L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 aprile 2021

Ida Magli 34

Il prezzo dell'Unione

di Ida Magli
ItalianiLiberi| Roma, 26 Settembre 2003

Abbiamo cercato di dare sul nostro sito, e con le nostre piccolissime forze, il maggior numero di informazioni sui paesi che nei giorni scorsi hanno votato nei referendum per l'adesione "all'unione europea".

I risultati hanno sancito con un No quello tenutosi in Svezia, e con un Sì quelli tenutisi in Estonia, Lettonia, Lituania. Il No, clamoroso per la sua alta percentuale, della Svezia ha la sua vera spiegazione nel fatto che ci sono dei partiti, come i Verdi, ma anche molti parlamentari nella coalizione di maggioranza al governo, che sono contrari all'unione e hanno quindi fatto una legittima e vigorosa campagna elettorale per spiegare ai cittadini quale fosse la posta in gioco. L'uccisione del Ministro Anna Lindh, prima vittima della politica unionista, non ha inciso (come molti auspicavano, tanto da lasciar intravedere la possibilità che la sua uccisione fosse stata programmata appositamente) sul risultato del voto per il Sì, cosa che dimostra, non soltanto che la discussione critica a viso aperto con i cittadini è l'unica forza di un regime democratico, ma anche e soprattutto la serietà di un popolo e la profonda convinzione dei motivi della propria scelta.

Nei Paesi Baltici, invece, dove tutti i governanti hanno fatto esclusivamente la propaganda per il Sì, i referendum hanno sancito la loro adesione all'unione. Tuttavia, non con la maggioranza schiacciante che ci si attendeva, e comunque con qualche timida voce critica da parte dei cittadini usciti stremati dalla lunga oppressione sovietica. Qualche giornale ha titolato con un grande interrogativo: "Uscire da un'Unione per entrare in un'altra?". Ma non era possibile, con tutti i governanti che premevano per l'adesione, che i popoli la rifiutassero. La speranza di essere protetti lungo il confine con la Russia, di essere aiutati nelle economie disastrate, specialmente dal punto di vista agricolo e tecnologico che il comunismo sovietico ha ridotto dovunque ai limiti massimi di sfruttamento finale, è stata più forte dell'amore per la libertà e per l'indipendenza.
E' tuttavia sicuro che se i partiti di governo avessero propagandato per il No, questo avrebbe vinto perché il cuore di questi uomini, dilaniato da esportazioni di massa (vedi schede), oppresso da uno straziante impoverimento malgrado la ricchezza e l'inesauribile bellezza del proprio territorio, ha un solo desiderio: ritrovarsi in se stesso, alzare gli occhi liberamente verso l'orizzonte della propria terra dove foresta e cielo si confondono, respirare a pieni polmoni l'essenza della propria "unicità".

Così non è stato. E così non sarà nell'unione europea che farà loro pagare, ancora più amaramente che nell'Unione Sovietica, l'aiuto economico che riceveranno. Lo pagheranno, lo pagheremo tutti come Faust: con la nostra anima.

Ida Magli

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