L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 10 aprile 2021

Il sole nuovo oro strategico


9 APRILE 2021

La vittoria nella seconda guerra del Karabakh ha dato un impulso determinante, vitalizzante e neurotonico ai piani che la presidenza Aliyev ha in serbo per l’Azerbaigian. Consapevole delle implicazioni geopolitiche ed economiche derivanti dall’esito del conflitto, nonché della rendita di posizione ottenibile da un acuto leveraggio dell’incuneamento geostrategico della nazione, il presidente Ilham Aliyev ha trasformato Baku in un cantiere a cielo aperto e nel teatro di una corsa mondiale al corteggiamento alla quale stanno partecipando piccole, medie e grandi potenze.

L’obiettivo della presidenza Aliyev è di trasformare l’Azerbaigian in un magnete naturale per gli investimenti stranieri, generando un moto d’attrazione autoalimentante che garantisca sicurezza e sostenibilità nel medio e lungo termine. Innumerevoli, come si è scritto poc’anzi, le potenze che stanno rispondendo positivamente alla chiamata proveniente da quel mercato sconfinato chiamato Azerbaigian: dall’Italia alla Turchia e dalla Cina al Qatar, passando per gli ultimi arrivati, gli Emirati Arabi Uniti.

Il progetto targato Masdar

Nella giornata del 6 aprile ha avuto luogo un’importante trilaterale a Baku tra il titolare del Ministero dell’Energia dell’Azerbaigian, Parviz Shahbazov, il presidente di Azerenergy, Baba Rzayev, e l’amministratore delegato della firma emiratina Masdar, Mohamed Jameel Al Ramahi. I tre si sono riuniti per mettere la firma su un pacchetto di accordi in materia di cooperazione energetica nel promettente settore fotovoltaico azerbaigiano.

Gli accordi prevedono che la Masdar costruisca un’avanguardistica centrale solare da 230 megawatt nella penisola di Abseron, del valore di duecento milioni di dollari e con una capacità annua di cinquecento milioni di chilowattora di elettricità – abbastanza per illuminare più di 110mila abitazioni –, e che Azerenergy si occupi della sua connessione alla rete nazionale e dell’acquisto dell’energia ivi generata. Si tratta del primo progetto fotovoltaico implementato in Azerbaigian sotto forma di partenariato tra pubblico e privato e del primo investimento targato Masdar nella nazione sudcaucasica.

L’impianto, che dovrebbe iniziare le attività commerciali nel 2023, è stato progettato per permettere all’Azerbaigian di accelerare in maniera significativa il ritmo della diversificazione e dell’autosufficienza energetica; una volta in funzione, infatti, dovrebbe consentire di risparmiare ogni anno centodieci milioni di metri cubi di gas naturale e duecentomila tonnellate di carbone, nonché di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra – dovrebbero registrare una diminuzione del 35% su base annua.

In sintesi, una volta completata, la centrale contribuirà in maniera determinante a dare concretezza ai sogni di diversificazione energetica dell’Azerbaigian, che ha fissato come obiettivo di fine decennio la produzione di un terzo dell’elettricità da fonti rinnovabili.
Il solare in Azerbaigian

Forte di una media annuale di duecentocinquanta giorni di soleggiamento, che in termini di radiazione solare equivalgono a 5000–6500 MJ/m2, l’Azerbaigian è il Paese del Caucaso meridionale “più baciato dal Sole” e, di conseguenza, il maggiormente bendisposto allo sfruttamento di questa fonte energetica. Secondo l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), “l’Azerbaigian ha un potenziale energetico solare di 23.040 megawatt, il più elevato in comparazione agli altri segmenti del rinnovabile”. Spiegato altrimenti, Baku potrebbe estrarre più energia dal Sole che dal vento e dal mare.

La dirigenza è pienamente cosciente del ruolo che il solare potrebbe giocare nella corsa alla sicurezza energetica, perciò, negli anni recenti, ha eteroguidato la crescita del settore a mezzo di investimenti domestici e attrazione di capitale straniero. I numeri mostrano e dimostrano come il fotovoltaico azerbaigiano, sebbene si trovi allo stadio embrionale, stia crescendo rapidamente: potenziamento degli impianti esistenti e progressiva costruzione di nuovi hanno condotto ad un aumento della capacità installata totale da 36.30 megawatt a 50 megawatt dal 2019 al 2020.

Ultimo ma non meno importante, v’è da considerare il fattore Karabakh. Perché la regione presenta un elevato potenziale in termini di rendita fotovoltaica: le sole aree comprese tra Kalbajar, Lachin, Gubadli, Zangilan, Jabrayil e Fuzuli sarebbero in grado di offrire una capacità totale di 7.214 megawatt.

Nessun commento:

Posta un commento