L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 aprile 2021

Ida Magli 27

MARTEDI 11 FEBBRAIO 2003
Il punto sulla situazione politica
ad oggi

di Ida Magli
Italiani Liberi | 11 Febbraio 2003

Cari Italiani Liberi e
Cari Italiani tutti,

gli organismi sovranazionali erano nati con l’implicito, ma indispensabile presupposto, che fossero efficaci per la presenza di una potenza, gli Stati Uniti d’America, che garantiva, con la sua forza, l’obbedienza “pacifica” alle sue risoluzioni. I caschi blu, per esempio, potevano girare senza armi perché nessuno era più forte della coalizione di Nazioni che li inviava.

Questo è il dato “naturale” della convivenza tra uomini: la vittoria del più forte; tutto il resto è ipocrisia, retorica, oppure volontà di sottomissione. Oggi la Nato, che avrebbe dovuto servire, dopo il crollo dell’Unione Sovietica come superpotenza nemica dell’Occidente, a difenderlo dal nuovo nemico dell’Occidente – il mondo islamico – si è invece, in odio all’America e per una volontà di potenza autonoma da parte della Germania e della Francia, frantumata, schierandosi, di fatto, con il mondo islamico contro l’Occidente. La Russia fa, come è logico, il proprio interesse, riprendendo il posto di potenza in Europa, contro l’America e mediatrice con l’Oriente; il Belgio, che di per sé non esiste, si è affiancato a Francia e Germania perché il suo unico interesse è conservare l’insperata fortuna della grassissima vacca rappresentata da Bruxelles come centro dell’Unione Europea.

L’Unione Europea, come ben sappiamo (e basta rileggere alcune pagine di “Contro l’Europa” che risalgono al 1997 per trovarvi tutte le cause e le previsioni di quello che sta accadendo oggi) è una costruzione immaginaria, che i politici hanno edificato per se stessi, con un immenso giro imperiale di potere, di poltrone, di denaro, di normative vessatorie sui propri sudditi, ma politicamente inesistente perché priva di principio di realtà. E’ riuscita quindi a imporre soltanto all’interno, ai sudditi: le conseguenze concrete dell’inesistente Impero teorico: la moneta unica, il prelievo fiscale abnorme di cui non rende conto a nessuno, l’abolizione delle frontiere lasciate alla mercé di clandestini, mafiosi, criminali di tutto il mondo, burocrazia grottesca spillatrice di denaro e di energia. Non essendo una istituzione reale se non per i poveri popoli che ne sopportano il peso, si è frantumata prima ancora che ne fossero poste le fondamenta (con l’euro, infatti, si era messo il tetto nell’intento di forzare la posa delle fondamenta). Francia e Germania che, fin dall’inizio, avevano in mano la direzione del potere (un Italiano a capo della Commissione significava che il potere stava da un’altra parte), hanno adesso mostrato le carte. L’odio per l’America, un odio suscitato dal fatto che ha umiliato la Germania impedendole di vincere nella II guerra mondiale, ed ha umiliato la Francia, salvandola dalla sconfitta, è balzato in primo piano insieme al sempre presente orientalismo islamico. Questo orientalismo è la componente essenziale del tradimento che tutti i governanti dell’Occidente europeo hanno operato ed operano nei confronti dei propri popoli sotto le vesti dell’Unione Europea, salvo i governanti più “nuovi” sulla scena della politica italiana, Berlusconi e Bossi, e quelli più amanti della Patria in Inghilterra, in Olanda, in Austria, la volontà di consegnare il predominio all’Oriente arabo-islamico anima da monti anni i governanti e, dato che non l’hanno mai rivelato apertamente, si è costretti a supporre le cause più infamanti per un tale comportamento. Per quanto riguarda l’Italia, è sufficiente ricordarsi che è stato Andreotti a volere a tutti i costi che la più grande moschea d’Europa fosse edificata a Roma, proprio di faccia a S.Pietro, addirittura donando (non ha fatto fatica dato che apparteneva ai cittadini) ai ricchissimi signori del petrolio l’enorme comprensorio in cui sorge, in una delle zone di maggior pregio della città, il verde dei Parioli.

I comunisti, a loro volta, sempre dalla parte delle dittature, comunque esse si chiamino, Stalin o Fidel Castro, non esitano mai a favorire i paesi musulmani, le cui popolazioni soffrono non perché sono povere (chi più ricco di chi possiede petrolio e diamanti?), ma perché amano dipendere da un grande Padre Assoluto che non chiede loro né di lavorare, né di pagare le tasse. Del resto è questo il motivo principale per il quale i comunisti italiani, ma anche francesi e tedeschi, odiano l’America: ha dimostrato che il liberalismo è più forte del comunismo; ma soprattutto che non tutti gli uomini desiderano dipendere dallo Stato collettivo, che si chiami o no formalmente dittatura.

Adesso, però, nessuno può fingere di non vedere quale situazione si sia creata. Il “concerto europeo”, come lo chiamava poeticamente Delors (un Francese, naturalmente, che contava di mettere la Francia a capo dell’Impero) è andata in frantumi da quel bel castello di carte che era, e bisogna a tutti i costi fermare l’iter predisposto dato che per l’Italia la situazione è pericolosissima. Per la sua posizione geografica, par la scarsa attrezzatura militare di difesa che possiede, per le operazioni di favore al mondo islamico che compie Karol Wojtyla, incitando in questa direzione le numerosissime istituzioni di carità che operano in territorio italiano, l’Italia ha assoluto bisogno di appoggiarsi alla difesa americana e, se possibile, di far sì che la Nato non si disgreghi.

Al tempo stesso deve sospendere il trattato di Shengen, chiudendo le frontiere fino a quando la situazione di manterrà così fluida; e, soprattutto, deve affermare la sua sovranità e indipendenza davanti a chiunque – Francia, Germania, Belgio (!) – pensi di poterla subordinare.

Purtroppo Francesi e Tedeschi sapevano bene quello che facevano mettendo un italiano come Prodi a capo della Commissione, ossia del governo europeo. Un cattolico di sinistra, nemico di Forza Italia e di Berlusconi, che sicuramente non rinuncerà per amore della Patria al magnifico trono sul quale siede.

Dunque tocca a noi, gli Italiani che amano l’Italia, la propria libertà e la propria indipendenza, sostenere il governo Berlusconi in un momento di scelte decisive. La civiltà occidentale, l’umanesimo, l’arte, la musica, il pensiero, da Galileo a Leonardo, da Giotto a Michelangelo, da Monteverdi a Puccini: è in gioco tutto ciò che possediamo. Quello che possediamo è l’Italia.

Ida Magli

Roma, 11 Febbraio 2003

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