. Come tutti sanno, per diluire un ingrediente, bisogna aggiungervene degli altri. L'Unione Europea deve diventare una specie di "crema", molle ed informe, che nessuno “stampino” potrà indurire. Uscendo di metafora: come la lingua italiana è già sparita ufficialmente dall’Unione, dove le lingue previste sono l’inglese, il francese e il tedesco, così avverrà per tutto il resto. Tutti i popoli perderanno la propria libertà, la propria identità, quella che hanno raggiunto con immensi sforzi durante secoli di storia, e alla fine, debolissima, l'Europa diventerà preda e terreno di battaglia - l'Italia per prima ovviamente - fra gli Stati d’Oriente e quell’America che oggi sembra rappresentare un “nemico” comune.

Troppe cose si dovrebbero dire per le quali qui non c’è spazio, e chiedo scusa se mi sono affidata soprattutto alla rapidità d’intuizione dei lettori. Su di un fatto in particolare vorrei però che essi si soffermassero: l'attacco alle Torri Gemelle è stato effettuate proprio quando il varo dell’euro è diventato realtà. L’orientalizzazione dell’Europa era ormai sicura.

Ida Magli

Roma, 18 dicembre 2002

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