L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 29 aprile 2021

Il renminbi depositato presso una rete di banche diventa convertibile e ora attraverso quello digitale può essere usato per i pagamenti internazionali, addio Swift, e quindi sanzioni, ricordiamolo sempre atti di guerra, gestito a piacimento dagli Stati Uniti, la valuta di riferimento globale


Focus
Cina: il renminbi alla conquista dei mercati globali

28 aprile 2021

La cooperazione finanziaria è uno dei pilastri della BRI (Belt and Road Initiative). La BRI e l’internazionalizzazione del renminbi sono entrambe strategie promosse dalla Cina nel XXI secolo per aumentare la propria integrazione nell’economia mondiale, ma sono nate in tempi diversi e con finalità parallele, seppur complementari.

Le sinergie tra renminbi e BRI

Tuttavia, vi è una grande sinergia tra di loro. Da un lato, una maggior circolazione internazionale del renminbi è indispensabile per il completamento e il buon funzionamento della BRI: le ingenti risorse finanziarie necessarie per realizzare i progetti targati BRI in giro per il mondo non possono essere denominate in renminbi (che non ha una vera e propria circolazione ufficiale al di fuori della Cina), ma richiedono una valuta internazionale di riferimento, cioè principalmente il dollaro. Sebbene la Cina sia sempre il primo Paese al mondo per ammontare delle riserve in valuta estera (con 3.400 miliardi di dollari a marzo 2020), non si può certo immaginare che le usi per finanziare progetti di investimento a lungo termine all’estero.

Ciò ha due implicazioni. La prima è che la Cina da sola non può finanziare la BRI, ma deve qui veicolare ampie risorse finanziarie da un gran numero di Paesi, come è avvenuto attraverso la costituzione, a fine 2015, di una banca di sviluppo multilaterale appositamente preposta, la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), con sede a Pechino. La seconda implicazione è la necessità da parte della Cina di aumentare l’area di circolazione del renminbi, per ridurre la sua dipendenza dal dollaro, che è una dipendenza sia finanziaria sia politica.

La circolazione internazionale del renminbi

D’altra parte, la BRI costituisce una piattaforma formidabile per perseguire un’ingegnosa strategia valutaria volta al progressivo aumento della circolazione internazionale del renminbi. Attraverso l’aumento del commercio e degli investimenti cinesi nei Paesi partner, la BRI fa aumentare in modo significativo la domanda di renminbi al di fuori della Cina e in tal modo crea le condizioni per estenderne la circolazione ben oltre i confini nazionale quindi sanzioni, ricordiamolo sempre atti di guerra,i. L’aspetto più interessante di questa strategia è la modalità, estremamente innovativa e ingegnosa, con la quale la Cina intende far circolare il renminbi nel mondo: non attraverso una convertibilità progressiva e incondizionata della valuta (come nei casi passati di internazionalizzazione di valute non convertibili, per esempio lo yen giapponese o il marco tedesco), ma attraverso un sistema di convertibilità controllata fondato su depositi di renminbi in una rete di banche in vari Paesi del mondo e, più di recente, attraverso l’emissione di una valuta digitale che possa essere usata anche nei pagamenti internazionali.

Al crescere della sua circolazione al di fuori dei confini nazionali, la «moneta del popolo» diventa in tal modo strumento e veicolo di un crescente potere che la Cina esercita sui suoi partner economici. Questi ultimi, allettati e guidati dalla convenienza a mantenere buone relazioni economiche con il mercato più dinamico del mondo, acconsentono sempre di più a subordinare le relazioni politiche con la Cina a quelle economiche con le sue grandi imprese e i suoi ricchi consumatori e oggi anche con azioni e titoli denominati in renminbi.

Obiettivo ultimo di Pechino è creare un’area di circolazione internazionale del renminbi parallela a quella del dollaro. La componente finanziaria della BRI può dunque essere definita come una rete internazionale di liquidità in renminbi che si appoggia su istituzioni finanziarie estere che operano in modo bilaterale con le controparti cinesi, al di fuori dei confini della RPC, ma all’interno della sfera di sovranità monetaria della PBoC, la banca centrale della Repubblica Popolare.

Il peso internazionale della valuta cinese

Storicamente avere una moneta internazionale ha aiutato i Paesi a proiettare il proprio potere e a sviluppare sfere di influenza anche molto lontano. Regno Unito e Stati Uniti, rispettivamente nel XIX e nel XX secolo, hanno dimostrato come una valuta internazionale possa aiutare a finanziare costose guerre e interventi economici in tutto il mondo. La potenza finanziaria e la forza politica sono strettamente interconnesse.

