L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 4 aprile 2021

Il portavoce ufficiale del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che nella eventualità di una presenza di forze armate statunitensi in Ucraina, questa azione indurrebbe Mosca ad attuare misure aggiuntive per garantire la salvaguardia dei propri interessi nazionali.

Ecco come Usa e Russia si scannano sull’Ucraina

3 aprile 2021


Il punto di Giuseppe Gagliano sulle intese militari tra Usa e Ucraina in funzione anti Russia

Il primo aprile si sono svolti colloqui telefonici tra il ministro della Difesa ucraino, Andreij Taran, e il capo del Dipartimento della Difesa statunitense, Lloyd Austin.

Quali sono stati i contenuti di questa conversazione?

In primo luogo la situazione nella zona critica del Donbass si sta certamente aggravando soprattutto in relazione a quanto accaduto il 26 marzo 2021 con l’uccisione di quattro militari delle forze armate ucraine. In secondo luogo, i due esponenti hanno anche affrontato il rafforzamento della sinergia in ambito militare tra Stati Uniti e Ucraina.

In particolare il rappresentante americano ha sottolineato come le recenti azioni intraprese dalla Federazione Russa mettono a repentaglio l’equilibrio politico già di per sé precario della regione. Proprio per questo il rappresentante americano ha assicurato al ministro della difesa ucraino la sua assoluta disponibilità nel supportare l’Ucraina nel caso di una eventuale aggressione russa.

Qual è stata la reazione russa a queste dichiarazioni?

Il portavoce ufficiale del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che nella eventualità di una presenza di forze armate americane in Ucraina, questa azione indurrebbe Mosca ad attuare misure aggiuntive per garantire la salvaguardia dei propri interessi nazionali.

Non dimentichiamoci che proprio allo scopo di contenere la politica di proiezione di potenza russa, gli Usa hanno stanziato a favore della Ucraina dal 2014 circa 2 miliardi di dollari nel settore della sicurezza.

Difficile negare come la politica estera intraprese dall’amministrazione Biden — sia in relazione alla Russia che in relazione alla Cina — sia per certi versi più aggressiva di quella del predecessore Trump ma comunque in perfetta sintonia con quella precedente come avevamo già sottolineato su queste pagine senza esitazione.

Ma Mosca — al pari di Pechino — non dimostra un atteggiamento remissivo nei confronti delle scelte politiche americane come dimostrato anche dal fatto che dal 20 marzo la Russia è impegnata nella spedizione artica denominata Umka-2021 che coinvolge più di 600 militari e civili e circa 200 tipologie di armi, attrezzature militari e speciali.

Uno degli aspetti interessanti a livello militare è stata l’emersione di 3 sottomarini a propulsione nucleare da sotto il ghiaccio a una distanza di 300 metri l’uno dall’altro. Una operazione questa che non solo rappresenta un unicum nella storia della Marina russa ma che costituisce soprattutto un esempio illuminate di deterrenza. Allo stesso modo la fregata Admiral Gorshkov ha testato con successo il sistema missilistico terra-aria Poliment-Redut nel Mare di Barents.

Ebbene, al di là degli aspetti squisitamente militare, l’aspetto che vogliamo sottolineare è ancora una volta la centralità rivestita dall’Artico per la strategia americana e quindi la pericolosità per gli Stati Uniti rappresentata dalla evidente politica di potenza posta in essere dalla Russia in questa regione.

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