L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 aprile 2021

In presenza di redditi sempre più anemici e disoccupazione in aumento la DOMANDA non sale mentre l'OFFERTA continua ad essere ben presente e quindi a dispetto della gran massa monetaria in giro NON inflazione MA deflazione continua

DOLLARO: COME SI CAMBIA…
Scritto il 6 Aprile 2021 alle 09:00 da icebergfinanza


Eccoci di nuovo qui al punto di partenza, come direbbe la nostra Fiorella Mannoia in un altro contesto, come si cambia, … “Tornare indietro un anno, un giorno, per vedere se per caso c’era… Come si cambia per non morire… ome si cambia per non soffrire.”

Ieri all’improvviso…

E si…

Quasi sei mesi dopo che Goldman Sachs Group Inc. ha raccomandato di vendere allo scoperto il dollaro, ha deciso di chiudere il trade.

In una nota intitolata “ritiro tattico”, il team valutario di Goldman ha chiuso la sua posizione al ribasso sul biglietto verde … L’azienda si unisce agli hedge fund e ad altri investitori che capitolano sulle scommesse ribassiste sul dollaro dopo che l’aumento dei rendimenti del Tesoro ha innescato un rimbalzo nella valuta statunitense, capovolgendo una delle operazioni macro più affollate al mondo.


Già finita a fine del dollaro?

Ma tu pensa dopo soli 6 mesi hanno già tutti cambiato idea sul dollaro, non c’è più nessuno che vede l’euro a 1,26 o 1,30 o addirittura a 1,40.

E’ chiaro il motivo per cui non cambio mai idea se sono convinto delle mie visioni, supportate da studi e dati?

Dell ‘inflazione abbiamo già parlato…

Alcuni mi hanno scritto per quale motivo non abbiamo cambiato strategia portandoci in autunno sui titoli legati all’inflazione.

Bene diamo un’occhiata ai dati.

Ne prendiamo solo un paio suggeriti recentemente dal Corriere della Sera tutta roba da quattro o cinque stelle Morningstar, ma vi posso assicurare che potete cercare a lungo a meno che non siate tra quelli che comprano sempre sui minimi e vendono sempre sui massimi.

Partiamo dal PIMCO Global Real Return e dal SCHRODER Global Inflation Linked Bond

Clicca sull’immagine per ingrandire.

Sorpresa! Sorpresa o realtà, o paradosso come meglio preferite, le performance sono negative.

Nella fase di esplosione delle aspettative questi strumenti stanno perdendo, il motivo è semplice, la duration di questi titoli che guarda al lungo termine, difficilmente influenzabile dalle aspettative di breve.


Figurarsi se poi cambio idea solo perché tutti corrono dietro a un’illusione, quando ogni semestre incasso cedole e sono al sicuro nella principale moneta mondiale, valuta di riserva, il cui emittente ha le stesse probabilità di fallire di colui che prova ad accendere un cerino sotto acqua.

Venerdì sono usciti i dati sul mercato del lavoro USA, belli per carità, ma il diavolo è nascosto nei dettagli. Un grande aumento delle assunzioni governative per la riapertura della scuola è stata una delle ragioni principali di questo aumento.

Produzione, edilizia e tempo libero, ovvero i settori depressi dal tempo e dalla pandemia i migliori contributori, ma guarda caso la retribuzione oraria è addirittura diminuita, i salari sono diminuiti.


Nessuna pressione salariale, nulla di nulla, ovvero quella che conta, il resto è la solita truffa giornaliera con la quale l’economia e la finanza fottono la classe media.

Bassa partecipazione al lavoro e salari anemici, oltre 8 milioni di americani restano senza lavoro dall’inizio della pandemia.

Nulla di entusiasmante se si pensa che è dovuto in gran parte all’entusiasmo sull’efficacia dei vaccini e grazie ai massicci stimoli governativi.

Questa economia non sarà in alcuna maniera in grado di riprendersi e reggersi da sola.

A breve cambierà l’aria anche sui rendimenti, entro l’estate sarà tutto finito e si tornerà a parlare di disinflazione o deflazione come è giusto che sia, ma da debiti.

Tutti preoccupati perché il costo del debito aumenta, il costo dei mutui aumenta, ma l’inflazione non cancellava tutto?

Infatti tutto era già scontato dai bond che questa mattina sono sotto il livello precedente all’uscita del dato, inoltre negli ultimi 15 giorni un’ondata imponente di aste ed emissioni di titoli del Tesoro americani andata benissimo senza tanti problemi.

Nella stessa zona euro l’inflazione è stata sostenuta quasi esclusivamente dai prezzi energetici mentre servizi e prodotti industriali sono rimasti stabili o addirittura sono calati drasticamente.

Guarda caso l’inflazione CORE è diminuita!


E’ tutto così effimero, ora usciranno i dati di marzo e aprile e qualche furbetto urlerà all’inflazione confrontandoli con quelli depressi e negativi dello scorso anno, ma dietro le quinte nulla cambierà, la fiammata è già finita.

Certo la realtà oggi è questa…


… ma non è altro che la stessa realtà del 2008 e 2011/2012 salirono per un po’ poi arrivo un’implosione deflattiva!



Concludendo, ieri è morto Mundell, quello che il Corriere della Sera chiamava padre dell’euro, una fesseria di prima notizia, uno che in realtà aveva spiegato che le aree valutarie possono anche non essere ottimali come l’Europa appunto, ma si sa la propaganda politica fa questo e altro.


Per il resto è il padre della deflazione salariale, uno che l’adorava, licenziare, licenziare e ancora licenziare.

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