L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 11 aprile 2021

Ida Magli 32

La Germania capo dell'Europa
e lo strano caso degli Inni secondo Ostellino

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 25 Agosto 2003

Piero Ostellino ha notato sul Corriere della Sera del 24 Agosto lo "Strano caso degli inni all'Arena". Si riferiva al fatto che sono stati suonati l'Inno Tedesco e l'Inno Italiano alla rappresentazione della Carmen, luogo del tutto informale dal punto di vista politico e dove mancava la controparte del Cancelliere Schröder, ossia il Presidente del Consiglio Italiano. Ma il caso degli Inni non è tanto "strano", quanto estremamente eloquente e pericoloso.

C'è da molti anni un fattore sottinteso, in qualsiasi avvenimento politico di cui tutti, politici e giornalisti, tacciono in Italia come negli altri paesi dell'Unione europea: è appunto il fattore "Unione". Un'unione talmente informe e pasticciata a livello delle istituzioni che ancora nessuno osa chiarirne i nodi politici essenziali, malgrado siano giunti ormai fino allo strano caso degli Inni di cui parla Ostellino. Il dissidio fra Germania e Italia era nato, come è noto, al momento dell'assunzione della presidenza italiana dell'Unione nelle vesti del capo del governo, Berlusconi. Prescindiamo dal fatto che il suo nome fosse Silvio Berlusconi, anche se le sinistre, nel loro disfattismo nei confronti della nazione italiana, non si riferiscono ad altro. Il problema che è venuto alla luce è che il compito politico del presidente dell'Unione non è mai stato precisato per il semplice motivo che questa è la prassi seguita costantemente da coloro che hanno progettato l'Unione. Non codificare nulla, non far sapere nulla, serve a tenere nascosta il più a lungo possibile l'unica verità: il potere appartiene alla Germania. La Francia la coadiuva in cambio di una maggiore autorevolezza politica e di enormi benefici economici in confronto ad altri Paesi.

E l'Italia? Ovvio: come sempre nei duemila anni della nostra storia i politici italiani sono stati collocati nei punti di snodo più delicati in modo da coprire, con la loro duttilità di compromesso, i veri problemi del potere, mentre decantavano, con il sorriso pacioso e beneaugurante di Prodi, l'operazione di esproprio dei cittadini coniando l'euro. Con questa stessa strategia si è pensato di utilizzare il semestre di presidenza italiana per far digerire ai popoli i problemi politici più gravi: la firma della Costituzione messa a punto dalla Francia (sempre insieme alla comoda mollezza dei rappresentanti italiani) e finalmente scoprire le carte di chi sarà a governare: la Germania.

L'incidente dell'aggressione verbale nella seduta del Parlamento europeo al presidente italiano di turno dell'Unione da parte di un parlamentare tedesco, avrebbe dovuto essere gestito, se nell'Unione esistesse uno straccio di politica istituzionale, dallo stesso Parlamento europeo e dal suo presidente. Ma siccome il Parlamento europeo usurpa il nome di "parlamento", in quanto non possiede nessun potere né legislativo né esecutivo, ed è stato creato al solo scopo di ingannare i cittadini, ci si è ritrovati a livello di dissenso fra "nazioni": Germania e Italia. E' stato allora, però, che Berlusconi ha sbagliato, accettando la logica "fra nazioni" per conservare il silenzio sulla vacuità del Parlamento europeo; e al tempo stesso accettando, con la presenza all'Arena di Prodi, capo del governo dell'Unione, la presunta logica istituzionale europea.

Perché, dunque, è stato suonato l'Inno Tedesco a sottolineare solennemente la presenza del Cancelliere e l'Inno Italiano, mentre mancavano i governanti italiani? Perché è la Germania che dirige l'Europa, mi permetta di dirlo un fine commentatore come Ostellino, quale che sia la nazionalità, italiana o meno, del capo della Commissione europea e del Presidente di turno, dato che sarebbe stato comunque suonato l'Inno dell'Unione che è tedesco (Schiller e Beethoven). Perfino scegliere la Carmen, quasi la sola opera lirica scritta da un francese, a rappresentare l'opera lirica in Italia, in quell'Italia che l'ha creata e resa famosa con l'apporto dei più grandi geni musicali, testimonia la funzione "di servizio" che ci è stata assegnata. La stessa assegnata a Prodi, cui i politici italiani si piegano con il meschino compiacimento assunto da secoli a loro virtù abituale.

Bisogna però anche dire che Berlusconi è stato mal consigliato nel trovare una giustificazione poco attendibile alla sua assenza: l'eventualità di possibili voci di dissenso nei suoi confronti non può e non deve impedirgli di ricordarsi che la maggioranza degli Italiani che l'ha votato è anche capace di coprire i fischi con gli applausi e vorrebbe finalmente essere autorizzata a farlo.

Berlusconi doveva perciò fare una cosa semplice e chiara: andare all'Arena, impedire a Prodi in quanto capo del governo europeo di essere presente e non far suonare nessun inno.□

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