Nei primi due decenni del XXI secolo la Cina è riuscita a raggiungere molti traguardi importanti, facendo leva soprattutto sulla sua dimensione economica e demografica; oggi rappresenta una quota enorme dell’economia mondiale – quasi il 20% del Pil globale nel 2020 – ed è protagonista di una vasta area di interdipendenza economica che comprende la maggior parte dei Paesi del mondo. Questi traguardi includono l’essere diventata il più grande esportatore e il più grande creditore verso i Paesi emergenti e in via di sviluppo, anche più del FMI e della Banca Mondiale.

Se questi ultimi sono sostanziali, altri traguardi sono simbolici: tra questi l’inclusione del renminbi nella rosa di valute che il FMI considera valute di riserva internazionali. Tuttavia, a tutt’oggi il renminbi non è una vera e propria valuta di riserva sui mercati internazionali, status che si può guadagnare soltanto sul campo e non attraverso decisioni formali. Per questo motivo la Cina da tempo persegue l’obiettivo di aumentare la circolazione della propria valuta fuori confine fino a creare un’area parallela a quella del dollaro. Tale obiettivo è da intendersi non tanto come liberalizzazione del mercato valutario cinese, cioè un progressivo allentamento dei controlli sul tasso di cambio e sui movimenti di capitale, quanto piuttosto come un aumento della circolazione internazionale del renminbi, fermi restando i controlli sul cambio e sui flussi di capitale. A questo scopo la Cina ha congegnato una rete molto sofisticata di accordi, istituzioni e transazioni finanziarie con un gran numero di Paesi e attraverso di essa il renminbi viene usato come strumento per persuadere, convincere, attrarre e cooptare altri Paesi a usare la valuta cinese, che in tal modo diventa un vero e proprio veicolo di soft power non solo finanziario ma anche politico.

Quali passi per diventare valuta globale

Per diventare una vera e propria valuta globale il renminbi deve aumentare la propria capacità di essere utilizzato come valuta di fatturazione e di pagamento nel commercio internazionale. Dal 2009 Pechino ha accelerato il processo di promozione degli scambi commerciali transfrontalieri in valuta cinese con il Cross-Border Trade Settlement Pilot Project (SPR). La promozione degli scambi commerciali transfrontalieri in renminbi è un modo pratico per dare ulteriore impulso al commercio internazionale, aiutando gli esportatori e gli importatori cinesi a ridurre i costi di transazione e a minimizzare i rischi di cambio associati all’uso del dollaro. L’espansione della circolazione e dell’accettazione della valuta nei mercati esteri ne sosterrebbe, a sua volta, un più ampio utilizzo negli investimenti verso l’estero.

In via informale il renminbi è stato a lungo accettato come valuta di regolamento nel commercio transfrontaliero con i Paesi vicini come Laos, Mongolia, Myanmar, Nepal, Corea del Nord e Vietnam, con una conseguente sostanziale crescita del volume di banconote di renminbi che circolano oltre i confini della Cina. Anche se le stime complessive variano notevolmente e sono di dubbia affidabilità, è chiaro che i numeri non sono più banali.

Accordi per introdurre il commercio diretto tra il renminbi e le valute locali sono stati negoziati in diversi centri finanziari stranieri, tra cui Londra, Parigi, Francoforte, Lussemburgo, Singapore e Taiwan. In ogni località è stata designata un’unica banca di compensazione per le transazioni denominate in renminbi. I risultati di tutte queste iniziative sono stati impressionanti: alla fine del 2014 circa il 20% del commercio cinese era stato regolato in renminbi, rispetto a cinque anni prima, quando tale quota era sostanzialmente zero.
Per quanto riguarda invece un altro ingrediente fondamentale di ogni valuta che ambisca ad avere un ruolo internazionale – cioè la fiducia di chi la usa –, l’idea del governo cinese sembra essere quella di rimodellare identità e interessi attraverso l’ascesa della «Cina politica». Anche qui il soft power cinese dà prova di grande efficacia. La circolazione internazionale del renminbi può aumentare perché gli attori del mercato si convincono della sua legittimità, obiettivo che la Cina persegue sistematicamente attraverso una narrativa edulcorata e distorta volta a convincere il resto che il Paese stia perseguendo una vera e propria internazionalizzazione della sua valuta. In realtà, la moneta e chi la gestisce in Cina resta sempre sotto il fermo controllo del governo e del Partito, come hanno recentemente dimostrato le vicende legate alla mancata quotazione e poi alla sanzione di Ant financial, la divisione finanziaria di Alibaba.

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